Il Natale secondo Zerocalcare

Black humour e critica sociale

Il consiglio di questa settimana è a tema natalizio, e tra le moltissime strenne che potrete trovare in libreria in questo momento ho pensato di parlavi di una graphic novel, che non è solo un fumetto ma un albo illustrato che si legge come un piccolo romanzo, o in questo caso un racconto: A babbo morto. Zerocalcare è un artista poliedrico e tra i massimi esponenti italiani di questo genere, posso dire senza timore di essere smentito che è l’autore che più di ogni altro ha portato alla ribalta del grande pubblico quello che prima era un genere di nicchia, per appassionati. Questa storia si apre con un misfatto: Babbo Natale è morto, e al comando della potente azienda che dirigeva, la Klauss Inc., succede il figlio, per l’appunto Figlio Natale, che come spesso succede si rivela un rampollo non all’altezza della situazione. Ne seguono una serie di aspre vicende in cui la Klauss Inc. entra in crisi finanziaria, alcuni suoi settori chiudono spostandosi sulla logistica e così compromettendo il lavoro degli elfi che provano il tutto per tutto con degli scioperi generali per opporsi alla deriva… la polizia guidata dalle renne che entra in contrasto e così via in una rilettura caustica e dissacrante della storia del boss dei regali. Come diceva Shirley Temple, “ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e fu lui a chiedermi un autografo”. Anche Zerocalcare sembra aver perso fiducia nella magia del Natale e nella sua versione buonista, eppure non resiste al contempo al suo fascino trovandosi suo malgrado a raccontare, anche se rovesciandola, decostruendola, irridendola, una storia natalizia. Probabilmente è come ci insegna Harari nei suoi libri, in particolare Sapiens. Da animali a dèi: la potenza creativa della nostra immaginazione e la capacità di inventare miti, che sono in sostanza delle storie condivise e radicate, sono tra i primi elementi identificativi del genere umano. Astrazione e condivisione attraverso il racconto, una magia tanto potente e profonda da eguagliare quella del Natale, dove, come nella copertina del libro, non vi è cosa più bella di leggere in famiglia i pensieri illuminati dalla calda luce di un focolare, o delle lucine degli addobbi. E come in ogni storia che si rispetti avremo modo anche di ridere di gusto con Zerocalcare, ad esempio nel passaggio di consegne tra la Klass Inc. e la Easter Krupp nell’eterna sfida tra Natale e Pasqua, o con personaggi come il Topino dei Denti, odontoiatra dei Vip tra cui Natale e la Befana… E allora proviamo anche noi a immaginarci un Natale alternativo, dove a seguito della morte di Babbo Natale vi sia la candidatura di una serie di potenziali sostituti: che ne dite di Kate Moss al posto del lappone corpulento che ha esagerato con il body positive, oppure di Hugh Hefner, patron di Playboy, che sarebbe perfetto come Babbo Natale per portare i regali al Monza Calcio, oppure Valentino, che potrebbe trovare un punto di rosso che non sbatta praticamente a chiunque, o di qualche emiro, che si appresta a comprare anche il prossimo Natale dove al posto delle renne ci saranno i cammelli. Intanto che attendo le vostre proposte colgo l’occasione per farvi i miei migliori auguri letterari!
Black humour e critica sociale

Il consiglio di questa settimana è a tema natalizio, e tra le moltissime strenne che potrete trovare in libreria in questo momento ho pensato di parlavi di una graphic novel, che non è solo un fumetto ma un albo illustrato che si legge come un piccolo romanzo, o in questo caso un racconto: A babbo morto. Zerocalcare è un artista poliedrico e tra i massimi esponenti italiani di questo genere, posso dire senza timore di essere smentito che è l’autore che più di ogni altro ha portato alla ribalta del grande pubblico quello che prima era un genere di nicchia, per appassionati. Questa storia si apre con un misfatto: Babbo Natale è morto, e al comando della potente azienda che dirigeva, la Klauss Inc., succede il figlio, per l’appunto Figlio Natale, che come spesso succede si rivela un rampollo non all’altezza della situazione. Ne seguono una serie di aspre vicende in cui la Klauss Inc. entra in crisi finanziaria, alcuni suoi settori chiudono spostandosi sulla logistica e così compromettendo il lavoro degli elfi che provano il tutto per tutto con degli scioperi generali per opporsi alla deriva… la polizia guidata dalle renne che entra in contrasto e così via in una rilettura caustica e dissacrante della storia del boss dei regali. Come diceva Shirley Temple, “ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e fu lui a chiedermi un autografo”. Anche Zerocalcare sembra aver perso fiducia nella magia del Natale e nella sua versione buonista, eppure non resiste al contempo al suo fascino trovandosi suo malgrado a raccontare, anche se rovesciandola, decostruendola, irridendola, una storia natalizia. Probabilmente è come ci insegna Harari nei suoi libri, in particolare Sapiens. Da animali a dèi: la potenza creativa della nostra immaginazione e la capacità di inventare miti, che sono in sostanza delle storie condivise e radicate, sono tra i primi elementi identificativi del genere umano. Astrazione e condivisione attraverso il racconto, una magia tanto potente e profonda da eguagliare quella del Natale, dove, come nella copertina del libro, non vi è cosa più bella di leggere in famiglia i pensieri illuminati dalla calda luce di un focolare, o delle lucine degli addobbi. E come in ogni storia che si rispetti avremo modo anche di ridere di gusto con Zerocalcare, ad esempio nel passaggio di consegne tra la Klass Inc. e la Easter Krupp nell’eterna sfida tra Natale e Pasqua, o con personaggi come il Topino dei Denti, odontoiatra dei Vip tra cui Natale e la Befana… E allora proviamo anche noi a immaginarci un Natale alternativo, dove a seguito della morte di Babbo Natale vi sia la candidatura di una serie di potenziali sostituti: che ne dite di Kate Moss al posto del lappone corpulento che ha esagerato con il body positive, oppure di Hugh Hefner, patron di Playboy, che sarebbe perfetto come Babbo Natale per portare i regali al Monza Calcio, oppure Valentino, che potrebbe trovare un punto di rosso che non sbatta praticamente a chiunque, o di qualche emiro, che si appresta a comprare anche il prossimo Natale dove al posto delle renne ci saranno i cammelli. Intanto che attendo le vostre proposte colgo l’occasione per farvi i miei migliori auguri letterari!
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