IL MARESCIALLO BONACCIONE

 

Il maresciallo Bonaccione. Il viceré di Bologna, in una diretta a Metropolis, esorta il Pd a parlare come al bar. Il problema è che il designato segretario predica bene e razzola male. Il partito che lo sostiene tutto è tranne che un movimento da strada o, come si professa in qualche talk, da locale pubblico. Basta, d’altronde, osservare le foto del tour di Stefano per notare, in prima fila, i soliti noti e non certamente imbianchini, calzolai, commercianti, pizzaioli e chi ne ha più ne metta. Questi vengono tenuti ben lontani dalla stanza dei bottoni, dall’occhio vigile delle telecamere. Mai concedere visibilità a chi non occupa una carica. Sacrilegio ignorare la sacra legge per cui il “popolino” deve semplicemente occupare le poltrone vuote. Un detto che unisce compagni ed ex Dc. Parole come regolamenti, primarie, direzioni e via dicendo possono essere comprese solo dal gotha del Nazareno. Il restante universo semplicemente sbadiglierebbe. Coloro che, invece, devono apparire sono gli amministratori, i consiglieri regionali, i padroni del clientelismo. Le ultime tappe del maresciallo sono la raffigurazione plastica dell’apparato.
Prendiamo, ad esempio, la Campania, dove a sostenere l’emiliano non ci sono gli operai della Whirpool, i percettori del reddito di cittadinanza, ma De Luca e famiglia. L’unica priorità è far ottenere al rampollo Piero un ruolo nelle stanze romane. Ecco perché vengono arruolati i migliori cammellieri. Basta passare per l’Irpinia per notare in pole Maurizio Petracca, erede del peggiore demitismo, che non ha nulla a che vedere con il regno delle due Sicilie di cui parlava Agnelli. A Caserta, invece, ci sono schierate le legioni del sindaco Carlo Marino. I voti certamente non li può portare la Pina Picierno di turno. La vicepresidente del Parlamento Europeo, al massimo, può aprire qualche convegno. Servono uomini come il presidente dell’assise di Palazzo Santa Lucia Gennaro Oliviero, il capogruppo Mario Casillo e l’ex deputato Lello Topo. Senza questi, come arrivare a Scampia o Secondigliano? Quando non si può ricorrere ai cinesi, meglio assicurarsi quelle che la casta definisce pecore.
In Puglia, la strategia non cambia. Il presidente dell’Anci Antonio Decaro addirittura spulcia gli elenchi dell’associazione che racchiude i Comuni. Occorre arruolare chiunque abbia indossato un giorno una qualsiasi fascia tricolore. Il tutto sorvegliato, con maestria, dal sovrintendente Michele Emiliano. Ogni circolo deve essere registrato e marchiato. Neanche i giovani possono sfuggire al controllo del maresciallo di Bologna. Brando Benifei, capogruppo dem a Bruxelles, ha il compito di arruolare qualsiasi under 40 ragioni come suo nonno. Gli anziani sono di moda nella caserma del viceré di Bologna. Ripescato addirittura l’ex ministro Giuliano Poletti. Strette di mano casuali non sono ammesse. Resuscitato finanche Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli barbaramente giustiziati dai nazifascisti nel 1943. La sinistra non può essere solo la sfidante Schlein. Ecco perché i giovani turchi di Matteo Orfini, sempre presenti, hanno il compito di trasmettere il verbo. Missione quasi impossibile, considerando che i renziani sono ovunque nella macchina di Stefano. Meglio recuperare lo stendardo dello Coop. Soltanto portandolo in alto, in ogni angolo dello stivale, ma soprattutto nelle regioni rosse, si può far cambiare idea a quel mondo che non è andato neanche una volta alla Leopolda. Qui Stefanone non vuole perdere una tessera. A parte l’Emilia, dove ogni giorno avviene scientificamente un’inaugurazione, il governatore Eugenio Giani, come il miglior carabiniere, non fa uscire nessuno dalla Toscana senza un santino del suo beniamino. Ad aiutarlo una spalla di lusso come il sindaco di Firenze Dario Nardella. L’apparato deve mostrarsi unito. Finanche il gruppo a Bruxelles, non deve passare diviso. Moretti, Benifei, Toia, a parte Cozzolino (solo perché impegnato in altre questioni) predicano un solo verbo.

Finanche le battaglie dem di sempre devono avere il faccione del carabiniere che vuole succedere a Letta. Monica Cirinnà, a cui viene affidato il compito di recuperare il mondo Lgbt, per non farlo restare nelle mani di Zan, ne sa qualcosa. In sintesi, non c’è Ztl, circolo, Rotary Club, Comunità Montana, Gal, direzione dell’Asl, dove il buon maresciallo non abbia un appuntato a sorvegliare che tutto proceda per il verso migliore.

 

Il maresciallo Bonaccione. Il viceré di Bologna, in una diretta a Metropolis, esorta il Pd a parlare come al bar. Il problema è che il designato segretario predica bene e razzola male. Il partito che lo sostiene tutto è tranne che un movimento da strada o, come si professa in qualche talk, da locale pubblico. Basta, d’altronde, osservare le foto del tour di Stefano per notare, in prima fila, i soliti noti e non certamente imbianchini, calzolai, commercianti, pizzaioli e chi ne ha più ne metta. Questi vengono tenuti ben lontani dalla stanza dei bottoni, dall’occhio vigile delle telecamere. Mai concedere visibilità a chi non occupa una carica. Sacrilegio ignorare la sacra legge per cui il “popolino” deve semplicemente occupare le poltrone vuote. Un detto che unisce compagni ed ex Dc. Parole come regolamenti, primarie, direzioni e via dicendo possono essere comprese solo dal gotha del Nazareno. Il restante universo semplicemente sbadiglierebbe. Coloro che, invece, devono apparire sono gli amministratori, i consiglieri regionali, i padroni del clientelismo. Le ultime tappe del maresciallo sono la raffigurazione plastica dell’apparato.
Prendiamo, ad esempio, la Campania, dove a sostenere l’emiliano non ci sono gli operai della Whirpool, i percettori del reddito di cittadinanza, ma De Luca e famiglia. L’unica priorità è far ottenere al rampollo Piero un ruolo nelle stanze romane. Ecco perché vengono arruolati i migliori cammellieri. Basta passare per l’Irpinia per notare in pole Maurizio Petracca, erede del peggiore demitismo, che non ha nulla a che vedere con il regno delle due Sicilie di cui parlava Agnelli. A Caserta, invece, ci sono schierate le legioni del sindaco Carlo Marino. I voti certamente non li può portare la Pina Picierno di turno. La vicepresidente del Parlamento Europeo, al massimo, può aprire qualche convegno. Servono uomini come il presidente dell’assise di Palazzo Santa Lucia Gennaro Oliviero, il capogruppo Mario Casillo e l’ex deputato Lello Topo. Senza questi, come arrivare a Scampia o Secondigliano? Quando non si può ricorrere ai cinesi, meglio assicurarsi quelle che la casta definisce pecore.
In Puglia, la strategia non cambia. Il presidente dell’Anci Antonio Decaro addirittura spulcia gli elenchi dell’associazione che racchiude i Comuni. Occorre arruolare chiunque abbia indossato un giorno una qualsiasi fascia tricolore. Il tutto sorvegliato, con maestria, dal sovrintendente Michele Emiliano. Ogni circolo deve essere registrato e marchiato. Neanche i giovani possono sfuggire al controllo del maresciallo di Bologna. Brando Benifei, capogruppo dem a Bruxelles, ha il compito di arruolare qualsiasi under 40 ragioni come suo nonno. Gli anziani sono di moda nella caserma del viceré di Bologna. Ripescato addirittura l’ex ministro Giuliano Poletti. Strette di mano casuali non sono ammesse. Resuscitato finanche Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli barbaramente giustiziati dai nazifascisti nel 1943. La sinistra non può essere solo la sfidante Schlein. Ecco perché i giovani turchi di Matteo Orfini, sempre presenti, hanno il compito di trasmettere il verbo. Missione quasi impossibile, considerando che i renziani sono ovunque nella macchina di Stefano. Meglio recuperare lo stendardo dello Coop. Soltanto portandolo in alto, in ogni angolo dello stivale, ma soprattutto nelle regioni rosse, si può far cambiare idea a quel mondo che non è andato neanche una volta alla Leopolda. Qui Stefanone non vuole perdere una tessera. A parte l’Emilia, dove ogni giorno avviene scientificamente un’inaugurazione, il governatore Eugenio Giani, come il miglior carabiniere, non fa uscire nessuno dalla Toscana senza un santino del suo beniamino. Ad aiutarlo una spalla di lusso come il sindaco di Firenze Dario Nardella. L’apparato deve mostrarsi unito. Finanche il gruppo a Bruxelles, non deve passare diviso. Moretti, Benifei, Toia, a parte Cozzolino (solo perché impegnato in altre questioni) predicano un solo verbo.

Finanche le battaglie dem di sempre devono avere il faccione del carabiniere che vuole succedere a Letta. Monica Cirinnà, a cui viene affidato il compito di recuperare il mondo Lgbt, per non farlo restare nelle mani di Zan, ne sa qualcosa. In sintesi, non c’è Ztl, circolo, Rotary Club, Comunità Montana, Gal, direzione dell’Asl, dove il buon maresciallo non abbia un appuntato a sorvegliare che tutto proceda per il verso migliore.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli