Il Patto Armato

L’Italia continuerà a mandare armi a Zelensky. Il centrodestra, grazie ai voti del dell’opposizione, riesce a far passare quella parte del testo Tremonti sui rifornimenti a Kiev. Grazie al gioco delle astensioni reciproche, ricevono l’ok pure le mozioni presentate da Partito Democratico e Terzo Polo, sulle quali Palazzo Chigi si era rimesso all’Aula. Bocciati, invece, i documenti presentati dal Movimento 5 Stelle e dall’Alleanza Verdi-Sinistra.

L’esultanza di Fdi, Fi e Lega

“La maggioranza – dichiara Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera – mostra un segnale di forte coesione e solidarietà al fianco dell’Ucraina. Non possono esserci comportamenti ambigui nei confronti dell’aggressione russa. Continuiamo con estrema chiarezza su una linea adottata fin da quando eravamo all’opposizione. In gioco c’è la credibilità della nostra Nazione”. I 240 consensi favorevoli, oltre a prevedere rinforzi militari per gli alleati, impongono all’attuale esecutivo di promuovere i negoziati di pace, nonché mettere i presupposti per la formazione dell’esercito continentale. Vengono, poi, salvaguardati sia gli accordi per quanto concerne la sicurezza alimentare che i negoziati volti a individuare una soluzione comune al caro energia. Soddisfatti , quindi, sia i leghisti vicini a Matteo Salvini che i berluscones. “Ne abbiamo abbastanza anche noi – evidenzia il deputato Giorgio Mulè – dell’illogicità di questa guerra. Urliamo come tutti basta e per questo chiediamo con forza che dalle Nazioni Unite all’Unione Europea continui incessante la pressione per trovare la via della risoluzione. Nel frattempo, però, non vogliamo arrenderci alla logica di accettare la sottomissione e chiuderci in quelle grotte che sono le stazioni della metro nella capitale ucraina”.

L’ira del Conte

“Il Movimento 5 Stelle non si rassegna all’ineluttabilità”. Quanto avvenuto nei palazzi romani non cambia la strategia del leader dei gialli Giuseppe Conte. “Non possiamo – ribadisce – pensare di inseguire un’illusoria vittoria militare sulla Russia, con il rischio di scatenare un conflitto ancora più incontrollabile, con la concreta possibilità di una catastrofe nucleare. Se il governo vuole continuare a perorare questa linea guerrafondaia, armi a oltranza e zero negoziati, non si nasconda, venga a metterci la faccia davanti agli italiani”. Non passa inosservato neanche un post Facebook in cui l’avvocato di Volturara Appula accusa la maggioranza di abbandonare i lavoratori in difficoltà e di ingrassare le lobby delle armi.

Il bicchiere mezzo pieno

Le mozioni di Pd e Terzo Polo, approvate con un gioco di astensioni, puntano a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo di Zelensky con tutte le forme di assistenza necessarie. Se i dem, però, si dichiarano soddisfatti per quanto approvato in Aula, “che conferma la linea sostenuta in nove mese di conflitto e che tiene insieme due urgenze, quella di sostenere con ogni mezzo necessario la resistenza del popolo ucraino e quella di sviluppare il massimo impegno per giungere al cessate il fuoco”, stesso discorso non vale per Renzi e Calenda. Matteo Richetti parla addirittura di occasione sprecata. “Dal Parlamento – ribadisce – una pessima prova di politicismo. Lo stop a nostra mozione lo pagherà la popolare di Kiev”.

L’annuncio di Tajani

Da Bucarest, intanto, il titolare della Farnesina annuncia di voler portare in Cdm il decreto per prorogare i tempi delle decisioni già adottate, che scadono il 31 dicembre, per un’eventuale fornitura di mezzi militari, naturalmente sempre previo passaggio parlamentare.

L’Italia continuerà a mandare armi a Zelensky. Il centrodestra, grazie ai voti del dell’opposizione, riesce a far passare quella parte del testo Tremonti sui rifornimenti a Kiev. Grazie al gioco delle astensioni reciproche, ricevono l’ok pure le mozioni presentate da Partito Democratico e Terzo Polo, sulle quali Palazzo Chigi si era rimesso all’Aula. Bocciati, invece, i documenti presentati dal Movimento 5 Stelle e dall’Alleanza Verdi-Sinistra.

L’esultanza di Fdi, Fi e Lega

“La maggioranza – dichiara Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera – mostra un segnale di forte coesione e solidarietà al fianco dell’Ucraina. Non possono esserci comportamenti ambigui nei confronti dell’aggressione russa. Continuiamo con estrema chiarezza su una linea adottata fin da quando eravamo all’opposizione. In gioco c’è la credibilità della nostra Nazione”. I 240 consensi favorevoli, oltre a prevedere rinforzi militari per gli alleati, impongono all’attuale esecutivo di promuovere i negoziati di pace, nonché mettere i presupposti per la formazione dell’esercito continentale. Vengono, poi, salvaguardati sia gli accordi per quanto concerne la sicurezza alimentare che i negoziati volti a individuare una soluzione comune al caro energia. Soddisfatti , quindi, sia i leghisti vicini a Matteo Salvini che i berluscones. “Ne abbiamo abbastanza anche noi – evidenzia il deputato Giorgio Mulè – dell’illogicità di questa guerra. Urliamo come tutti basta e per questo chiediamo con forza che dalle Nazioni Unite all’Unione Europea continui incessante la pressione per trovare la via della risoluzione. Nel frattempo, però, non vogliamo arrenderci alla logica di accettare la sottomissione e chiuderci in quelle grotte che sono le stazioni della metro nella capitale ucraina”.

L’ira del Conte

“Il Movimento 5 Stelle non si rassegna all’ineluttabilità”. Quanto avvenuto nei palazzi romani non cambia la strategia del leader dei gialli Giuseppe Conte. “Non possiamo – ribadisce – pensare di inseguire un’illusoria vittoria militare sulla Russia, con il rischio di scatenare un conflitto ancora più incontrollabile, con la concreta possibilità di una catastrofe nucleare. Se il governo vuole continuare a perorare questa linea guerrafondaia, armi a oltranza e zero negoziati, non si nasconda, venga a metterci la faccia davanti agli italiani”. Non passa inosservato neanche un post Facebook in cui l’avvocato di Volturara Appula accusa la maggioranza di abbandonare i lavoratori in difficoltà e di ingrassare le lobby delle armi.

Il bicchiere mezzo pieno

Le mozioni di Pd e Terzo Polo, approvate con un gioco di astensioni, puntano a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo di Zelensky con tutte le forme di assistenza necessarie. Se i dem, però, si dichiarano soddisfatti per quanto approvato in Aula, “che conferma la linea sostenuta in nove mese di conflitto e che tiene insieme due urgenze, quella di sostenere con ogni mezzo necessario la resistenza del popolo ucraino e quella di sviluppare il massimo impegno per giungere al cessate il fuoco”, stesso discorso non vale per Renzi e Calenda. Matteo Richetti parla addirittura di occasione sprecata. “Dal Parlamento – ribadisce – una pessima prova di politicismo. Lo stop a nostra mozione lo pagherà la popolare di Kiev”.

L’annuncio di Tajani

Da Bucarest, intanto, il titolare della Farnesina annuncia di voler portare in Cdm il decreto per prorogare i tempi delle decisioni già adottate, che scadono il 31 dicembre, per un’eventuale fornitura di mezzi militari, naturalmente sempre previo passaggio parlamentare.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli