Il ritorno di Illy: “Ecco cosa farei fra crisi e Meloni”

La crisi economica, lo spread, l’inflazione, il timore della recessione. Ma anche la crisi energetica, la ricetta per uscire dal ricatto del “fossile”, la guerra in Ucraina, Putin e il nuovo mondo che sta nascendo sulle ceneri della globalizzazione. E non può mancare la politica, l’analisi sulle elezioni, le prospettive del centro destra e la sconfitta annunciata del centrosinistra. Riccardo Illy, imprenditore, console onorario di Francia, ex sindaco di Trieste, ex presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia rompe il silenzio, parla a tutto tondo e racconta l’Italia che verrà.

Presidente: lo spread, l’inflazione, la guerra, l’incubo della recessione, il gas… Come se ne esce?
La premessa è che siamo di fronte a un quadro inimmaginabile fino al 24 febbraio, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Un giorno quello che ha sconvolto il mondo.

Davvero lo crede?
Certamente, perché il 24 febbraio ha riportato indietro le lancette della storia di diversi secoli, almeno qui in Europa, e ci ha catapultati nel Medioevo quando si pensava che i problemi si dovessero affrontare e risolvere con la forza. Ed è successo che siamo stati costretti a fare i conti con un nuovo mondo. Di positivo c’è soltanto che l’invasione dell’Ucraina ha rafforzato sia la Nato sia l’Ue che non erano di certo gli obiettivi di Putin, anzi.

Quale nuovo mondo sta nascendo alla luce di questo conflitto?
Ripeto che il ricompattamento dell’Europa è indubbio, ma preoccupa la creazione di tre poli rispetto alla globalizzazione: il gruppo dei Paesi democratici che comprende ovviamente anche l’Europa tranne forse l’Ungheria, i cosiddetti Paesi autocrati capitanati dalla Russia e il terzo polo, con in testa Cina e India. Un quadro geopolitico che al momento ci potrebbe penalizzare perché l’Italia, Paese vocato all’export, si troverà di fronte alla reintroduzione di dazi, di limitazioni alle importazioni e quant’altro.

E a tutto questo su aggiunge la terribile crisi energetica che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. A suo avviso, come se ne esce? Cosa farebbe se fosse lei il premier?
Mah, credo sia doverosa una premessa a monte.
Prego.
La crisi energetica è cominciata nella seconda metà del 2011, quando l’istinto non intelligente, e mi verrebbe da dire anche stupido di Putin…

La fermo. Mi sta dicendo che Putin si è comportato e si comporta da stupido?
Certamente, e non è soltanto una mia idea. Putin si è comportato come chi vuole procurare danni agli altri, ma così facendo li procura anche a se stesso. Putin aveva già ridotto le forniture di gas convinto che questa strategia avrebbe dissuaso l’Europa a intervenire quando avrebbe invaso l’Ucraina. Era convinto pure che l’Ucraina dopo pochi giorni dell’invasione si sarebbe arresa. Ecco, quella è l’origine della crisi energetica.

Ok, ma torniamo all’incubo della crisi energetica in atto.
È una crisi destinata a durare poco. Vede, la Russia ha poche materie prima da esportare. Ha dimostrato che anche le sue armi sono un flop e che quindi non sono appetibili come quelle di altre potenze. E prima o poi dovrà ricominciare a esportare il gas se vuole sopravvivere. Ma a quel punto l’Europa potrebbe essere già affrancata. Certo, nel frattempo dovremo rispettare le clausole contrattuali, ma sarà un periodo transitoria.

Ma scusi, in attesa che i contratti vadano a compimento, l’Europa e quindi anche l’Italia cosa dovranno fare per uscire dal ricatto russo e garantirsi l’autonomia energetica?
Credo che nel frattempo saranno costruiti nuovi gasdotti, che spunteranno altri fornitori e che saranno realizzati altri rigassificatori. E soprattutto che ci sarà una accelerazione sulla riconversione in direzione delle fonti rinnovabili perché già prima della crisi energetica si erano dimostrate più convenienti delle fonti fossili. E’ ormai assodato che ogni 3-4 anni i Kwat/h prodotti dalle rinnovabili costano il 50% in meno. Mi creda, tra qualche anni ci saremo tutti dimenticato del gas russo. Tutto o quasi tutto sarà elettrico. E avremo energia a volontà discendenti e ne consumeremo di meno.

Quindi se lei dovesse consigliare la futura premier sul come affrontare questa difficilissima congiuntura cose le suggerirebbe di fare?
Preferisco parlare in generale e non rapportarmi alla Meloni. Personalmente avrei bloccato da tempo tutti gli acquisti del gas russo, puntando immediatamente sulle fonti alternativi. Certo, è vero che è mancata la volontà europea di creare un mercato unico energetico, ma siamo ancora in tempo per questa riconversione virtuosa anche sotto il profilo dei costi oltre che dell’ambiente.

Presidente, facciamo un passo indietro. Prima lei ha parlato dei rigassificatori. Nel 2006 proprio lei sostenne la necessità di crearne uno a Zaule ma tutto è andato in fumo. Chi le remò contro?
In primis i soliti sedicenti ambientalisti che furono appoggiati poi da altre associazioni. Ma l’impianto, ad onor del vero, fu bloccato anche per errori dei proponenti che volevano risolvere il problema delle alghe negli scambiatori di calore, utilizzare il cloro. Noi replicammo che la legge imponeva loro di esentare diverse strategie e metodologie per superare questo ostacolo. Ricordammo loro che c’erano altri mezzi per affrontare il problema delle alghe come le vernici antivegetative o gli ultrasuoni. Ma la trattativa s’incagliò.

Cambiamo decisamente argomento: secondo lei com’è cambiata la politica in questi ultimi anni?
Se guardo i grandi numeri non mi pare che rispetto a diversi anni fa sia cambiata granché.

Nel dettaglio…?
Proviamo a osservare quanto accaduto alle ultime politiche al Centrodestra. Ci sono stati travasi tra le varie forze politiche ma la percentuale dei voti è quella. La bravura del Centrodestra è quella di essere riuscita a formare una coalizione coesa cosa che non è riuscita al Centrosinistra. Per cui non mi trovo d’accordo su alcune analisi catastrofiste rispetto ai risultati di alcuni partiti. E’ vero ad esempio che la Lega ha subito un tracollo, ma i suoi voti sono stati travasati nel partito della Meloni. Lo stesso Pd, sul fronte opposto, ma ntiene, con piccole variazioni, il suo zoccolo duro. Insomma, meglio sarebbe stato analizzare l’esito del voto in termini di coalizioni.

La crisi economica, lo spread, l’inflazione, il timore della recessione. Ma anche la crisi energetica, la ricetta per uscire dal ricatto del “fossile”, la guerra in Ucraina, Putin e il nuovo mondo che sta nascendo sulle ceneri della globalizzazione. E non può mancare la politica, l’analisi sulle elezioni, le prospettive del centro destra e la sconfitta annunciata del centrosinistra. Riccardo Illy, imprenditore, console onorario di Francia, ex sindaco di Trieste, ex presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia rompe il silenzio, parla a tutto tondo e racconta l’Italia che verrà.

Presidente: lo spread, l’inflazione, la guerra, l’incubo della recessione, il gas… Come se ne esce?
La premessa è che siamo di fronte a un quadro inimmaginabile fino al 24 febbraio, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Un giorno quello che ha sconvolto il mondo.

Davvero lo crede?
Certamente, perché il 24 febbraio ha riportato indietro le lancette della storia di diversi secoli, almeno qui in Europa, e ci ha catapultati nel Medioevo quando si pensava che i problemi si dovessero affrontare e risolvere con la forza. Ed è successo che siamo stati costretti a fare i conti con un nuovo mondo. Di positivo c’è soltanto che l’invasione dell’Ucraina ha rafforzato sia la Nato sia l’Ue che non erano di certo gli obiettivi di Putin, anzi.

Quale nuovo mondo sta nascendo alla luce di questo conflitto?
Ripeto che il ricompattamento dell’Europa è indubbio, ma preoccupa la creazione di tre poli rispetto alla globalizzazione: il gruppo dei Paesi democratici che comprende ovviamente anche l’Europa tranne forse l’Ungheria, i cosiddetti Paesi autocrati capitanati dalla Russia e il terzo polo, con in testa Cina e India. Un quadro geopolitico che al momento ci potrebbe penalizzare perché l’Italia, Paese vocato all’export, si troverà di fronte alla reintroduzione di dazi, di limitazioni alle importazioni e quant’altro.

E a tutto questo su aggiunge la terribile crisi energetica che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. A suo avviso, come se ne esce? Cosa farebbe se fosse lei il premier?
Mah, credo sia doverosa una premessa a monte.
Prego.
La crisi energetica è cominciata nella seconda metà del 2011, quando l’istinto non intelligente, e mi verrebbe da dire anche stupido di Putin…

La fermo. Mi sta dicendo che Putin si è comportato e si comporta da stupido?
Certamente, e non è soltanto una mia idea. Putin si è comportato come chi vuole procurare danni agli altri, ma così facendo li procura anche a se stesso. Putin aveva già ridotto le forniture di gas convinto che questa strategia avrebbe dissuaso l’Europa a intervenire quando avrebbe invaso l’Ucraina. Era convinto pure che l’Ucraina dopo pochi giorni dell’invasione si sarebbe arresa. Ecco, quella è l’origine della crisi energetica.

Ok, ma torniamo all’incubo della crisi energetica in atto.
È una crisi destinata a durare poco. Vede, la Russia ha poche materie prima da esportare. Ha dimostrato che anche le sue armi sono un flop e che quindi non sono appetibili come quelle di altre potenze. E prima o poi dovrà ricominciare a esportare il gas se vuole sopravvivere. Ma a quel punto l’Europa potrebbe essere già affrancata. Certo, nel frattempo dovremo rispettare le clausole contrattuali, ma sarà un periodo transitoria.

Ma scusi, in attesa che i contratti vadano a compimento, l’Europa e quindi anche l’Italia cosa dovranno fare per uscire dal ricatto russo e garantirsi l’autonomia energetica?
Credo che nel frattempo saranno costruiti nuovi gasdotti, che spunteranno altri fornitori e che saranno realizzati altri rigassificatori. E soprattutto che ci sarà una accelerazione sulla riconversione in direzione delle fonti rinnovabili perché già prima della crisi energetica si erano dimostrate più convenienti delle fonti fossili. E’ ormai assodato che ogni 3-4 anni i Kwat/h prodotti dalle rinnovabili costano il 50% in meno. Mi creda, tra qualche anni ci saremo tutti dimenticato del gas russo. Tutto o quasi tutto sarà elettrico. E avremo energia a volontà discendenti e ne consumeremo di meno.

Quindi se lei dovesse consigliare la futura premier sul come affrontare questa difficilissima congiuntura cose le suggerirebbe di fare?
Preferisco parlare in generale e non rapportarmi alla Meloni. Personalmente avrei bloccato da tempo tutti gli acquisti del gas russo, puntando immediatamente sulle fonti alternativi. Certo, è vero che è mancata la volontà europea di creare un mercato unico energetico, ma siamo ancora in tempo per questa riconversione virtuosa anche sotto il profilo dei costi oltre che dell’ambiente.

Presidente, facciamo un passo indietro. Prima lei ha parlato dei rigassificatori. Nel 2006 proprio lei sostenne la necessità di crearne uno a Zaule ma tutto è andato in fumo. Chi le remò contro?
In primis i soliti sedicenti ambientalisti che furono appoggiati poi da altre associazioni. Ma l’impianto, ad onor del vero, fu bloccato anche per errori dei proponenti che volevano risolvere il problema delle alghe negli scambiatori di calore, utilizzare il cloro. Noi replicammo che la legge imponeva loro di esentare diverse strategie e metodologie per superare questo ostacolo. Ricordammo loro che c’erano altri mezzi per affrontare il problema delle alghe come le vernici antivegetative o gli ultrasuoni. Ma la trattativa s’incagliò.

Cambiamo decisamente argomento: secondo lei com’è cambiata la politica in questi ultimi anni?
Se guardo i grandi numeri non mi pare che rispetto a diversi anni fa sia cambiata granché.

Nel dettaglio…?
Proviamo a osservare quanto accaduto alle ultime politiche al Centrodestra. Ci sono stati travasi tra le varie forze politiche ma la percentuale dei voti è quella. La bravura del Centrodestra è quella di essere riuscita a formare una coalizione coesa cosa che non è riuscita al Centrosinistra. Per cui non mi trovo d’accordo su alcune analisi catastrofiste rispetto ai risultati di alcuni partiti. E’ vero ad esempio che la Lega ha subito un tracollo, ma i suoi voti sono stati travasati nel partito della Meloni. Lo stesso Pd, sul fronte opposto, ma ntiene, con piccole variazioni, il suo zoccolo duro. Insomma, meglio sarebbe stato analizzare l’esito del voto in termini di coalizioni.

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