IL MELONI 1/2

Sarà il governo più politico di sempre. La “generosa offerta” di Giorgia Meloni convince Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Il lavoro sottotraccia della leader di Fdi consente di bruciare le tappe e dare subito al Paese un esecutivo in grado di dare risposte nell’autunno più difficile di sempre, ma intanto il vertice salta. Solo Meloni scambia qualche battuta con Berlusconi.

Salvini cambia abito

Fondamentale per sciogliere la matassa il Ministero delle Infrastrutture, che salvo sorprese, sarà occupato dal segretario della Lega. Il leader del Carroccio, consigliato dal Cav, che ha più di un semplice interesse a quella casella, avrebbe sponsorizzato il milanese per la regia delle grandi opere, liberando nei fatti il Viminale. Il ministero dell’Interno, comunque, dovrebbe restare ai verdi. Le opzioni sono due: quella tecnica, secondo voci interne la più accreditata, ovvero il prefetto di Roma Matteo Piantedosi e quella politica, l’avvocato Giulia Buongiorno. Aperta, invece, ancora la partita delle Finanze. Domenico Siniscalco è il nome gradito agli americani, considerando il suo passato alla Morgan Stanley. La priorità di chi succederà a Draghi, comunque è tenere compatta la maggioranza. Ecco perché Giancarlo Giorgetti potrebbe davvero spuntarla per la stanza più importante di via Venti Settembre. A parte qualche fuoco amico, non sembrano esserci particolari ostacoli in tal senso. Molto dipenderà dalle caselle minori, da distribuire tra le varie correnti. Alessandra Locatelli, ad esempio, potrebbe tornare a occuparsi di famiglie, mentre Gian Marco Centinaio dovrebbe rientrare in lizza per il dicastero che si occupa di Agricoltura.

Le caselle di Arcore

Il destino del Paese non sarà più appeso a Licia Ronzulli. La parlamentare, costretta a chiudere i propri profili sociali a causa delle bordate provenienti dalla sinistra, si occuperà di Turismo. Il posto di Speranza, invece, dovrebbe essere preso da un altro fedelissimo di Silvio, ovvero Guido Bertolaso. L’ex direttore del Dipartimento della protezione civile, l’uomo delle emergenze, dovrà questa volta battere le nuovi varianti del Coronavirus. L’ipotesi dell’infettivologo Matteo Bassetti sembra essere ormai passata di moda. Non è ancora da escludere, al contrario, una promozione per il medico Guido Rasi, direttore dell’Agenzia europea per i medicinali. I berluscones, poi, dovrebbero prendersi la Farnesina. Dovrebbe succedere a Luigi Di Maio il numero due di Fi Antonio Tajani. Male che va gli toccherà il Mise. Anna Maria Bernini, invece, dovrebbe accontentarsi del vecchio incarico della Gelmini. Nella peggiore delle ipotesi, comunque, resterà capogruppo. Più difficile la partita per il ministero della Giustizia. Il leader di Arcore vorrebbe il guardasigilli. Soltanto così si sentirebbe davvero garantito sulla tanto auspicata riforma della giustizia. Due le soluzioni sul tavolo del Cav: l’ex presidente del Senato Elisabetta Casellati e il sottosegretario uscente Francesco Paolo Sisto.

Gli uomini di Giorgia

Il tema del garantismo, però, interessa direttamente Fratelli d’Italia. La candidatura dell’ex togato Carlo Nordio, simbolo di questo universo, non è un caso. Altro uomo chiave di Giorgia sarà l’ex presidente del Senato Marcello Pera, a cui dovrebbe spettare l’arduo compito di cambiare la Costituzione. Per quanto concerne i rapporti col Parlamento, più di una semplice opzione è il democristiano Gianfranco Rotondi. La sua capacità di mediazione potrebbe rivelarsi utile alla politica romana nei momenti difficili. L’avellinese, però, potrebbe giocarsela anche per la casella del Sud. Nelle ultime ore, altresì, starebbe prendendo piede una nuova ipotesi per il dopo Carfagna, ovvero la siciliana Stefania Prestigiacomo, tagliata fuori alle recenti regionali. C’è, poi, da capire chi gestirà la patata bollente dell’autonomia differenziata. Meloni non intende perdere la leadership del Nord. Ecco perché potrebbe essere promosso in tal senso il capogruppo al Senato Luca Ciriani. Chi naviga in acque più sicure è Adolfo Urso. Un cammino tutto in discesa per il tanto ambito ministero della Difesa, considerando l’ormai sempre più certa candidatura di Ignazio La Russa a presidente del Senato. Stesso discorso vale per Raffaele Fitto, che dovrebbe occuparsi stavolta di Europa. Un profilo di Fdi certamente sarà il prossimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. In pole Giovabattista Fazzolari, soprannominato il nuovo Gianni Letta. Restano, comunque, in corsa sia Guido Crosetto, tra i fondatori del partito più votato dagli italiani (in corsa anche per il dopo Giorgetti allo Sviluppo Economico) e Francesco Lollobrigida. Quest’ultimo potrebbe essere l’arma in più per battere Zingaretti alle prossime regionali nel Lazio.

Tecnici e novità

Un capitolo nuovo dovrebbe essere il ministero dell’Energia, affidato all’ex ad di Eni ed Enel Paolo Scaroni. A quest’ultimo dovrebbe toccare il delicato compito di trovare soluzioni agli effetti delle sanzioni inflitte alla Russia. Non si capisce ancora, invece, che ruolo avrà il ministro uscente alla Transizione Roberto Cingolani. Altra incognita pure l’erede di Vittorio Colao. Non si esclude che potrebbe essere ancora una volta un tecnico a occuparsi di innovazione e nuove tecnologie. Da capire, invece, a chi andrà il dicastero che si occupa di Ricerca e Università. Per questo ruolo, sembra aver messo le mani avanti Forza Italia. Anna Maria Bernini è la prescelta. Quest’ultima, però, sembra essere interessata all’Istruzione in generale. Un super manager, infine, non ci sarà alla Cultura. Secondo i rumors dell’ultima ora, il dopo Franceschini si chiama Vittorio Sgarbi.

Sarà il governo più politico di sempre. La “generosa offerta” di Giorgia Meloni convince Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Il lavoro sottotraccia della leader di Fdi consente di bruciare le tappe e dare subito al Paese un esecutivo in grado di dare risposte nell’autunno più difficile di sempre, ma intanto il vertice salta. Solo Meloni scambia qualche battuta con Berlusconi.

Salvini cambia abito

Fondamentale per sciogliere la matassa il Ministero delle Infrastrutture, che salvo sorprese, sarà occupato dal segretario della Lega. Il leader del Carroccio, consigliato dal Cav, che ha più di un semplice interesse a quella casella, avrebbe sponsorizzato il milanese per la regia delle grandi opere, liberando nei fatti il Viminale. Il ministero dell’Interno, comunque, dovrebbe restare ai verdi. Le opzioni sono due: quella tecnica, secondo voci interne la più accreditata, ovvero il prefetto di Roma Matteo Piantedosi e quella politica, l’avvocato Giulia Buongiorno. Aperta, invece, ancora la partita delle Finanze. Domenico Siniscalco è il nome gradito agli americani, considerando il suo passato alla Morgan Stanley. La priorità di chi succederà a Draghi, comunque è tenere compatta la maggioranza. Ecco perché Giancarlo Giorgetti potrebbe davvero spuntarla per la stanza più importante di via Venti Settembre. A parte qualche fuoco amico, non sembrano esserci particolari ostacoli in tal senso. Molto dipenderà dalle caselle minori, da distribuire tra le varie correnti. Alessandra Locatelli, ad esempio, potrebbe tornare a occuparsi di famiglie, mentre Gian Marco Centinaio dovrebbe rientrare in lizza per il dicastero che si occupa di Agricoltura.

Le caselle di Arcore

Il destino del Paese non sarà più appeso a Licia Ronzulli. La parlamentare, costretta a chiudere i propri profili sociali a causa delle bordate provenienti dalla sinistra, si occuperà di Turismo. Il posto di Speranza, invece, dovrebbe essere preso da un altro fedelissimo di Silvio, ovvero Guido Bertolaso. L’ex direttore del Dipartimento della protezione civile, l’uomo delle emergenze, dovrà questa volta battere le nuovi varianti del Coronavirus. L’ipotesi dell’infettivologo Matteo Bassetti sembra essere ormai passata di moda. Non è ancora da escludere, al contrario, una promozione per il medico Guido Rasi, direttore dell’Agenzia europea per i medicinali. I berluscones, poi, dovrebbero prendersi la Farnesina. Dovrebbe succedere a Luigi Di Maio il numero due di Fi Antonio Tajani. Male che va gli toccherà il Mise. Anna Maria Bernini, invece, dovrebbe accontentarsi del vecchio incarico della Gelmini. Nella peggiore delle ipotesi, comunque, resterà capogruppo. Più difficile la partita per il ministero della Giustizia. Il leader di Arcore vorrebbe il guardasigilli. Soltanto così si sentirebbe davvero garantito sulla tanto auspicata riforma della giustizia. Due le soluzioni sul tavolo del Cav: l’ex presidente del Senato Elisabetta Casellati e il sottosegretario uscente Francesco Paolo Sisto.

Gli uomini di Giorgia

Il tema del garantismo, però, interessa direttamente Fratelli d’Italia. La candidatura dell’ex togato Carlo Nordio, simbolo di questo universo, non è un caso. Altro uomo chiave di Giorgia sarà l’ex presidente del Senato Marcello Pera, a cui dovrebbe spettare l’arduo compito di cambiare la Costituzione. Per quanto concerne i rapporti col Parlamento, più di una semplice opzione è il democristiano Gianfranco Rotondi. La sua capacità di mediazione potrebbe rivelarsi utile alla politica romana nei momenti difficili. L’avellinese, però, potrebbe giocarsela anche per la casella del Sud. Nelle ultime ore, altresì, starebbe prendendo piede una nuova ipotesi per il dopo Carfagna, ovvero la siciliana Stefania Prestigiacomo, tagliata fuori alle recenti regionali. C’è, poi, da capire chi gestirà la patata bollente dell’autonomia differenziata. Meloni non intende perdere la leadership del Nord. Ecco perché potrebbe essere promosso in tal senso il capogruppo al Senato Luca Ciriani. Chi naviga in acque più sicure è Adolfo Urso. Un cammino tutto in discesa per il tanto ambito ministero della Difesa, considerando l’ormai sempre più certa candidatura di Ignazio La Russa a presidente del Senato. Stesso discorso vale per Raffaele Fitto, che dovrebbe occuparsi stavolta di Europa. Un profilo di Fdi certamente sarà il prossimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. In pole Giovabattista Fazzolari, soprannominato il nuovo Gianni Letta. Restano, comunque, in corsa sia Guido Crosetto, tra i fondatori del partito più votato dagli italiani (in corsa anche per il dopo Giorgetti allo Sviluppo Economico) e Francesco Lollobrigida. Quest’ultimo potrebbe essere l’arma in più per battere Zingaretti alle prossime regionali nel Lazio.

Tecnici e novità

Un capitolo nuovo dovrebbe essere il ministero dell’Energia, affidato all’ex ad di Eni ed Enel Paolo Scaroni. A quest’ultimo dovrebbe toccare il delicato compito di trovare soluzioni agli effetti delle sanzioni inflitte alla Russia. Non si capisce ancora, invece, che ruolo avrà il ministro uscente alla Transizione Roberto Cingolani. Altra incognita pure l’erede di Vittorio Colao. Non si esclude che potrebbe essere ancora una volta un tecnico a occuparsi di innovazione e nuove tecnologie. Da capire, invece, a chi andrà il dicastero che si occupa di Ricerca e Università. Per questo ruolo, sembra aver messo le mani avanti Forza Italia. Anna Maria Bernini è la prescelta. Quest’ultima, però, sembra essere interessata all’Istruzione in generale. Un super manager, infine, non ci sarà alla Cultura. Secondo i rumors dell’ultima ora, il dopo Franceschini si chiama Vittorio Sgarbi.

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