Il ritorno di Calderoli

Dopo il passo indietro “per il bene del Paese” con cui ha “ceduto” a Ignazio La Russa la presidenza a Palazzo Madama, il veterano Roberto Calderoli potrebbe vedersi tornare indietro la buona azione fatta con lo “spirito istituzionale” che da sempre lo ha contraddistinto. Al leghista, in lizza per un ruolo di spicco nel prossimo Governo Meloni, sembrerebbe infatti essere destinato il Ministero agli Affari Regionali, che potrebbe riportare il politico e il partito (ex) federalista alla ribalta sui temi della rappresentanza territoriale, tanto cari alla Lega. Matteo Salvini ha deciso, così facendo, di bilanciare con un certo peso la trattativa per i ministeri, soprattutto dopo la possibile visione di spartizione dei ministeri per Forza Italia, a trazione sud. Silvio Berlusconi avrebbe espresso, nella propria lista dei desideri, diverse poltrone cruciali per i suoi uomini – e donne – più rappresentativi. Visti i vari Tajani agli Esteri, Casellati alla Giustizia, Bernini all’Università, Ronzulli alle Politiche Europee (o al Turismo) e Gasparri alla Pubblica Amministrazione, Salvini con un contrattacco avrebbe messo in campo i propri assi nella manica, schierando non solo sé stesso, ma anche il trittico Piantedosi, Giorgetti e, appunto, Calderoli. Il ritorno di un grande costituzionalista e di quello che molti ricorderanno come astuto presentatore di emendamenti, potrebbe riportare peso politico e istituzionale alla Lega e al buon vecchio nord Italia. “Sono un soldato, un uomo di partito da più di trent’anni” aveva detto a seguito dell’elezione di La Russa al Senato. “Quando la Lega mi chiede un passo di lato, obbedisco”. Ma adesso la Lega gli sta chiedendo di tornare a rappresentare quella parte di Paese che l’ha fatta nascere e diventare quello che si presenta oggi, soprattutto dopo l’elezione alla Camera del Veneto – ma anti Zaia – Lorenzo Fontana, per cui si chiedeva una sorta di ricompattamento del partito che, prima della formazione del governo, è puntualmente arrivato. Di fatto, il Ministero agli Affari Regionali dovrebbe andare a fare da contrappeso a quello che sembra rinnovarsi come Ministero del Sud, portato a grande rilievo nell’ultima legislatura dall’ex forzista Mara Carfagna. L’ampio e variegato settentrione, quella parte del Paese che vanta la più alta percentuale di impresa manifatturiera e turistica italiana, tornerebbe a essere rappresentata da uno dei suoi uomini forti. Ad assisterlo nel lavoro, immaginiamo sicuramente in prima linea i vari Zaia e Fedriga ma anche, in prospettiva, un nuovo governatore della Lombardia di stampo salviniano e nordista. Recuperare quanto perso sui territori negli ultimi anni, potrebbe essere la strategia giusta anche per la Lega, uscita con risultati non troppo entusiasmanti dalle elezioni. È probabile che, come un tempo, in molti torneranno a pendere dalle labbra di Calderoli. Nella sua carriera, dalla più recente vicepresidenza del Senato, ai vari ministeri, fino al proprio ruolo di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, Calderoli è stato colui che ha tenuto e tessuto le fila del partito e ora, sempre a lui, è destinata la ripresa. Che sia l’inizio di un ritorno della Lega a trazione “nord”?

Dopo il passo indietro “per il bene del Paese” con cui ha “ceduto” a Ignazio La Russa la presidenza a Palazzo Madama, il veterano Roberto Calderoli potrebbe vedersi tornare indietro la buona azione fatta con lo “spirito istituzionale” che da sempre lo ha contraddistinto. Al leghista, in lizza per un ruolo di spicco nel prossimo Governo Meloni, sembrerebbe infatti essere destinato il Ministero agli Affari Regionali, che potrebbe riportare il politico e il partito (ex) federalista alla ribalta sui temi della rappresentanza territoriale, tanto cari alla Lega. Matteo Salvini ha deciso, così facendo, di bilanciare con un certo peso la trattativa per i ministeri, soprattutto dopo la possibile visione di spartizione dei ministeri per Forza Italia, a trazione sud. Silvio Berlusconi avrebbe espresso, nella propria lista dei desideri, diverse poltrone cruciali per i suoi uomini – e donne – più rappresentativi. Visti i vari Tajani agli Esteri, Casellati alla Giustizia, Bernini all’Università, Ronzulli alle Politiche Europee (o al Turismo) e Gasparri alla Pubblica Amministrazione, Salvini con un contrattacco avrebbe messo in campo i propri assi nella manica, schierando non solo sé stesso, ma anche il trittico Piantedosi, Giorgetti e, appunto, Calderoli. Il ritorno di un grande costituzionalista e di quello che molti ricorderanno come astuto presentatore di emendamenti, potrebbe riportare peso politico e istituzionale alla Lega e al buon vecchio nord Italia. “Sono un soldato, un uomo di partito da più di trent’anni” aveva detto a seguito dell’elezione di La Russa al Senato. “Quando la Lega mi chiede un passo di lato, obbedisco”. Ma adesso la Lega gli sta chiedendo di tornare a rappresentare quella parte di Paese che l’ha fatta nascere e diventare quello che si presenta oggi, soprattutto dopo l’elezione alla Camera del Veneto – ma anti Zaia – Lorenzo Fontana, per cui si chiedeva una sorta di ricompattamento del partito che, prima della formazione del governo, è puntualmente arrivato. Di fatto, il Ministero agli Affari Regionali dovrebbe andare a fare da contrappeso a quello che sembra rinnovarsi come Ministero del Sud, portato a grande rilievo nell’ultima legislatura dall’ex forzista Mara Carfagna. L’ampio e variegato settentrione, quella parte del Paese che vanta la più alta percentuale di impresa manifatturiera e turistica italiana, tornerebbe a essere rappresentata da uno dei suoi uomini forti. Ad assisterlo nel lavoro, immaginiamo sicuramente in prima linea i vari Zaia e Fedriga ma anche, in prospettiva, un nuovo governatore della Lombardia di stampo salviniano e nordista. Recuperare quanto perso sui territori negli ultimi anni, potrebbe essere la strategia giusta anche per la Lega, uscita con risultati non troppo entusiasmanti dalle elezioni. È probabile che, come un tempo, in molti torneranno a pendere dalle labbra di Calderoli. Nella sua carriera, dalla più recente vicepresidenza del Senato, ai vari ministeri, fino al proprio ruolo di coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, Calderoli è stato colui che ha tenuto e tessuto le fila del partito e ora, sempre a lui, è destinata la ripresa. Che sia l’inizio di un ritorno della Lega a trazione “nord”?

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