Il Pd resta in mutande e crolla nei sondaggi

Regna il caos nel campo progressista, ormai sono tutti contro il segretario dem e la possibile alleanza Renzi-Calenda mette a rischio anche i collegi uninominali

Nel campo progressista regna il caos. Il Partito Democratico chiude con i Verdi e la Sinistra, mentre i moderati fuggono altrove e tentano l’impresa terzo polo.

A confermarlo gli ultimi sondaggi, secondo cui l’effetto Calenda, avrebbe allargato la forbice tra centrodestra e centrosinistra. Secondo Noto e Masia, dopo lo strappo, ci sarebbe un solco di addirittura 15 punti percentuali. Un cammino tutto in salita anche per quanto riguarda i collegi. Un’eventuale alleanza centrista tra Matteo Renzi e Calenda potrebbe in più di qualche realtà rompere le uova nel paniere al Pd e ai suoi alleati.

La strategia di Letta di portare tutti sulla stessa barca, quindi, non solo allontana i centristi di “Azione” e demotiva quei moderati rimasti dentro l’alleanza, ma addirittura metterebbe a rischio l’attuale leadership all’interno del Pd. Secondo voci di corridoio, ci sarebbe più di qualche semplice mal di pancia tra le stanze del Nazareno per le ultime decisioni del vertice, soprattutto nella corrente franceschiniana, dove più di qualcuno avrebbe mal digerito la virata a sinistra.

La conferma del segretario, pertanto, dipenderà dal risultato delle elezioni del 25 settembre. Non è certamente il momento più semplice per chi ha le redini del secondo partito in Italia. In caso di flop totale, ci sarà una vera e propria rivoluzione a quelle latitudini.

Ecco perché il politico nativo di Pisa è costretto ad alzare la voce nei confronti di Calenda e chiarire quanto accaduto con chi prima lo ha abbracciato e poi lo ha silurato: “Ha deciso di stare con Meloni e con la destra ”. La frattura, stando alle dichiarazioni, però, non sembrerebbe spaventare il numero uno dei dem. L’ex ministro, secondo il segretario del Partito Democratico, resterà isolato: “Non puoi fare – rimarca ai microfoni delle tv – accordi solo con te stesso”.

Fatta chiarezza anche sulle fasi antecedenti lo strappo con Azione. Secondo il numero uno del Nazareno, non ci sarebbe stata nemmeno alcuna telefonata tra lui e Calenda: “Non è vero – rivela ai taccuini del Corsera – che sabato mi ha avvertito per dire che rompeva. Ha chiamato Franceschini e non me. Alle mie telefonate non ha proprio risposto”.

Dalla parte di Letta, senza esitazioni, si schiera Emma Bonino. Il suo partito +Europa, pur avendo avviato un percorso federativo con Azione, abbandona l’ex ministro per restare nella casa del centrosinistra. “Non è serio cambiare opinione – dichiara la senatrice, nota per essere una delle figure più importanti del radicalismo liberale italiano – ogni tre giorni, specialmente da parte di una forza politica che si candida a partecipare al governo di un paese. Io su questa strada non lo posso seguire”.

Per Benedetto Della Vedova, segretario nazionale di +Europa, era chiarissimo, sin dal principio delle trattative, che nell’alleanza sarebbero rientrati Sinistra Italiana e Verdi: “Il ripensamento di Calenda non solo è sbagliato, ma è anche una questione di etica politica”.

A scagliare dardi verso il leader di Azione pure il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli: “Calenda – scrive in un tweet – non ha strategia e parla per slogan, come sul nucleare, energia costosissima che ha portato la Francia a indebitarsi. Il futuro sono le rinnovabili”. Neanche i programmi, quindi, aiutano a rinsaldare quella che gli opinionisti chiamano “grande accozzaglia”. Per Stefano Fassina, ad esempio, è indispensabile superare quell’agenda Draghi, sposata negli ultimi mesi dai dem. Ecco perchè il cammino è sempre più impervio e ricco di ostacoli. Almeno per il momento la discesa è lontana anni luce.

Finanche l’anniversario di Marcinelle, tragedia che costò la vita a tante persone, tra gli altro a 136 connazionali, finisce col diventare motivo di scontro. Alle parole di Meloni, che aveva ribadito come la giornata non doveva servire per strumentalizzare sulla questione migranti in Italia, non ci sta il numero uno dei dem. Per Letta, presente alla cerimonia in Belgio, le dichiarazioni della leader di Fratelli d’Italia sono “gravi e incomprensibili”.

Regna il caos nel campo progressista, ormai sono tutti contro il segretario dem e la possibile alleanza Renzi-Calenda mette a rischio anche i collegi uninominali

Nel campo progressista regna il caos. Il Partito Democratico chiude con i Verdi e la Sinistra, mentre i moderati fuggono altrove e tentano l’impresa terzo polo.

A confermarlo gli ultimi sondaggi, secondo cui l’effetto Calenda, avrebbe allargato la forbice tra centrodestra e centrosinistra. Secondo Noto e Masia, dopo lo strappo, ci sarebbe un solco di addirittura 15 punti percentuali. Un cammino tutto in salita anche per quanto riguarda i collegi. Un’eventuale alleanza centrista tra Matteo Renzi e Calenda potrebbe in più di qualche realtà rompere le uova nel paniere al Pd e ai suoi alleati.

La strategia di Letta di portare tutti sulla stessa barca, quindi, non solo allontana i centristi di “Azione” e demotiva quei moderati rimasti dentro l’alleanza, ma addirittura metterebbe a rischio l’attuale leadership all’interno del Pd. Secondo voci di corridoio, ci sarebbe più di qualche semplice mal di pancia tra le stanze del Nazareno per le ultime decisioni del vertice, soprattutto nella corrente franceschiniana, dove più di qualcuno avrebbe mal digerito la virata a sinistra.

La conferma del segretario, pertanto, dipenderà dal risultato delle elezioni del 25 settembre. Non è certamente il momento più semplice per chi ha le redini del secondo partito in Italia. In caso di flop totale, ci sarà una vera e propria rivoluzione a quelle latitudini.

Ecco perché il politico nativo di Pisa è costretto ad alzare la voce nei confronti di Calenda e chiarire quanto accaduto con chi prima lo ha abbracciato e poi lo ha silurato: “Ha deciso di stare con Meloni e con la destra ”. La frattura, stando alle dichiarazioni, però, non sembrerebbe spaventare il numero uno dei dem. L’ex ministro, secondo il segretario del Partito Democratico, resterà isolato: “Non puoi fare – rimarca ai microfoni delle tv – accordi solo con te stesso”.

Fatta chiarezza anche sulle fasi antecedenti lo strappo con Azione. Secondo il numero uno del Nazareno, non ci sarebbe stata nemmeno alcuna telefonata tra lui e Calenda: “Non è vero – rivela ai taccuini del Corsera – che sabato mi ha avvertito per dire che rompeva. Ha chiamato Franceschini e non me. Alle mie telefonate non ha proprio risposto”.

Dalla parte di Letta, senza esitazioni, si schiera Emma Bonino. Il suo partito +Europa, pur avendo avviato un percorso federativo con Azione, abbandona l’ex ministro per restare nella casa del centrosinistra. “Non è serio cambiare opinione – dichiara la senatrice, nota per essere una delle figure più importanti del radicalismo liberale italiano – ogni tre giorni, specialmente da parte di una forza politica che si candida a partecipare al governo di un paese. Io su questa strada non lo posso seguire”.

Per Benedetto Della Vedova, segretario nazionale di +Europa, era chiarissimo, sin dal principio delle trattative, che nell’alleanza sarebbero rientrati Sinistra Italiana e Verdi: “Il ripensamento di Calenda non solo è sbagliato, ma è anche una questione di etica politica”.

A scagliare dardi verso il leader di Azione pure il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli: “Calenda – scrive in un tweet – non ha strategia e parla per slogan, come sul nucleare, energia costosissima che ha portato la Francia a indebitarsi. Il futuro sono le rinnovabili”. Neanche i programmi, quindi, aiutano a rinsaldare quella che gli opinionisti chiamano “grande accozzaglia”. Per Stefano Fassina, ad esempio, è indispensabile superare quell’agenda Draghi, sposata negli ultimi mesi dai dem. Ecco perchè il cammino è sempre più impervio e ricco di ostacoli. Almeno per il momento la discesa è lontana anni luce.

Finanche l’anniversario di Marcinelle, tragedia che costò la vita a tante persone, tra gli altro a 136 connazionali, finisce col diventare motivo di scontro. Alle parole di Meloni, che aveva ribadito come la giornata non doveva servire per strumentalizzare sulla questione migranti in Italia, non ci sta il numero uno dei dem. Per Letta, presente alla cerimonia in Belgio, le dichiarazioni della leader di Fratelli d’Italia sono “gravi e incomprensibili”.

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