Il Museo Storico dei Bersaglieri

Luogo d’incontro, riflessione, apprendimento

e dialogo a livello generazionale e interculturale

 

Il 20 settembre 1870, i Bersaglieri in testa alla colonna d’attacco furono i Primi soldati italiani a entrare a Roma, attraverso la breccia di Porta Pia. Da subito furono raccolti cimeli e reperti bellici, a testimonianza dell’evento che – insieme a altre documentazioni della storia del Corpo dei Bersaglieri, raccolte dai vari reggimenti – diedero vita al Museo storico, inaugurato il 18 giugno 1904 dal re Vittorio Emanuele III, presso la Caserma “La Marmora” a Trastevere. Nel 1932 il Museo fu trasferito nella sede di Porta Pia dove, oggi, prosegue la sua opera di custodia. Un luogo d’incontro, riflessione, apprendimento e dialogo a livello generazionale e interculturale. Sono trascorsi 150 anni e qualche mese da quel 20 settembre 1870 che segnò la conclusione dell’epopea risorgimentale. Questo anniversario ha offerto la preziosa occasione per ripercorrere le vicende che hanno portato il Museo ad arricchirsi negli anni di una ampia collezione di oggetti e ricordi storici, con la pubblicazione de “Il Museo storico dei Bersaglieri” (Ed.Gangemi), a cura di Emanuele  Martinez. Nella presentazione, il Magg. Generale Gerardo V. Restaino, Vice Comandante Militare della Capitale, ricorda che il Corpo dei Bersaglieri, istituito nel 1836 dal Generale Alessandro La Marmora, per le sue peculiarità (tra cui il cappello piumato e il passo di corsa) e, per il ruolo speciale nella presa di Roma, entrarono subito nell’immaginario popolare, diventando il corpo militare più famoso. “Chi e bersagliere – scrive il Magg. Generale Restaino – rimane tale per sempre e ognuno di essi ha sempre mantenuto vivo il ricordo di quello storico evento e ha fatto sì che il Museo stesso si arricchisse, nel corso del tempo di numerosi cimeli che rappresentano fattivamente la storia del Corpo e, parallelamente, la storia d’Italia”. Il libro è diviso in due parti: “La Storia” e “Le collezioni”. Nella metodologia di lavoro, per la realizzazione del volume è ricordato come oltre trecento oggetti sono stati studiati, molti per la prima volta dalla loro acquisizione. Contemporaneamente una campagna fotografica ad alta definizione ha censito tutti gli oggetti selezionati, compresi fogli e pagine dei documenti cartacei, per un totale di più di 8000 immagini. Nella prima, i temi più importanti sono quelli dedicati al Generale Alessandro La Marmora, alle Guerre d’Indipendenza (1848-1866), alla guerra di Crimea (1854-1856), al brigantaggio nell’Italia post-unitaria, alla breccia di Porta Pia, alla Prima e alla Seconda guerra mondiale; per terminare, con il secondo dopoguerra, fino al 2000. Nella parte dedicata alle collezioni, poi, troviamo varie sezioni: dagli equipaggiamenti alle armi, alle uniformi, alle bandiere e ai vessilli, ai diari, all’arte e alla fotografia. Il patrimonio artistico del Museo, costituito da pitture, sculture, disegni e stampe, databili dalla metà del XIX secolo alla fine del XX, si configura come collezione d’arte che consente una lettura specifica dell’iconografia “bersaglieresca”. All’interno dell’atrio del Museo, si trovano: il monumento a Enrico Toti dello scultore Pietro Piraino (1878-1950) e il busto bronzeo di Alessandro La Marmora, opera di Giorgio Ceragioli (1861-1947). Nella sezione pittura, con più di cento opere, sono in rilievo le firme di Girolamo Induno (1825-1890), di Giuseppe Isola (1808-1893) e di Anselmo Bucci (1887-1955). Il volume, arricchito da oltre 200 illustrazioni a colori dei reperti e dei documenti catalogati nel Museo, è stato realizzato in collaborazione con Esercito Italiano su licenza di Difesa Servizi. Emanuele Martinez, storico dell’arte e giornalista, opera nel campo della conservazione e valorizzazione dei patrimoni storico-artistici di Ordini religiosi, Forze Armate, Ministero dei Beni Culturali, istituzioni pubbliche e private. Ha curato vari progetti scientifici: nel 2010, quello del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina e, nel 2014,quello per il riordino dei cimeli bellici del Museo di Castel Sant’Angelo. E’ Autore di saggi storico-militari dell’Ottocento e del Novecento. 

 MDV

Luogo d’incontro, riflessione, apprendimento

e dialogo a livello generazionale e interculturale

 

Il 20 settembre 1870, i Bersaglieri in testa alla colonna d’attacco furono i Primi soldati italiani a entrare a Roma, attraverso la breccia di Porta Pia. Da subito furono raccolti cimeli e reperti bellici, a testimonianza dell’evento che – insieme a altre documentazioni della storia del Corpo dei Bersaglieri, raccolte dai vari reggimenti – diedero vita al Museo storico, inaugurato il 18 giugno 1904 dal re Vittorio Emanuele III, presso la Caserma “La Marmora” a Trastevere. Nel 1932 il Museo fu trasferito nella sede di Porta Pia dove, oggi, prosegue la sua opera di custodia. Un luogo d’incontro, riflessione, apprendimento e dialogo a livello generazionale e interculturale. Sono trascorsi 150 anni e qualche mese da quel 20 settembre 1870 che segnò la conclusione dell’epopea risorgimentale. Questo anniversario ha offerto la preziosa occasione per ripercorrere le vicende che hanno portato il Museo ad arricchirsi negli anni di una ampia collezione di oggetti e ricordi storici, con la pubblicazione de “Il Museo storico dei Bersaglieri” (Ed.Gangemi), a cura di Emanuele  Martinez. Nella presentazione, il Magg. Generale Gerardo V. Restaino, Vice Comandante Militare della Capitale, ricorda che il Corpo dei Bersaglieri, istituito nel 1836 dal Generale Alessandro La Marmora, per le sue peculiarità (tra cui il cappello piumato e il passo di corsa) e, per il ruolo speciale nella presa di Roma, entrarono subito nell’immaginario popolare, diventando il corpo militare più famoso. “Chi e bersagliere – scrive il Magg. Generale Restaino – rimane tale per sempre e ognuno di essi ha sempre mantenuto vivo il ricordo di quello storico evento e ha fatto sì che il Museo stesso si arricchisse, nel corso del tempo di numerosi cimeli che rappresentano fattivamente la storia del Corpo e, parallelamente, la storia d’Italia”. Il libro è diviso in due parti: “La Storia” e “Le collezioni”. Nella metodologia di lavoro, per la realizzazione del volume è ricordato come oltre trecento oggetti sono stati studiati, molti per la prima volta dalla loro acquisizione. Contemporaneamente una campagna fotografica ad alta definizione ha censito tutti gli oggetti selezionati, compresi fogli e pagine dei documenti cartacei, per un totale di più di 8000 immagini. Nella prima, i temi più importanti sono quelli dedicati al Generale Alessandro La Marmora, alle Guerre d’Indipendenza (1848-1866), alla guerra di Crimea (1854-1856), al brigantaggio nell’Italia post-unitaria, alla breccia di Porta Pia, alla Prima e alla Seconda guerra mondiale; per terminare, con il secondo dopoguerra, fino al 2000. Nella parte dedicata alle collezioni, poi, troviamo varie sezioni: dagli equipaggiamenti alle armi, alle uniformi, alle bandiere e ai vessilli, ai diari, all’arte e alla fotografia. Il patrimonio artistico del Museo, costituito da pitture, sculture, disegni e stampe, databili dalla metà del XIX secolo alla fine del XX, si configura come collezione d’arte che consente una lettura specifica dell’iconografia “bersaglieresca”. All’interno dell’atrio del Museo, si trovano: il monumento a Enrico Toti dello scultore Pietro Piraino (1878-1950) e il busto bronzeo di Alessandro La Marmora, opera di Giorgio Ceragioli (1861-1947). Nella sezione pittura, con più di cento opere, sono in rilievo le firme di Girolamo Induno (1825-1890), di Giuseppe Isola (1808-1893) e di Anselmo Bucci (1887-1955). Il volume, arricchito da oltre 200 illustrazioni a colori dei reperti e dei documenti catalogati nel Museo, è stato realizzato in collaborazione con Esercito Italiano su licenza di Difesa Servizi. Emanuele Martinez, storico dell’arte e giornalista, opera nel campo della conservazione e valorizzazione dei patrimoni storico-artistici di Ordini religiosi, Forze Armate, Ministero dei Beni Culturali, istituzioni pubbliche e private. Ha curato vari progetti scientifici: nel 2010, quello del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina e, nel 2014,quello per il riordino dei cimeli bellici del Museo di Castel Sant’Angelo. E’ Autore di saggi storico-militari dell’Ottocento e del Novecento. 

 MDV

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli