“Il Qatargate è un problema per il Pd, un errore scaricare A Letta bisogna dire grazie”

“È troppo semplice dire non ci riguarda. Allo stesso tempo, però, non si può fare di tutta l’erba un fascio”. A dirlo Toni Ricciardi, deputato del Partito Democratico e dirigente nazionale dei dem.
Il Pd si avvicina al congresso. Può essere la svolta?
“Urgente non è la svolta, ma piuttosto tenere in vita un soggetto che sta morendo e di cui il Paese ha ancora bisogno. Questa forza dovrebbe essere ripresa nello spirito e nell’anima.
Esiste un candidato in cui si riconosce?
Aspetto di leggere la piattaforma. Siamo ancora alle enunciazioni generali. Tendo certamente a essere più vicino a chi crede che il Pd possa stare ancora in piedi.
Quale la strada per sopravvivere? Il centro di Renzi o la sinistra di Conte?
Basta mantenere semplicemente un’identità. Essendo un nativo dem, avendo fatto tutti i congressi, mi sento a disagio quando vedo qualcuno della vecchia generazione che spinge per dividerlo. Dovrebbero essere i figli, quando ci sono dei problemi in famiglia, a mantenere l’armonia.
Lo scandalo Qatargate è una batosta per la sinistra?
Non mi sono mai iscritto tra coloro che dicono che una parte politica, a livello di morale, è superiore rispetto a un’altra. I ladri possono esserci dappertutto. La storia politica lo insegna. Stiamo parlando di vicende umane che esistono da sempre. Detto ciò, a prescindere dai colori, quanto accaduto a Bruxelles deve essere condannato. È troppo semplice dire non ci riguarda. Siamo di fronte a un qualcosa di troppo grave e su cui certamente chi è coinvolto dovrà dare delle risposte.
Qualcuno, però, dice poteva esserci qualche controllo in più. Basti pensare al caso Soumahoro. Chi ha composto le liste, poteva informarsi meglio sulle attività di chi ne faceva parte…
Non entro in merito a vicende di altri partiti. Il problema della politica, tuttavia, è continuare puntare sulle candidature dei simboli, degli opinion leader. Priorità deve essere data a quei militanti che si sono fatte le ossa sul campo. Persone, con anni di attivismo, certamente si conoscono meglio della bandiera dell’ultimo secondo. Questo vale per pornostar, attori e tutto ciò che si è portato in campo fino a ora. Un buon ministro della Giustizia non per forza deve essere un giurista. A dirlo la storia.
Qualcuno accusa il Pd di aver diffuso un modus operandi. Bertinotti sostiene che addirittura andrebbe sciolto…
Servirebbe non scioglierlo, ma farlo nascere per davvero. Dovrebbe affermarsi una narrazione realmente democratica. Si discute troppo sul tirare il Pd a destra o sinistra, mentre dovrebbe esserci una visione a lungo termine che recupera l’esistente per costruire il futuro. Altrimenti si continuerà a fare quanto iniziato nel 1992, ovvero si chiude un contenitore per aprirne un altro. Perdere un’elezione non è una giustificazione valida per chiudere un partito. Rispetto alle ultime politiche, d’altronde abbiamo preso il 19%, lo 0,6% in più. Il M5S ha dimezzato il suo consenso e nessuno ha detto nulla, anzi si parla di grande vittoria. Veltroni è stato crocifisso, pur avendo portato i dem al 30 per cento. La priorità è innanzitutto recuperare l’orgoglio in casa. Non basta aggiungere una letterina a una sigla per superare i momenti difficili. Dobbiamo scegliere a chi parlare, quali battaglie portare avanti.
Letta dopo il 25 settembre doveva dimettersi?
Enrico è stato protagonista di uno sforzo straordinario. È stucchevole o meglio ancora fastidioso buttare la croce su un segretario che ci ha messo la faccia. Ricordo a tutti lo sgomento all’indomani delle dimissioni di Zingaretti. Qualcuno ha la memoria corta. A Letta va detto solo grazie. Il suo problema è solo essere fin troppo educato con certi soggetti. Non ricordo mai così tanta condivisione sulle questioni.
Meglio anticiparle le primarie?
Se vogliamo svolgere una fase costituente, questa non può essere fatta in due mesi, tuttavia una guida serve. A maggior ragione se i gruppi parlamentari sono impegnati a tenere alta l’attenzione su questioni cruciali per il Paese. Il lavoro della Serracchiani, tra mille difficoltà, è stato straordinario. I 44 rilievi alla manovra mettono in luce una maggioranza che si tiene in piedi solo con dei post it. Siamo una forza che argomenta le perplessità e non che spara cannonate a caso, come prima faceva Meloni. Fondi base per lo sviluppo sono stati utilizzati per fare marchette.
Siamo, intanto, di fronte a un’opposizione divisa…
Quello che emerge è solo lo sfaldamento di una maggioranza che si tiene in piedi su fogliettini di carta. Siamo parlando di chi vuole far passare uno scudo fiscale come un’agevolazione per i pensionati di Monaco. Alle quattro di mattina mi sono battuto per non far bruciare i finanziamenti all’Istituto Croce, definito intervento micro-territoriale. Altro che gente pronta, questi sono solo pronti a sfasciare l’Italia. Questo governo ha intrapreso un percorso preciso, che purtroppo penalizza studenti, operai metalmeccanici, docenti e deboli. L’anima della destra sociale è solo un lontano ricordo. Mi meraviglio della leader di Fdi, che ha rinnegato una storia in qualche mese.
“È troppo semplice dire non ci riguarda. Allo stesso tempo, però, non si può fare di tutta l’erba un fascio”. A dirlo Toni Ricciardi, deputato del Partito Democratico e dirigente nazionale dei dem.
Il Pd si avvicina al congresso. Può essere la svolta?
“Urgente non è la svolta, ma piuttosto tenere in vita un soggetto che sta morendo e di cui il Paese ha ancora bisogno. Questa forza dovrebbe essere ripresa nello spirito e nell’anima.
Esiste un candidato in cui si riconosce?
Aspetto di leggere la piattaforma. Siamo ancora alle enunciazioni generali. Tendo certamente a essere più vicino a chi crede che il Pd possa stare ancora in piedi.
Quale la strada per sopravvivere? Il centro di Renzi o la sinistra di Conte?
Basta mantenere semplicemente un’identità. Essendo un nativo dem, avendo fatto tutti i congressi, mi sento a disagio quando vedo qualcuno della vecchia generazione che spinge per dividerlo. Dovrebbero essere i figli, quando ci sono dei problemi in famiglia, a mantenere l’armonia.
Lo scandalo Qatargate è una batosta per la sinistra?
Non mi sono mai iscritto tra coloro che dicono che una parte politica, a livello di morale, è superiore rispetto a un’altra. I ladri possono esserci dappertutto. La storia politica lo insegna. Stiamo parlando di vicende umane che esistono da sempre. Detto ciò, a prescindere dai colori, quanto accaduto a Bruxelles deve essere condannato. È troppo semplice dire non ci riguarda. Siamo di fronte a un qualcosa di troppo grave e su cui certamente chi è coinvolto dovrà dare delle risposte.
Qualcuno, però, dice poteva esserci qualche controllo in più. Basti pensare al caso Soumahoro. Chi ha composto le liste, poteva informarsi meglio sulle attività di chi ne faceva parte…
Non entro in merito a vicende di altri partiti. Il problema della politica, tuttavia, è continuare puntare sulle candidature dei simboli, degli opinion leader. Priorità deve essere data a quei militanti che si sono fatte le ossa sul campo. Persone, con anni di attivismo, certamente si conoscono meglio della bandiera dell’ultimo secondo. Questo vale per pornostar, attori e tutto ciò che si è portato in campo fino a ora. Un buon ministro della Giustizia non per forza deve essere un giurista. A dirlo la storia.
Qualcuno accusa il Pd di aver diffuso un modus operandi. Bertinotti sostiene che addirittura andrebbe sciolto…
Servirebbe non scioglierlo, ma farlo nascere per davvero. Dovrebbe affermarsi una narrazione realmente democratica. Si discute troppo sul tirare il Pd a destra o sinistra, mentre dovrebbe esserci una visione a lungo termine che recupera l’esistente per costruire il futuro. Altrimenti si continuerà a fare quanto iniziato nel 1992, ovvero si chiude un contenitore per aprirne un altro. Perdere un’elezione non è una giustificazione valida per chiudere un partito. Rispetto alle ultime politiche, d’altronde abbiamo preso il 19%, lo 0,6% in più. Il M5S ha dimezzato il suo consenso e nessuno ha detto nulla, anzi si parla di grande vittoria. Veltroni è stato crocifisso, pur avendo portato i dem al 30 per cento. La priorità è innanzitutto recuperare l’orgoglio in casa. Non basta aggiungere una letterina a una sigla per superare i momenti difficili. Dobbiamo scegliere a chi parlare, quali battaglie portare avanti.
Letta dopo il 25 settembre doveva dimettersi?
Enrico è stato protagonista di uno sforzo straordinario. È stucchevole o meglio ancora fastidioso buttare la croce su un segretario che ci ha messo la faccia. Ricordo a tutti lo sgomento all’indomani delle dimissioni di Zingaretti. Qualcuno ha la memoria corta. A Letta va detto solo grazie. Il suo problema è solo essere fin troppo educato con certi soggetti. Non ricordo mai così tanta condivisione sulle questioni.
Meglio anticiparle le primarie?
Se vogliamo svolgere una fase costituente, questa non può essere fatta in due mesi, tuttavia una guida serve. A maggior ragione se i gruppi parlamentari sono impegnati a tenere alta l’attenzione su questioni cruciali per il Paese. Il lavoro della Serracchiani, tra mille difficoltà, è stato straordinario. I 44 rilievi alla manovra mettono in luce una maggioranza che si tiene in piedi solo con dei post it. Siamo una forza che argomenta le perplessità e non che spara cannonate a caso, come prima faceva Meloni. Fondi base per lo sviluppo sono stati utilizzati per fare marchette.
Siamo, intanto, di fronte a un’opposizione divisa…
Quello che emerge è solo lo sfaldamento di una maggioranza che si tiene in piedi su fogliettini di carta. Siamo parlando di chi vuole far passare uno scudo fiscale come un’agevolazione per i pensionati di Monaco. Alle quattro di mattina mi sono battuto per non far bruciare i finanziamenti all’Istituto Croce, definito intervento micro-territoriale. Altro che gente pronta, questi sono solo pronti a sfasciare l’Italia. Questo governo ha intrapreso un percorso preciso, che purtroppo penalizza studenti, operai metalmeccanici, docenti e deboli. L’anima della destra sociale è solo un lontano ricordo. Mi meraviglio della leader di Fdi, che ha rinnegato una storia in qualche mese.
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