Il patto di Arcore, l’impegno di Forza Italia

Bella riunione domenica ad Arcore con Silvio Berlusconi. Puntuale. Attento ad ogni dettaglio. Assolutamente sul pezzo su ogni questione rilevante, dalla legge di stabilità al tema dell’immigrazione. Silvio Berlusconi fa la differenza, tra un centrodestra che deve affrontare mille emergenze colmando talvolta in alcuni suoi settori un gap di inesperienza ma poi potendo contare sulla solidità di chi ne ha viste tante nella vita. Ed è per questo che di Berlusconi la coalizione di centrodestra non può e non deve fare a meno. Non soltanto per scambiare opinioni tra le diverse forze politiche. Ma anche per avere un parere alla luce della sua lunghissima esperienza. Berlusconi è mol to orgoglioso di essere stato uno dei pochi statisti che ha presieduto più volte delicatissimi summit internazionali e di mantenere ancora oggi un dialogo con protagonisti della vita politica mondiale degli ultimi decenni. Forza Italia, lo ha deciso ancora una volta nella riunione di domenica, non rinuncia ad alcune sue priorità: aumento delle pensioni minime, decontribuzione per l’assunzione dei giovani, tutela della famiglia e della sicurezza, riforma autentica della Giustizia. C’è forte consenso per le prese di posizioni del ministro Nordio, che ricalcano ciò che Forza Italia auspica da molto tempo. C’è poi la volontà di mantenere una presenza forte sul territorio.
E c’è anche da evitare un errore che è tipico della politica: la separazione tra la struttura del movimento politico e chi lo rappresenta al Governo. Non è un problema di Forza Italia, ma è una questione che ha sempre investito le organizzazioni politiche. È inevitabile, direi fisiologico, che si determini una dicotomia tra chi è all’interno di un esecutivo e chi continua ad occuparsi del partito o dell’attività parlamentare. Chi sta in un Governo deve mediare tra mille esigenze, deve prendere atto della disponibilità limitata di risorse economiche, dei contesti internazionali. È stato sempre così. Ed è ancora di più così oggi, che ci sono vincoli europei o quando addirittura una guerra condiziona i rapporti e i bilanci del mondo. Riunirsi è fondamentale. Ho fatto presente più volte al presidente Berlusconi che, al di là del pessimismo di alcuni e della ingenerosità di altri, il nostro ruolo è decisivo. Non solo perché con i nostri numeri facciamo la differenza tra la vittoria e la sconfitta del centrodestra, ma perché oggi Forza Italia annovera un leader importante e di esperienza ineguagliata e ineguagliabile, 5 Ministri, 2 capigruppo, 2 Vicepresidenti di Camera e Senato, 8 Sottosegretari, 5 Presidenti di Commissioni e 5 Presidenti di Regione. Più molte altre persone impegnate nel Parlamento, sul territorio e nelle amministrazioni locali. Questa squadra, se lavorerà con coesione e con unità sotto la guida di Berlusconi, rappresenta un potenziale eccezionale.
Questa è la squadra di Forza Italia, ovviamente da integrare con tanti altri dirigenti che esprimono valore e esperienza.
Con Berlusconi alla guida di queste 30/40 persone, Forza Italia potrà e dovrà dire la sua, sulla politica internazionale, sulla gestione dei flussi migratori, sulla tutela della sicurezza e della famiglia, sulla riforma del fisco e della giustizia.
Questo è lo spirito che è emerso dalla domenica di Arcore. Non c’era bisogno di sancire una pace perché non ci sono guerre. Ci possono essere sensibilità diverse e ruoli differenziati che possono portare anche a un fisiologico confronto tra punti di vista diversi. Ma c’è un grande potenziale. E anche l’esigenza di rappresentare la presenza e la sensibilità del Partito Popolare Europeo, di cui Forza Italia è componente essenziale, nel quadro della politica e del dibattito italiano. Una forza portatrice di coerenza e fortemente legata a un’identità cristiana, liberale, garantista ed europeista. C’è quindi molto da fare”.

Bella riunione domenica ad Arcore con Silvio Berlusconi. Puntuale. Attento ad ogni dettaglio. Assolutamente sul pezzo su ogni questione rilevante, dalla legge di stabilità al tema dell’immigrazione. Silvio Berlusconi fa la differenza, tra un centrodestra che deve affrontare mille emergenze colmando talvolta in alcuni suoi settori un gap di inesperienza ma poi potendo contare sulla solidità di chi ne ha viste tante nella vita. Ed è per questo che di Berlusconi la coalizione di centrodestra non può e non deve fare a meno. Non soltanto per scambiare opinioni tra le diverse forze politiche. Ma anche per avere un parere alla luce della sua lunghissima esperienza. Berlusconi è mol to orgoglioso di essere stato uno dei pochi statisti che ha presieduto più volte delicatissimi summit internazionali e di mantenere ancora oggi un dialogo con protagonisti della vita politica mondiale degli ultimi decenni. Forza Italia, lo ha deciso ancora una volta nella riunione di domenica, non rinuncia ad alcune sue priorità: aumento delle pensioni minime, decontribuzione per l’assunzione dei giovani, tutela della famiglia e della sicurezza, riforma autentica della Giustizia. C’è forte consenso per le prese di posizioni del ministro Nordio, che ricalcano ciò che Forza Italia auspica da molto tempo. C’è poi la volontà di mantenere una presenza forte sul territorio.
E c’è anche da evitare un errore che è tipico della politica: la separazione tra la struttura del movimento politico e chi lo rappresenta al Governo. Non è un problema di Forza Italia, ma è una questione che ha sempre investito le organizzazioni politiche. È inevitabile, direi fisiologico, che si determini una dicotomia tra chi è all’interno di un esecutivo e chi continua ad occuparsi del partito o dell’attività parlamentare. Chi sta in un Governo deve mediare tra mille esigenze, deve prendere atto della disponibilità limitata di risorse economiche, dei contesti internazionali. È stato sempre così. Ed è ancora di più così oggi, che ci sono vincoli europei o quando addirittura una guerra condiziona i rapporti e i bilanci del mondo. Riunirsi è fondamentale. Ho fatto presente più volte al presidente Berlusconi che, al di là del pessimismo di alcuni e della ingenerosità di altri, il nostro ruolo è decisivo. Non solo perché con i nostri numeri facciamo la differenza tra la vittoria e la sconfitta del centrodestra, ma perché oggi Forza Italia annovera un leader importante e di esperienza ineguagliata e ineguagliabile, 5 Ministri, 2 capigruppo, 2 Vicepresidenti di Camera e Senato, 8 Sottosegretari, 5 Presidenti di Commissioni e 5 Presidenti di Regione. Più molte altre persone impegnate nel Parlamento, sul territorio e nelle amministrazioni locali. Questa squadra, se lavorerà con coesione e con unità sotto la guida di Berlusconi, rappresenta un potenziale eccezionale.
Questa è la squadra di Forza Italia, ovviamente da integrare con tanti altri dirigenti che esprimono valore e esperienza.
Con Berlusconi alla guida di queste 30/40 persone, Forza Italia potrà e dovrà dire la sua, sulla politica internazionale, sulla gestione dei flussi migratori, sulla tutela della sicurezza e della famiglia, sulla riforma del fisco e della giustizia.
Questo è lo spirito che è emerso dalla domenica di Arcore. Non c’era bisogno di sancire una pace perché non ci sono guerre. Ci possono essere sensibilità diverse e ruoli differenziati che possono portare anche a un fisiologico confronto tra punti di vista diversi. Ma c’è un grande potenziale. E anche l’esigenza di rappresentare la presenza e la sensibilità del Partito Popolare Europeo, di cui Forza Italia è componente essenziale, nel quadro della politica e del dibattito italiano. Una forza portatrice di coerenza e fortemente legata a un’identità cristiana, liberale, garantista ed europeista. C’è quindi molto da fare”.

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