Il nuovo appello di Papa Francesco sui migranti: “Occorre maggiore umanità”

Si ripetono senza tregua da troppi anni i viaggi della speranza nel Canale di Sicilia. Si ripetono in ugual misura i moniti che il Papa lancia al mondo della politica, nella speranza che questa strage silenziosa possa terminare. Una “spina nel cuore”, l’aveva definitivail potefice in visita a Lampedusa Negli ultimi 20 anni, infatti, il Mediterraneo è stato la tomba di oltre 30 mila persone. Stando alle parole degli esperti, si muore molto di più sulla rotta libica che su quella tunisina: le due tratte della speranza per chi scappa da guerre e fame. Ma, ovviamente, le statistiche dei morti e dei dispersi possono essere del tutto orientative. Il Santo Padre, proprio ieri, ha lanciato l’ennesimo appello attraverso la VIII Conferenza Rome MED Dialogues, in corso a Roma dal primo al tre dicembre. “La presente Conferenza ha il pregio di rilanciare la centralità del Mediterraneo, attraverso il confronto su un’agenda particolarmente ricca di argomenti, che spazia dai temi di geo-politica e sicurezza, alla tutela delle libertà fondamentali della persona, alla sfida delle migrazioni, alla crisi climatica e ambientale. Con rammarico dobbiamo constatare che questo stesso mare, oggi, stenta ad essere vissuto come luogo di incontro, di scambio, di condivisione e di collaborazione. Dobbiamo dunque riprendere la cultura dell’incontro – continua Papa Francesco – di cui abbiamo tanto beneficiato, e non solo nel passato. Così si potrà ricostruire un senso di fraternità, sviluppando, oltre a rapporti economici più giusti, anche relazioni più umane, comprese quelle con i migranti. Penso in particolare all’incapacità di trovare soluzioni comuni, che continua a comportare una perdita di vite umane inammissibile e quasi sempre evitabile, soprattutto nel Mediterraneo. La migrazione è essenziale per il benessere di quest’area e non può essere fermata. Pertanto, è nell’interesse di tutte le parti trovare una soluzione comprensiva dei vari aspetti e delle giuste istanze, che sia vantaggiosa per tutti, che garantisca sia la dignità umana sia la prosperità condivisa”.

Si ripetono senza tregua da troppi anni i viaggi della speranza nel Canale di Sicilia. Si ripetono in ugual misura i moniti che il Papa lancia al mondo della politica, nella speranza che questa strage silenziosa possa terminare. Una “spina nel cuore”, l’aveva definitivail potefice in visita a Lampedusa Negli ultimi 20 anni, infatti, il Mediterraneo è stato la tomba di oltre 30 mila persone. Stando alle parole degli esperti, si muore molto di più sulla rotta libica che su quella tunisina: le due tratte della speranza per chi scappa da guerre e fame. Ma, ovviamente, le statistiche dei morti e dei dispersi possono essere del tutto orientative. Il Santo Padre, proprio ieri, ha lanciato l’ennesimo appello attraverso la VIII Conferenza Rome MED Dialogues, in corso a Roma dal primo al tre dicembre. “La presente Conferenza ha il pregio di rilanciare la centralità del Mediterraneo, attraverso il confronto su un’agenda particolarmente ricca di argomenti, che spazia dai temi di geo-politica e sicurezza, alla tutela delle libertà fondamentali della persona, alla sfida delle migrazioni, alla crisi climatica e ambientale. Con rammarico dobbiamo constatare che questo stesso mare, oggi, stenta ad essere vissuto come luogo di incontro, di scambio, di condivisione e di collaborazione. Dobbiamo dunque riprendere la cultura dell’incontro – continua Papa Francesco – di cui abbiamo tanto beneficiato, e non solo nel passato. Così si potrà ricostruire un senso di fraternità, sviluppando, oltre a rapporti economici più giusti, anche relazioni più umane, comprese quelle con i migranti. Penso in particolare all’incapacità di trovare soluzioni comuni, che continua a comportare una perdita di vite umane inammissibile e quasi sempre evitabile, soprattutto nel Mediterraneo. La migrazione è essenziale per il benessere di quest’area e non può essere fermata. Pertanto, è nell’interesse di tutte le parti trovare una soluzione comprensiva dei vari aspetti e delle giuste istanze, che sia vantaggiosa per tutti, che garantisca sia la dignità umana sia la prosperità condivisa”.

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