Il Pd e la sfida fantasma Boccia-Serracchiani Il congresso che non c’è

Come il cappello magico di Harry Potter, il Partito Democratico dovrà decidere chi sarà il suo leader. In ogni sfida, però, ci sono i candidati ufficiali, come al torneo dei tre maghi e poi ci sono quelli che spuntano dal calice di fuoco, senza avere il coraggio di mettere il proprio nome nell’urna. Nel nostro caso, gli indiziati sono due: Francesco Boccia e Debora Serracchiani.

La poco coraggiosa

Non è un caso che YouTrend, proprio come la coppa di Hogwarts, sputi il nome dell’ex governatrice del Friuli, che tanto sembra una streghetta del mondo di J. K. Rowling. Secondo il noto sito di rilevazioni, qualora gli elettori democratici dovessero scegliere un volto femminile, chi otterrebbe più preferenze sarebbe l’attuale capogruppo a Montecitorio, che addirittura sfiorerebbe quota 40 per cento. Elly Schlein, pur recuperando qualche punto, oggi data al 35 per cento, non convincerebbe i tesserati della prima ora, i militanti, chi vive nei circoli. Stiamo parlando, d’altronde, di un prodotto inventato in Svizzera e trapiantato in Italia, della classica figlia del professore, della comunista radical chic. Il popolo delle giovanili, dei primi amori nelle sezioni, avrebbe non poche difficoltà a riconoscersi in chi, nei fatti, non ha ancora neanche la tessera del partito che vuole guidare. Sarebbe pronto, invece, a sposare, senza problema, la solita causa, quella dell’insostituibile lettiana, renziana e chi ne ha più ne metta. Neanche la batosta del 25 settembre è stata sufficiente per fargli saltare la poltrona da prima donna rosa nelle stanze di Montecitorio. L’unico problema, però, è che qualcuno dimentica che stiamo parlando di chi era passata alla ribalta per il libro, edito da Rizzoli e scritto insieme al nostro direttore Tommaso Cerno “Il coraggio che manca”. Riferito a Debora, una vera e proprio nemesi. Tutti gli chiedono di farsi avanti, di metterci la faccia, ma lei continua dire “no”. La partita, stavolta, è incerta, le prove troppo rischiose. Ecco perché probabilmente starà mandando maledizioni maya a quel furbone che ha fatto spuntare il suo nome nell’indice di gradimento per il congresso.

Il timoroso di Bisceglie

Se c’è un nome che avrebbe messo tutti d’accordo si chiama Francesco Boccia. Nei meandri della chat, circola addirittura un’analisi che lo vede davanti a Stefano Bonaccini. Non è una sorpresa. Il 54enne pugliese, d’altronde, sarebbe l’unico profilo in grado di mettere insieme i viceré del Sud, i ribelli del Nord e gli uomini dell’ex segretario Zingaretti. Per fare un’operazione del genere, bisogna avere il coraggio di rischiare. La vittoria è molto probabile, ma non scientifica. Una cosa è certa, nel caso in cui l’ex ministro per gli Affari Regionali avesse deciso di essere protagonista certamente il governatore pugliese Michele Emiliano non sarebbe andato a vendere i suoi cammelli al collega dell’Emilia. Stesso discorso vale per i lanciafiamme di De Luca, prestati in cambio di un posto in segreteria alla svizzera Elly. Lo stesso Nicolone de Roma starebbe pensando di mettersi a servizio dell’ultima petalosa franceschiniana. Il rischio è che la mancata volontà di Boccia, sia causa della nascita dell’ennesima accozzaglia, positiva né per l’Italia, né per il Pd. I progressisti non sono più quelli con l’anello al naso, che credevano in qualsiasi favoletta. Una cosa è certa, la sfida tra Serracchiani e Boccia sarebbe stata molto più affascinante del derby tutto emiliano tra Schlein e Bonaccini, considerando che la De Micheli, al momento, sa solo lei che è candidata. Non sarebbe cambiato nulla neanche se ci fosse stato Matteo Ricci, che all’ultimo minuto, probabilmente perché non aveva i consensi o per un diktat dei soliti noti, si è messo a disposizione del più forte al momento. Febbraio in politica è un’eternità. Non è utopia, pensare che in mancanza di alternativa, anche la sardina Elly possa dar filo da torcere al designato.

Come il cappello magico di Harry Potter, il Partito Democratico dovrà decidere chi sarà il suo leader. In ogni sfida, però, ci sono i candidati ufficiali, come al torneo dei tre maghi e poi ci sono quelli che spuntano dal calice di fuoco, senza avere il coraggio di mettere il proprio nome nell’urna. Nel nostro caso, gli indiziati sono due: Francesco Boccia e Debora Serracchiani.

La poco coraggiosa

Non è un caso che YouTrend, proprio come la coppa di Hogwarts, sputi il nome dell’ex governatrice del Friuli, che tanto sembra una streghetta del mondo di J. K. Rowling. Secondo il noto sito di rilevazioni, qualora gli elettori democratici dovessero scegliere un volto femminile, chi otterrebbe più preferenze sarebbe l’attuale capogruppo a Montecitorio, che addirittura sfiorerebbe quota 40 per cento. Elly Schlein, pur recuperando qualche punto, oggi data al 35 per cento, non convincerebbe i tesserati della prima ora, i militanti, chi vive nei circoli. Stiamo parlando, d’altronde, di un prodotto inventato in Svizzera e trapiantato in Italia, della classica figlia del professore, della comunista radical chic. Il popolo delle giovanili, dei primi amori nelle sezioni, avrebbe non poche difficoltà a riconoscersi in chi, nei fatti, non ha ancora neanche la tessera del partito che vuole guidare. Sarebbe pronto, invece, a sposare, senza problema, la solita causa, quella dell’insostituibile lettiana, renziana e chi ne ha più ne metta. Neanche la batosta del 25 settembre è stata sufficiente per fargli saltare la poltrona da prima donna rosa nelle stanze di Montecitorio. L’unico problema, però, è che qualcuno dimentica che stiamo parlando di chi era passata alla ribalta per il libro, edito da Rizzoli e scritto insieme al nostro direttore Tommaso Cerno “Il coraggio che manca”. Riferito a Debora, una vera e proprio nemesi. Tutti gli chiedono di farsi avanti, di metterci la faccia, ma lei continua dire “no”. La partita, stavolta, è incerta, le prove troppo rischiose. Ecco perché probabilmente starà mandando maledizioni maya a quel furbone che ha fatto spuntare il suo nome nell’indice di gradimento per il congresso.

Il timoroso di Bisceglie

Se c’è un nome che avrebbe messo tutti d’accordo si chiama Francesco Boccia. Nei meandri della chat, circola addirittura un’analisi che lo vede davanti a Stefano Bonaccini. Non è una sorpresa. Il 54enne pugliese, d’altronde, sarebbe l’unico profilo in grado di mettere insieme i viceré del Sud, i ribelli del Nord e gli uomini dell’ex segretario Zingaretti. Per fare un’operazione del genere, bisogna avere il coraggio di rischiare. La vittoria è molto probabile, ma non scientifica. Una cosa è certa, nel caso in cui l’ex ministro per gli Affari Regionali avesse deciso di essere protagonista certamente il governatore pugliese Michele Emiliano non sarebbe andato a vendere i suoi cammelli al collega dell’Emilia. Stesso discorso vale per i lanciafiamme di De Luca, prestati in cambio di un posto in segreteria alla svizzera Elly. Lo stesso Nicolone de Roma starebbe pensando di mettersi a servizio dell’ultima petalosa franceschiniana. Il rischio è che la mancata volontà di Boccia, sia causa della nascita dell’ennesima accozzaglia, positiva né per l’Italia, né per il Pd. I progressisti non sono più quelli con l’anello al naso, che credevano in qualsiasi favoletta. Una cosa è certa, la sfida tra Serracchiani e Boccia sarebbe stata molto più affascinante del derby tutto emiliano tra Schlein e Bonaccini, considerando che la De Micheli, al momento, sa solo lei che è candidata. Non sarebbe cambiato nulla neanche se ci fosse stato Matteo Ricci, che all’ultimo minuto, probabilmente perché non aveva i consensi o per un diktat dei soliti noti, si è messo a disposizione del più forte al momento. Febbraio in politica è un’eternità. Non è utopia, pensare che in mancanza di alternativa, anche la sardina Elly possa dar filo da torcere al designato.

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