Il regno breve di Truss

Da quando è salita al potere lo scorso 6 settembre il nuovo leader della Gran Bretagna ha vissuto un periodo che non potremmo definire altro che tumultuoso, tra la morte di Elisabetta, il crollo della sterlina e il pacchetto di tagli fiscali ai più abbienti. L’ ”audace” mossa che ha immediatamente scombussolato i mercati finanziari.

Cercando di strappare la Gran Bretagna a una lunga decade di stagnazione economica, Liz Truss e il suo ministro del tesoro Kwasi Kwarteng hanno stabilito un piano di 45 miliardi di pound di tagli fiscali non finanziati.

Nella giornata di lunedì, reo di aver suscitato l’opposizione della Bank of England e una semi rivolta nel partito, il nuovo governo conservatore si è piegato alle pressioni rimangiandosi la divisiva manovra a favore dei ricchi, e causando, (se possibile), ancora più perplessità tra gli altri governi e le istituzioni di dovere.

Dopo la figuraccia, da Downing Street sono partiti i tentativi di raccontarsela per raccontarla al mondo: “Abbiamo dato ascolto alla gente e non era una parte centrale della nostra manovra di crescita” ha cercato di spiegare la premier britannica per salvare la faccia e soprattutto la credibilità agli occhi e alle tasche all’Unione Europea.

La situazione al momento non è stata ancora chiarificata.
Nelle ultime ore, Truss e Kwarteng hanno rilasciato una serie di interviste ai media mirate a far pensare di avere il controllo della situazione (nonostante l’umiliante dietrofront che dimostra il contrario) e che il loro piano fiscale a medio termine sarebbe sempre in vigore a partire dal 23 novembre.

Parlando con GB News, la Truss ha ripetuto che il piano fiscale verrà effettivamente pubblicato in quella data stabilita.

Questa ultima dichiarazione sta creando grande confusione dentro e fuori il paese, poichè dopo l’inversione a U di lunedì, il piano sembrava essere stato spostato in avanti per rassicurare i mercati.

Insomma, il caos assoluto.

Suella Braverman, ministro dell’Interno, ha accusato i parlamentari conservatori di aver “organizzato un colpo di stato e minato la credibilità del Primo Ministro in modo non professionale” per forzare l’annullamento dell’abolizione delle tasse.
“Siamo un partito, è stato eletto il primo ministro. Ha un mandato serio da consegnare. Ha parlato di tagli alle tasse per tutta l’estate in un processo piuttosto estenuante. Sta facendo quello che c’era scritto sul programma”, ha affermato al Telegraph.
Ciò è stato ovviamente ricontestato dai parlamentari Simon Hoare e Steve Double, che hanno affermato di aver difeso i propri elettori e la classe più debole.
Grant Shapps, ex presidente del partito ed ex ministro di gabinetto, ha sottolineato quanto grave sia la situazione che Truss deve affrontare dentro e fuori le Houses of Parliaments, facendo presente come i prossimi dieci giorni siano il periodo davvero decisivo per l’ipotetica (e sperata) svolta alla leadership della premier Uk.

Da quando è salita al potere lo scorso 6 settembre il nuovo leader della Gran Bretagna ha vissuto un periodo che non potremmo definire altro che tumultuoso, tra la morte di Elisabetta, il crollo della sterlina e il pacchetto di tagli fiscali ai più abbienti. L’ ”audace” mossa che ha immediatamente scombussolato i mercati finanziari.

Cercando di strappare la Gran Bretagna a una lunga decade di stagnazione economica, Liz Truss e il suo ministro del tesoro Kwasi Kwarteng hanno stabilito un piano di 45 miliardi di pound di tagli fiscali non finanziati.

Nella giornata di lunedì, reo di aver suscitato l’opposizione della Bank of England e una semi rivolta nel partito, il nuovo governo conservatore si è piegato alle pressioni rimangiandosi la divisiva manovra a favore dei ricchi, e causando, (se possibile), ancora più perplessità tra gli altri governi e le istituzioni di dovere.

Dopo la figuraccia, da Downing Street sono partiti i tentativi di raccontarsela per raccontarla al mondo: “Abbiamo dato ascolto alla gente e non era una parte centrale della nostra manovra di crescita” ha cercato di spiegare la premier britannica per salvare la faccia e soprattutto la credibilità agli occhi e alle tasche all’Unione Europea.

La situazione al momento non è stata ancora chiarificata.
Nelle ultime ore, Truss e Kwarteng hanno rilasciato una serie di interviste ai media mirate a far pensare di avere il controllo della situazione (nonostante l’umiliante dietrofront che dimostra il contrario) e che il loro piano fiscale a medio termine sarebbe sempre in vigore a partire dal 23 novembre.

Parlando con GB News, la Truss ha ripetuto che il piano fiscale verrà effettivamente pubblicato in quella data stabilita.

Questa ultima dichiarazione sta creando grande confusione dentro e fuori il paese, poichè dopo l’inversione a U di lunedì, il piano sembrava essere stato spostato in avanti per rassicurare i mercati.

Insomma, il caos assoluto.

Suella Braverman, ministro dell’Interno, ha accusato i parlamentari conservatori di aver “organizzato un colpo di stato e minato la credibilità del Primo Ministro in modo non professionale” per forzare l’annullamento dell’abolizione delle tasse.
“Siamo un partito, è stato eletto il primo ministro. Ha un mandato serio da consegnare. Ha parlato di tagli alle tasse per tutta l’estate in un processo piuttosto estenuante. Sta facendo quello che c’era scritto sul programma”, ha affermato al Telegraph.
Ciò è stato ovviamente ricontestato dai parlamentari Simon Hoare e Steve Double, che hanno affermato di aver difeso i propri elettori e la classe più debole.
Grant Shapps, ex presidente del partito ed ex ministro di gabinetto, ha sottolineato quanto grave sia la situazione che Truss deve affrontare dentro e fuori le Houses of Parliaments, facendo presente come i prossimi dieci giorni siano il periodo davvero decisivo per l’ipotetica (e sperata) svolta alla leadership della premier Uk.

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