Il “vaffa” a Dario Fo e le tette della Berté: quanto ci manca “Il coraggio di essere Franco” (Battiato)

È passato un anno da quando Franco Battiato è tornato, usando le sue parole, nella “casa d’origine, dov’ero prima di venire sulla terra”. E, come quando era tra noi, è ancora necessario discostarsi da chi lo chiamava Maestro (termine che lui stesso odiava) per spogliarlo dell’aurea messianica che rischia di offuscare una delle sue peculiarità principali: il senso dell’umorismo. Battiato, prima di tutto, era profondamente siciliano: sornione, dissacrante, gattopardesco – nel senso migliore del termine. E ciò non ha mancato di arricchire il suo (e il nostro) passaggio terrestre con momenti superbi. Fiorello, suo conterraneo, rese l’imitazione dell’autore di Fleurs uno dei suoi cavalli di battaglia radiofonici. Battiato gradì tanto l’omaggio che impersonò suo cugino “Franco quarto” in uno degli sketch di Viva Radio 2, tra le risate sue e dei presenti. All’interprete di Mal d’Africa piaceva poi raccontare storielle irriverenti, come quella su Loredana Berté: “La incontro in aereo e mi fa: ‘A Battià, dove vai? ’, ‘Dove vai te? ’, rispondo. Poi parliamo e la guardo un secondo di troppo. Lei scorge ammirazione, si alza il pullover e senza preavviso mi fa vedere le tette. ‘Loredana, ti dico la verità, sono bellissime’”. Avrei voluto uno specchietto retrovisore puntato sugli altri passeggeri”. A Battiato non interessava essere un intoccabile né si sentiva in dovere di omaggiare i soloni della cultura italiana. Ciò emerge dall’intervista concessa al Fatto Quotidiano nel 2015. Battiato ne approfittò per raccontare il suo brutto incontro con Dario Fo: “Nel 1980, alla fine di un’esibizione delirante con 5.000 persone, Dario Fo mi aspettò all’uscita del concerto”. Il premio Nobel gli disse: “I tuoi testi non mi piacciono”. “E io risposi: ‘E a me che cazzo me ne frega? ’”, racconta Battiato. E nonostante Nanni Moretti sia un suo grande fan, tanto da inserire molti dei suoi brani nei suoi film, lui non ne rimase affatto colpito, anzi: “Una volta in motoscafo a Venezia ero con Moretti. Vide una ragazza corpulenta e la investì: ‘Ma non ti vergogni di pesare così tanto? ’. Rimasi di stucco”, raccontò. Stasera su Rai1 andrà in onda un film documentario dal nome che, alla luce di questi aneddoti, diventa emblematico: Il coraggio di essere Franco. Scritto e ideato da Angelo Bozzolini, raccoglie le testimonianze di Vittorio Sgarbi, William Dafoe, Alice e Morgan. Ma visti i tempi bui che stiamo vivendo, è bene ricordare che quando Battiato si concedeva una pausa dal suo spirito dissacrante affrescava orizzonti di speranza, ora necessari: “Sono convinto che l’Italia rinascerà – disse ad Aldo Cazzullo -, lo capisco dai miei concerti, dal silenzio assoluto con cui la gente ascolta le canzoni mistiche. Sono convinto che sapremo andare oltre la corruzione, gli scandali, la dittatura del denaro, l’egemonia delle cose materiali. Lo Spirito avrà la sua rivincita. Comincerà presto un’epoca in cui saranno più importanti lo spirito, la bellezza, la cultura. Che sono poi le grandi ricchezze del nostro Paese”.

È passato un anno da quando Franco Battiato è tornato, usando le sue parole, nella “casa d’origine, dov’ero prima di venire sulla terra”. E, come quando era tra noi, è ancora necessario discostarsi da chi lo chiamava Maestro (termine che lui stesso odiava) per spogliarlo dell’aurea messianica che rischia di offuscare una delle sue peculiarità principali: il senso dell’umorismo. Battiato, prima di tutto, era profondamente siciliano: sornione, dissacrante, gattopardesco – nel senso migliore del termine. E ciò non ha mancato di arricchire il suo (e il nostro) passaggio terrestre con momenti superbi. Fiorello, suo conterraneo, rese l’imitazione dell’autore di Fleurs uno dei suoi cavalli di battaglia radiofonici. Battiato gradì tanto l’omaggio che impersonò suo cugino “Franco quarto” in uno degli sketch di Viva Radio 2, tra le risate sue e dei presenti. All’interprete di Mal d’Africa piaceva poi raccontare storielle irriverenti, come quella su Loredana Berté: “La incontro in aereo e mi fa: ‘A Battià, dove vai? ’, ‘Dove vai te? ’, rispondo. Poi parliamo e la guardo un secondo di troppo. Lei scorge ammirazione, si alza il pullover e senza preavviso mi fa vedere le tette. ‘Loredana, ti dico la verità, sono bellissime’”. Avrei voluto uno specchietto retrovisore puntato sugli altri passeggeri”. A Battiato non interessava essere un intoccabile né si sentiva in dovere di omaggiare i soloni della cultura italiana. Ciò emerge dall’intervista concessa al Fatto Quotidiano nel 2015. Battiato ne approfittò per raccontare il suo brutto incontro con Dario Fo: “Nel 1980, alla fine di un’esibizione delirante con 5.000 persone, Dario Fo mi aspettò all’uscita del concerto”. Il premio Nobel gli disse: “I tuoi testi non mi piacciono”. “E io risposi: ‘E a me che cazzo me ne frega? ’”, racconta Battiato. E nonostante Nanni Moretti sia un suo grande fan, tanto da inserire molti dei suoi brani nei suoi film, lui non ne rimase affatto colpito, anzi: “Una volta in motoscafo a Venezia ero con Moretti. Vide una ragazza corpulenta e la investì: ‘Ma non ti vergogni di pesare così tanto? ’. Rimasi di stucco”, raccontò. Stasera su Rai1 andrà in onda un film documentario dal nome che, alla luce di questi aneddoti, diventa emblematico: Il coraggio di essere Franco. Scritto e ideato da Angelo Bozzolini, raccoglie le testimonianze di Vittorio Sgarbi, William Dafoe, Alice e Morgan. Ma visti i tempi bui che stiamo vivendo, è bene ricordare che quando Battiato si concedeva una pausa dal suo spirito dissacrante affrescava orizzonti di speranza, ora necessari: “Sono convinto che l’Italia rinascerà – disse ad Aldo Cazzullo -, lo capisco dai miei concerti, dal silenzio assoluto con cui la gente ascolta le canzoni mistiche. Sono convinto che sapremo andare oltre la corruzione, gli scandali, la dittatura del denaro, l’egemonia delle cose materiali. Lo Spirito avrà la sua rivincita. Comincerà presto un’epoca in cui saranno più importanti lo spirito, la bellezza, la cultura. Che sono poi le grandi ricchezze del nostro Paese”.

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