Il mistero Falange Armata

di Michele Mengoli

L’Italia dei misteri ha il suo “buco nero” nella Falange Armata, che difatti è pressoché sconosciuta. Si tratta di una rete eversiva di “menti raffinatissime” – agenti segreti, forze dell’ordine, malviventi e torbidi affaristi, supervisionati da benevoli sguardi nazionali e internazionali – protagonista della stagione terroristica che germina a metà degli anni Ottanta e inizia ufficialmente l’11 aprile 1990 a Milano con l’omicidio dell’educatore carcerario Umberto Mormile, prosegue con altri omicidi, attentati e stragi, comprese quelle del 1992-93 (Capaci, D’Amelio, Georgofili, Palestro e gli attentati alle chiese di Roma), e finisce insieme alla Prima Repubblica, con una sorta di “Bollettino della Vittoria”, diffuso poche settimane prima delle elezioni politiche del ’94.
Di pubblico – e oggettivo – ci sono i comunicati falangisti che tra il ’90 e il ’94 rappresentano l’originale sceneggiatura di attentati, omicidi e stragi che insanguinano l’Italia, rivendicando 48 omicidi – con almeno altri 12 che le sono comunque riconducibili – assieme a decine di feriti e alla distruzione di beni di inestimabile valore artistico. Mentre è ben più difficile spiegare perché questo consorzio eversivo non sia stato contrastato dallo Stato.
Le cause sono due: la gigantesca alluvione di depistaggi e le indagini che, in buona o cattiva fede, si sono sempre e soltanto indirizzate sui singoli fatti. I depistaggi hanno offuscato la visione del concatenamento degli eventi e le indagini sui singoli fatti, in quanto tali, non hanno mai portato a nulla, se non all’arresto, nei casi più fortunati, di alcuni esecutori materiali, in una superata e inefficace distinzione fra criminalità, mafia ed eversione; e non sulla strategia complessiva, che puntava alla deriva autoritaria istituzionale.
Come se la lista della P2 non fosse mai stata scoperta, come se non fosse mai stato scoperto l’Anello, l’agenzia supersegreta al servizio dei servizi segreti, i falangisti sono impunemente entrati nella Seconda Repubblica non solo mantenendo i loro ruoli di funzionari nelle istituzioni e nei servizi ma, molto probabilmente, guadagnandone altri, ben più importanti, come minimo nell’indifferenza di chi doveva contrastarli.
Questa vicenda incredibile, sconosciuta e mistificata, che ha contribuito a edificare l’Italia di oggi, l’abbiamo raccontata – con Giovanni Spinosa – nel libro La Falange Armata. Storia del golpe sconosciuto che ha ridisegnato l’Italia, pubblicato da Piemme a marzo 2022. Il suo passaparola, adesso, ha generato una scintilla importante. Stefano Mormile, fratello della prima vittima della Falange Armata, l’eroe borghese Umberto, lo scorso 29 ottobre, al Teatro della Filarmonica di Corciano, durante un dibattito a tema organizzato dal Movimento delle Agende Rosse, ha ufficializzato la nascita dell’Associazione delle vittime della Falange Armata, con l’adesione eccellente di Salvatore Borsellino. Come in altri casi, tra i tanti misteri d’Italia, può essere un passo decisivo per la riscrittura di alcune pagine fondamentali di storia contemporanea, tuttora sconosciute.

di Michele Mengoli

L’Italia dei misteri ha il suo “buco nero” nella Falange Armata, che difatti è pressoché sconosciuta. Si tratta di una rete eversiva di “menti raffinatissime” – agenti segreti, forze dell’ordine, malviventi e torbidi affaristi, supervisionati da benevoli sguardi nazionali e internazionali – protagonista della stagione terroristica che germina a metà degli anni Ottanta e inizia ufficialmente l’11 aprile 1990 a Milano con l’omicidio dell’educatore carcerario Umberto Mormile, prosegue con altri omicidi, attentati e stragi, comprese quelle del 1992-93 (Capaci, D’Amelio, Georgofili, Palestro e gli attentati alle chiese di Roma), e finisce insieme alla Prima Repubblica, con una sorta di “Bollettino della Vittoria”, diffuso poche settimane prima delle elezioni politiche del ’94.
Di pubblico – e oggettivo – ci sono i comunicati falangisti che tra il ’90 e il ’94 rappresentano l’originale sceneggiatura di attentati, omicidi e stragi che insanguinano l’Italia, rivendicando 48 omicidi – con almeno altri 12 che le sono comunque riconducibili – assieme a decine di feriti e alla distruzione di beni di inestimabile valore artistico. Mentre è ben più difficile spiegare perché questo consorzio eversivo non sia stato contrastato dallo Stato.
Le cause sono due: la gigantesca alluvione di depistaggi e le indagini che, in buona o cattiva fede, si sono sempre e soltanto indirizzate sui singoli fatti. I depistaggi hanno offuscato la visione del concatenamento degli eventi e le indagini sui singoli fatti, in quanto tali, non hanno mai portato a nulla, se non all’arresto, nei casi più fortunati, di alcuni esecutori materiali, in una superata e inefficace distinzione fra criminalità, mafia ed eversione; e non sulla strategia complessiva, che puntava alla deriva autoritaria istituzionale.
Come se la lista della P2 non fosse mai stata scoperta, come se non fosse mai stato scoperto l’Anello, l’agenzia supersegreta al servizio dei servizi segreti, i falangisti sono impunemente entrati nella Seconda Repubblica non solo mantenendo i loro ruoli di funzionari nelle istituzioni e nei servizi ma, molto probabilmente, guadagnandone altri, ben più importanti, come minimo nell’indifferenza di chi doveva contrastarli.
Questa vicenda incredibile, sconosciuta e mistificata, che ha contribuito a edificare l’Italia di oggi, l’abbiamo raccontata – con Giovanni Spinosa – nel libro La Falange Armata. Storia del golpe sconosciuto che ha ridisegnato l’Italia, pubblicato da Piemme a marzo 2022. Il suo passaparola, adesso, ha generato una scintilla importante. Stefano Mormile, fratello della prima vittima della Falange Armata, l’eroe borghese Umberto, lo scorso 29 ottobre, al Teatro della Filarmonica di Corciano, durante un dibattito a tema organizzato dal Movimento delle Agende Rosse, ha ufficializzato la nascita dell’Associazione delle vittime della Falange Armata, con l’adesione eccellente di Salvatore Borsellino. Come in altri casi, tra i tanti misteri d’Italia, può essere un passo decisivo per la riscrittura di alcune pagine fondamentali di storia contemporanea, tuttora sconosciute.

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