Il mondo nuovo di Charlotte Perriand Una grande mostra la celebra a Parigi

Quando nel 1927 Charlotte Perriand (1903-1999) appena ventiquattrenne, neolaureata in Architettura, bussò allo studio di Le Corbusier al 35 di rue de Sèvres a Parigi con il suo portfolio di disegni sotto il braccio, certo non immaginava che sarebbe diventata l’artefice rivoluzionaria del design contemporaneo, autrice di pezzi iconici tuttora in produzione.  A testimonianza e conferma del suo moderno genio creativo la “Fondation Louis Vuitton” di Parigi, in occasione  del ventesimo anniversario della sua scomparsa, le dedica in questi giorni un’ampia retrospettiva dal titolo “Le monde nouveau de Charlotte  Perriand”, la prima di  una simile portata, nella quale l’artista è raccontata nelle sue vesti di architetto, urbanista, designer, fotografa, scenografa; un progetto espositivo ambizioso  promosso allo scopo di ricostruire l’intera carriera  dell’artista, segnandone in modo inequivocabile il grande  talento visionario. 

Perché la Perriand, ben lontana dall’essere semplicemente, come a lungo fu appellata, il braccio destro di Le Corbusier, è stata una donna all’avanguardia, tenace ed indipendente, antesignana della modernità, socialmente e politicamente attiva, intrepida protagonista  dell’arte del XX secolo per quella sua straordinaria capacità di combinare design, architettura, pianificazione urbana, artigianato ed arti visive. Dal dialogo fecondo tra queste varie discipline artistiche, la Perriand plasmava una sua personalissima art de vivre, cifra di una  nuova elaborazione di “sintesi tra le arti”. “L’arte di vivere – scriveva la Perriand –  è l’estensione dell’arte dell’abitare; quale ambiente deve essere inventato in modo che gli esseri umani possano fiorire, sviluppare la loro brama di vita, il loro desiderio per gli altri e per il mondo?” A questo quesito lei, dalla mentalità estremamente progressista, rispondeva ideando e progettando in modo sempre audace ed innovativo,  consapevole che gli oggetti di cui  ci circondiamo e gli spazi  che viviamo  definiscono il nostro stato mentale,  secondo un’estetica basata su funzionalità e razionalità  al servizio di un mondo migliore. Ecco così che dalla sua mano creatrice prendevano vita, pezzo dopo pezzo, mobili, scrivanie, tavoli, credenze, librerie, sedute – una per tutte, la celeberrima “Chaise Longue basculante  B 306” resa celebre nel 1965 da Cassina – ceramiche, ma non solo: lungo la sua carriera la Perriand si dedicò magistralmente anche all’arredo ed all’architettura di interni influenzando in tal modo  anche le forme architettoniche progettate e sfruttando al meglio sia la potenzialità dei nuovi materiali  – acciaio, alluminio, vetro –  che  le tecniche di lavorazione e  la produzione in serie.

Donna in un mondo di uomini, pur squisita ed originalissima progettista, responsabile dello studio di interni di molteplici commesse pubbliche oltre che  prima artefice di molte creazioni dell’ atelier Le Corbusier, la Perriand ebbe però poco credito e scarso rilievo sulla stampa internazionale rivolta fondamentalmente al mondo maschile. Ciò non  fu certo d’ostacolo per  lei che,  geniale, eclettica ed anticonformista, era già destinata a segnare una vera e propria rivoluzione in diversi  aspetti dell’essere designer e donna del ventesimo secolo. Prese a viaggiare per il mondo, pochi capi in valigia e la fedele macchina fotografica al collo  (“scattò migliaia di immagini di luoghi, oggetti, dettagli, panorami, forme che aiutassero a nutrire il suo spirito creativo” dice la figlia Pernett). Dall’Unione Sovietica all’Italia, dal Giappone – dove riscoprì tecniche tradizionali e materiali naturali come paglia bambù e giunco per le sue creazioni – al Vietnam, al Brasile, all’Africa e all’Europa ancora, sull’onda di molteplici incarichi prestigiosi, pubblici e privati, come la riprogettazione degli interni del Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, le sedi Air France nel mondo, la stazione di sport invernali Les Arcs in Alta Savoia, l’Unitè d’Habitation a Marsiglia. Grazie al suo occhio curioso  – “a ventaglio” lo definiva lei – perennemente in cerca di stimoli,  interpretò sempre in modo assolutamente personale materiali ed arredi, da vera pioniera dell’architettura e del design  del quale, per prima, fu capace di svelare il lato umano.  La bella mostra parigina  ricostruisce  adesso  di Charlotte Perriand tutta la parabola professionale soffermandosi, anche attraverso meticolose ricostruzioni storiche di interni, su uno dei princìpi che ne ha ispirato l’operato, quello di “synthèse des arts”. Il percorso espositivo  adotta un criterio cronologico  e consente ai visitatori  di rivivere le atmosfere di alcuni dei suoi più riusciti progetti, dalla Maison du Jeune Homme, alla Maison au bord de l’eau, dal rifugio Tonneau  all’appartamento – studio di Place Saint-Sulpice.  Lungo il percorso sono riunite anche una serie di opere collegate ai progetti della Perriand, realizzate da artisti come Pablo Picasso, Fernand Leger, Joan Miro.

 

Maria Giulia Gemelli

Quando nel 1927 Charlotte Perriand (1903-1999) appena ventiquattrenne, neolaureata in Architettura, bussò allo studio di Le Corbusier al 35 di rue de Sèvres a Parigi con il suo portfolio di disegni sotto il braccio, certo non immaginava che sarebbe diventata l’artefice rivoluzionaria del design contemporaneo, autrice di pezzi iconici tuttora in produzione.  A testimonianza e conferma del suo moderno genio creativo la “Fondation Louis Vuitton” di Parigi, in occasione  del ventesimo anniversario della sua scomparsa, le dedica in questi giorni un’ampia retrospettiva dal titolo “Le monde nouveau de Charlotte  Perriand”, la prima di  una simile portata, nella quale l’artista è raccontata nelle sue vesti di architetto, urbanista, designer, fotografa, scenografa; un progetto espositivo ambizioso  promosso allo scopo di ricostruire l’intera carriera  dell’artista, segnandone in modo inequivocabile il grande  talento visionario. 

Perché la Perriand, ben lontana dall’essere semplicemente, come a lungo fu appellata, il braccio destro di Le Corbusier, è stata una donna all’avanguardia, tenace ed indipendente, antesignana della modernità, socialmente e politicamente attiva, intrepida protagonista  dell’arte del XX secolo per quella sua straordinaria capacità di combinare design, architettura, pianificazione urbana, artigianato ed arti visive. Dal dialogo fecondo tra queste varie discipline artistiche, la Perriand plasmava una sua personalissima art de vivre, cifra di una  nuova elaborazione di “sintesi tra le arti”. “L’arte di vivere – scriveva la Perriand –  è l’estensione dell’arte dell’abitare; quale ambiente deve essere inventato in modo che gli esseri umani possano fiorire, sviluppare la loro brama di vita, il loro desiderio per gli altri e per il mondo?” A questo quesito lei, dalla mentalità estremamente progressista, rispondeva ideando e progettando in modo sempre audace ed innovativo,  consapevole che gli oggetti di cui  ci circondiamo e gli spazi  che viviamo  definiscono il nostro stato mentale,  secondo un’estetica basata su funzionalità e razionalità  al servizio di un mondo migliore. Ecco così che dalla sua mano creatrice prendevano vita, pezzo dopo pezzo, mobili, scrivanie, tavoli, credenze, librerie, sedute – una per tutte, la celeberrima “Chaise Longue basculante  B 306” resa celebre nel 1965 da Cassina – ceramiche, ma non solo: lungo la sua carriera la Perriand si dedicò magistralmente anche all’arredo ed all’architettura di interni influenzando in tal modo  anche le forme architettoniche progettate e sfruttando al meglio sia la potenzialità dei nuovi materiali  – acciaio, alluminio, vetro –  che  le tecniche di lavorazione e  la produzione in serie.

Donna in un mondo di uomini, pur squisita ed originalissima progettista, responsabile dello studio di interni di molteplici commesse pubbliche oltre che  prima artefice di molte creazioni dell’ atelier Le Corbusier, la Perriand ebbe però poco credito e scarso rilievo sulla stampa internazionale rivolta fondamentalmente al mondo maschile. Ciò non  fu certo d’ostacolo per  lei che,  geniale, eclettica ed anticonformista, era già destinata a segnare una vera e propria rivoluzione in diversi  aspetti dell’essere designer e donna del ventesimo secolo. Prese a viaggiare per il mondo, pochi capi in valigia e la fedele macchina fotografica al collo  (“scattò migliaia di immagini di luoghi, oggetti, dettagli, panorami, forme che aiutassero a nutrire il suo spirito creativo” dice la figlia Pernett). Dall’Unione Sovietica all’Italia, dal Giappone – dove riscoprì tecniche tradizionali e materiali naturali come paglia bambù e giunco per le sue creazioni – al Vietnam, al Brasile, all’Africa e all’Europa ancora, sull’onda di molteplici incarichi prestigiosi, pubblici e privati, come la riprogettazione degli interni del Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, le sedi Air France nel mondo, la stazione di sport invernali Les Arcs in Alta Savoia, l’Unitè d’Habitation a Marsiglia. Grazie al suo occhio curioso  – “a ventaglio” lo definiva lei – perennemente in cerca di stimoli,  interpretò sempre in modo assolutamente personale materiali ed arredi, da vera pioniera dell’architettura e del design  del quale, per prima, fu capace di svelare il lato umano.  La bella mostra parigina  ricostruisce  adesso  di Charlotte Perriand tutta la parabola professionale soffermandosi, anche attraverso meticolose ricostruzioni storiche di interni, su uno dei princìpi che ne ha ispirato l’operato, quello di “synthèse des arts”. Il percorso espositivo  adotta un criterio cronologico  e consente ai visitatori  di rivivere le atmosfere di alcuni dei suoi più riusciti progetti, dalla Maison du Jeune Homme, alla Maison au bord de l’eau, dal rifugio Tonneau  all’appartamento – studio di Place Saint-Sulpice.  Lungo il percorso sono riunite anche una serie di opere collegate ai progetti della Perriand, realizzate da artisti come Pablo Picasso, Fernand Leger, Joan Miro.

 

Maria Giulia Gemelli

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