Il messaggio di Natalia Aspesi

Natalia Aspesi, non potendo intervenire alla consegna del riconoscimento speciale per i suoi sessant’anni di carriera,  ha inviato al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti questo messaggio, letto nel corso della Cerimonia.

 

Gentili amici, 

l’aver assegnato a me un premio così prestigioso mi è dapprima sembrato uno scherzo, poi quando ho capito che  uno scherzo non era, mi sono commossa, e molto. Come non mi capita quasi mai, perché oggi non è più tempo di commozione vera ma di allarme, di sospetti. Grazie davvero: soprattutto perché arriva dal nostro Ordine e quindi dai colleghi, forse anche da quelli più giovani che stanno cercando di  rinnovare questo antichissimo mestiere ormai assediato e messo in pericolo nei suoi principi di indipendenza e di verità. E ancora grazie perché al premio avete dato il nome di quella bellissima persona che è stata il Presidente Carlo Azeglio Ciampi.  Questa è anche la mia ultima occasione per pensare che non ho sprecato del tutto la mia vita: ho amato questo mestiere oltre ogni cosa e, mi vergogno a dirlo, anche oltre ogni persona che pure ho amato e amo. Ho avuto la fortuna di crescere professionalmente quando i nostri capi stracciavano gentili i nostri articoli (scritti a macchina ovvio), sino a quattro volte: e andava bene così, perché era questo il solo modo per imparare, per migliorare: eravamo in tanti e c’era il tempo per farlo. Ho avuto la fortuna, da giovane, di occuparmi di cronaca nera, per me il giornalismo più vero, e anche di frivolezze, di spettacoli, di quel che capitava, sempre con grande passione e curiosità: cercando di vincere la mia istintiva faciloneria, ricordando le sgridate della mia grande amica e grande giornalista, Lietta Tornabuoni, che andrebbe ricordata e riletta come esempio di correttezza, bravura, impegno professionale. Non so per quale magia o smarrimento, ancora oggi mi alzo ogni mattina contenta e impaziente di aprire il mio pc: leggere, scrivere, sono il senso della mia vita, perché mi hanno fatto credere in me stessa, mi hanno riempito le giornate, mi hanno fatto pensare al mondo, mi hanno consolato nei momenti brutti che si devono attraversare. Sono grata alla mia vecchiezza perché mi conferma di aver vissuto gli anni più vivi e liberi e appassionanti e pieni di futuro di questo Paese e di questo mestiere. Ringrazio tutti i colleghi che in questi decenni mi hanno accettato e aiutato, ringrazio i miei tanti direttori, anche quelli che non ci sono più, da Nino Nutrizio (della Notte cui collaboravo sapendo che mai avrebbero assunto una donna), a Italo Pietra e al suo vice Angelo Rozzoni del Giorno che tutto mi hanno insegnato. Ringrazio Repubblica dal suo primo giorno, quando mi chiamò il mio mitico Eugenio Scalfari e gli altri direttori, Ezio Mauro, Mario Calabresi, Carlo Verdelli, da cui continuo a imparare, sia pure con un po’ di malinconia. È questo un momento nebuloso per quello che sarà sempre ‘il mio giornale’: quindi il premio Ciampi è per me particolarmente importante e lo dedico a Repubblica, ai suoi direttori, ai suoi giornalisti, a tutti i suoi lavoratori e collaboratori, e più in generale a questo mestiere oggi sotto assedio. Grazie al Consiglio, all’Ordine, ai Giornalisti, col dispiacere di non essere con voi, perché sto tossendo come una vaporiera. 

Natalia Aspesi    

Natalia Aspesi, non potendo intervenire alla consegna del riconoscimento speciale per i suoi sessant’anni di carriera,  ha inviato al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti questo messaggio, letto nel corso della Cerimonia.

 

Gentili amici, 

l’aver assegnato a me un premio così prestigioso mi è dapprima sembrato uno scherzo, poi quando ho capito che  uno scherzo non era, mi sono commossa, e molto. Come non mi capita quasi mai, perché oggi non è più tempo di commozione vera ma di allarme, di sospetti. Grazie davvero: soprattutto perché arriva dal nostro Ordine e quindi dai colleghi, forse anche da quelli più giovani che stanno cercando di  rinnovare questo antichissimo mestiere ormai assediato e messo in pericolo nei suoi principi di indipendenza e di verità. E ancora grazie perché al premio avete dato il nome di quella bellissima persona che è stata il Presidente Carlo Azeglio Ciampi.  Questa è anche la mia ultima occasione per pensare che non ho sprecato del tutto la mia vita: ho amato questo mestiere oltre ogni cosa e, mi vergogno a dirlo, anche oltre ogni persona che pure ho amato e amo. Ho avuto la fortuna di crescere professionalmente quando i nostri capi stracciavano gentili i nostri articoli (scritti a macchina ovvio), sino a quattro volte: e andava bene così, perché era questo il solo modo per imparare, per migliorare: eravamo in tanti e c’era il tempo per farlo. Ho avuto la fortuna, da giovane, di occuparmi di cronaca nera, per me il giornalismo più vero, e anche di frivolezze, di spettacoli, di quel che capitava, sempre con grande passione e curiosità: cercando di vincere la mia istintiva faciloneria, ricordando le sgridate della mia grande amica e grande giornalista, Lietta Tornabuoni, che andrebbe ricordata e riletta come esempio di correttezza, bravura, impegno professionale. Non so per quale magia o smarrimento, ancora oggi mi alzo ogni mattina contenta e impaziente di aprire il mio pc: leggere, scrivere, sono il senso della mia vita, perché mi hanno fatto credere in me stessa, mi hanno riempito le giornate, mi hanno fatto pensare al mondo, mi hanno consolato nei momenti brutti che si devono attraversare. Sono grata alla mia vecchiezza perché mi conferma di aver vissuto gli anni più vivi e liberi e appassionanti e pieni di futuro di questo Paese e di questo mestiere. Ringrazio tutti i colleghi che in questi decenni mi hanno accettato e aiutato, ringrazio i miei tanti direttori, anche quelli che non ci sono più, da Nino Nutrizio (della Notte cui collaboravo sapendo che mai avrebbero assunto una donna), a Italo Pietra e al suo vice Angelo Rozzoni del Giorno che tutto mi hanno insegnato. Ringrazio Repubblica dal suo primo giorno, quando mi chiamò il mio mitico Eugenio Scalfari e gli altri direttori, Ezio Mauro, Mario Calabresi, Carlo Verdelli, da cui continuo a imparare, sia pure con un po’ di malinconia. È questo un momento nebuloso per quello che sarà sempre ‘il mio giornale’: quindi il premio Ciampi è per me particolarmente importante e lo dedico a Repubblica, ai suoi direttori, ai suoi giornalisti, a tutti i suoi lavoratori e collaboratori, e più in generale a questo mestiere oggi sotto assedio. Grazie al Consiglio, all’Ordine, ai Giornalisti, col dispiacere di non essere con voi, perché sto tossendo come una vaporiera. 

Natalia Aspesi    

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