Il ritorno di Silvio

È tornato. Alla sua maniera. Improvviso. Cancellando in un attimo la foto virato seppia del governo Draghi, quel grigiore un po’ bancario fatto di paroloni come responsabilità, rigore e Pnrr che ormai era la cifra del Palazzo. Una spolverata al vecchio arsenale di battaglia elettorale, su cui non ha rivali, ed eccolo di nuovo in campo: Silvio Berlusconi, 86 anni il 29 settembre, quando siederà di nuovo in quel Senato della Repubblica da cui la legge Severino lo cacciò, highlander della Seconda Repubblica, ha voltato pagina in pochi minuti. A meno di 24 ore dalla crisi più pazza del mondo che ha visto la caduta di Mario Draghi e lo scioglimento delle Camere in poche ore, Silvio sfodera il suo più classico sorriso meneghino e, camicia blu e giacca scura, sullo sfondo della sua Villa San Martino di Arcore apre ufficialmente la sua nuova partita, la campagna elettorale 2022 che lo vedrà in campo alla guida di Forza Italia con l’ambizione di stupire e rovesciare i sondaggi che danno ormai gli azzurri fanalino di coda della triplice alleanza Berlusconi-Salvini-Meloni.

Ormai l’Italia ci ha fatto l’abitudine al ritorno di Silvio. Ma ogni volta è un po’ diversa dalla precedente. È come se tutti, anche i suoi detrattori, si fermassero un istante increduli. E lui, come da copione, promette che cambierà il Paese, taglierà le tasse, alzerà le pensioni. Già. E subito l’Italia torna a mettere il Cavaliere al centro dello scacchiere. E ricominciano i meme, i canti dei suoi fan, i messaggi sui social, gli attacchi dei suoi storici nemici di Repubblica e del Fatto. Tutto come fosse il 1994. Perché Berlusconi è Berlusconi e ancora nessuno l’ha davvero tolto di scena. E così mentre gli analisti sono scettici sul successo di Forza Italia sempre in mano al suo leader ultraottantenne, lui tira dritto e come sempre scommette che ce la farà. E che anche stavolta sarà difficile fare un governo senza di lui, senza scendere a patti con l’uomo che ha reinventato il centrodestra italiano nel 1994 fermando la corsa del Pds di Achille Occhetto e della gioiosa macchina da guerra della sinistra. Inaugurando di fatto la Seconda repubblica.

Eppure dai tempi del presidente operaio e del milione di posti di lavoro ne è passata di acqua sotto i ponti. E Silvio lo sa bene. Tanto che stavolta il progetto forzista del Cavaliere è quello di essere lui – e non i cespugli centristi da Matteo Renzi a Carlo Calenda fino a Giggino Di Maio che ha abiurato i 5 Stelle folgorato sulla via di Bruxelles da Mr. Bce – il contenitore moderato della destra, il partito che si prepara ad accogliere i moderati d’Italia alla ricerca di un governo targato centrodestra ma saldamente ancorato all’Europa e al moderatismo di stampo Dc. Sì, perché Silvio ha un fiuto eccezionale per il vento elettorale e, sebbene un po’ invecchiato e con qualche magagna, non intende proprio prendere lezioni di centrismo dalla sinistra e tanto meno dai ribelli, anzi i traditori che dopo trent’anni al vertice del suo partito hanno deciso di sbattere la porta offesi dalla caduta di Draghi. “Riposino in pace”, ha detto di Renato Brunetta, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna pronti all’avventura del nuovo centro, “perché sono tre ingrati ma soprattutto tre illusi”, ha aggiunto ai suoi fedelissimi. “Se pensano di prendere voti non hanno capito che, piaccia o no, i loro voti erano i voti di Berlusconi, cioè i miei”.

Da oggi insomma la campagna elettorale è cominciata davvero. Tanto che Berlusconi ha subito incontrato Giorgia Meloni, data da tutti i bookmaker del voto del 25 settembre come la grande favorita, quella che incasserà il successo più alto e si candiderà naturalmente a palazzo Chigi. Non senza qualche problema interno e non senza qualche paura fuori. Si perché la leader di Fratelli d’Italia, per quanto unica donna alla guida di un partito e anagraficamente distante dall’epoca oscura della destra fascista italiana, in giro per il mondo fa storcere più di qualche naso. E così Berlusconi se l’è presa sotto braccio. Come un papà. Perché Silvio certo avrebbe altri progetti per la leadership della nuova destra italiana, dipendesse solo da lui, ma da uomo pratico, da genio degli affari e da consumato capo politico sa anche che le urne potrebbero dare proprio quel responso e che lui deve stare pronto. E così la strana coppia Silvio-Giorgia si prepara al tour de force che vede per la prima volta l’Italia votare in autunno. Significa campagna elettorale sotto il solleone di Ferragosto, quasi una Nemesi del Papeete di Matteo Salvini, che non troppa fortuna portò al leader della Lega ma che di fatto fece crollare l’asse gialloverde con i grillini, incrociando di nuovo le strade di Carroccio e forzisti verso un centrodestra che adesso andrà alla prova delle urne.

È tornato. Alla sua maniera. Improvviso. Cancellando in un attimo la foto virato seppia del governo Draghi, quel grigiore un po’ bancario fatto di paroloni come responsabilità, rigore e Pnrr che ormai era la cifra del Palazzo. Una spolverata al vecchio arsenale di battaglia elettorale, su cui non ha rivali, ed eccolo di nuovo in campo: Silvio Berlusconi, 86 anni il 29 settembre, quando siederà di nuovo in quel Senato della Repubblica da cui la legge Severino lo cacciò, highlander della Seconda Repubblica, ha voltato pagina in pochi minuti. A meno di 24 ore dalla crisi più pazza del mondo che ha visto la caduta di Mario Draghi e lo scioglimento delle Camere in poche ore, Silvio sfodera il suo più classico sorriso meneghino e, camicia blu e giacca scura, sullo sfondo della sua Villa San Martino di Arcore apre ufficialmente la sua nuova partita, la campagna elettorale 2022 che lo vedrà in campo alla guida di Forza Italia con l’ambizione di stupire e rovesciare i sondaggi che danno ormai gli azzurri fanalino di coda della triplice alleanza Berlusconi-Salvini-Meloni.

Ormai l’Italia ci ha fatto l’abitudine al ritorno di Silvio. Ma ogni volta è un po’ diversa dalla precedente. È come se tutti, anche i suoi detrattori, si fermassero un istante increduli. E lui, come da copione, promette che cambierà il Paese, taglierà le tasse, alzerà le pensioni. Già. E subito l’Italia torna a mettere il Cavaliere al centro dello scacchiere. E ricominciano i meme, i canti dei suoi fan, i messaggi sui social, gli attacchi dei suoi storici nemici di Repubblica e del Fatto. Tutto come fosse il 1994. Perché Berlusconi è Berlusconi e ancora nessuno l’ha davvero tolto di scena. E così mentre gli analisti sono scettici sul successo di Forza Italia sempre in mano al suo leader ultraottantenne, lui tira dritto e come sempre scommette che ce la farà. E che anche stavolta sarà difficile fare un governo senza di lui, senza scendere a patti con l’uomo che ha reinventato il centrodestra italiano nel 1994 fermando la corsa del Pds di Achille Occhetto e della gioiosa macchina da guerra della sinistra. Inaugurando di fatto la Seconda repubblica.

Eppure dai tempi del presidente operaio e del milione di posti di lavoro ne è passata di acqua sotto i ponti. E Silvio lo sa bene. Tanto che stavolta il progetto forzista del Cavaliere è quello di essere lui – e non i cespugli centristi da Matteo Renzi a Carlo Calenda fino a Giggino Di Maio che ha abiurato i 5 Stelle folgorato sulla via di Bruxelles da Mr. Bce – il contenitore moderato della destra, il partito che si prepara ad accogliere i moderati d’Italia alla ricerca di un governo targato centrodestra ma saldamente ancorato all’Europa e al moderatismo di stampo Dc. Sì, perché Silvio ha un fiuto eccezionale per il vento elettorale e, sebbene un po’ invecchiato e con qualche magagna, non intende proprio prendere lezioni di centrismo dalla sinistra e tanto meno dai ribelli, anzi i traditori che dopo trent’anni al vertice del suo partito hanno deciso di sbattere la porta offesi dalla caduta di Draghi. “Riposino in pace”, ha detto di Renato Brunetta, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna pronti all’avventura del nuovo centro, “perché sono tre ingrati ma soprattutto tre illusi”, ha aggiunto ai suoi fedelissimi. “Se pensano di prendere voti non hanno capito che, piaccia o no, i loro voti erano i voti di Berlusconi, cioè i miei”.

Da oggi insomma la campagna elettorale è cominciata davvero. Tanto che Berlusconi ha subito incontrato Giorgia Meloni, data da tutti i bookmaker del voto del 25 settembre come la grande favorita, quella che incasserà il successo più alto e si candiderà naturalmente a palazzo Chigi. Non senza qualche problema interno e non senza qualche paura fuori. Si perché la leader di Fratelli d’Italia, per quanto unica donna alla guida di un partito e anagraficamente distante dall’epoca oscura della destra fascista italiana, in giro per il mondo fa storcere più di qualche naso. E così Berlusconi se l’è presa sotto braccio. Come un papà. Perché Silvio certo avrebbe altri progetti per la leadership della nuova destra italiana, dipendesse solo da lui, ma da uomo pratico, da genio degli affari e da consumato capo politico sa anche che le urne potrebbero dare proprio quel responso e che lui deve stare pronto. E così la strana coppia Silvio-Giorgia si prepara al tour de force che vede per la prima volta l’Italia votare in autunno. Significa campagna elettorale sotto il solleone di Ferragosto, quasi una Nemesi del Papeete di Matteo Salvini, che non troppa fortuna portò al leader della Lega ma che di fatto fece crollare l’asse gialloverde con i grillini, incrociando di nuovo le strade di Carroccio e forzisti verso un centrodestra che adesso andrà alla prova delle urne.

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