Il veleno e le tensioni: il giallo di Natale nella famiglia dei misteri
Una tossina rarissima: d'obbligo i dubbi e gli interrogativi sul quadro interno ed esterno al nucleo ove si è consumata la tragedia
Una foto, tratta da Facebook e risalente a 8 anni fa, mostra Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita (in basso al centro), madre e figlia morte all'ospedale di Campobasso per una sospetta intossicazione alimentare. Nella foto anche Gianni Di Vita e la figlia maggiore
Il veleno e le tensioni: il giallo di Natale nella famiglia dei misteri
La svolta nel caso di Pietracatella sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, ha riacceso non solo l’inchiesta. Al centro dell’inchiesta i sospetti su dinamiche familiari ed esterne, mentre la Procura di Campobasso indaga per duplice omicidio premeditato dopo aver trovato tracce di ricina nel sangue delle vittime.
Avvelenate
Le due donne erano morte tra il 27 e 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo malori improvvisi, inizialmente interpretati come intossicazione alimentare. Ora però gli investigatori stanno ricostruendo come e perché una sostanza così letale sia stata somministrata a tavola nella casa di Pietracatella. Come è arrivato quel veleno nella famiglia consumata dalla tragedia?
Secondo tutti in paese, una famiglia “perbene” e ben inserita nella comunità. Il padre, Gianni Di Vita, era stato sindaco di Pietracatella e collega di professione, mentre la primogenita non era presente al pranzo di Natale e non manifestò alcun sintomo.
Ora, sempre più serrate le ricostruzioni, dopo il racconto di un clima di “stupore” in paese. Mentre alcuni riferiscono che la famiglia, da quando era tornata dopo i ricoveri, conduceva una vita ritirata e con poche relazioni sociali attive. Sempre più striscianti, oltre la morbosità delle narrazioni televisive, dubbi su dissidi e rapporti all’interno del nucleo familiari.
Le indagini
Su questi rapporti interni, oltre che su altre frequentazioni e tensioni esterne, gli investigatori stanno ora concentrando parte degli accertamenti. Dopo mesi in cui si era esclusa ogni traccia di veleno comune e si era puntato più su un errore clinico o una contaminazione alimentare, la conferma della ricina. Una tossina rarissima e non casuale, la spinta per la Procura a guardare ad eventuali motivazioni, conflitti o dissapori che potrebbero aver avuto origine prima della tragedia.
In un paese di poco più di mille abitanti, dove il nucleo familiare era noto e rispettato, questo cambio di prospettiva ha acceso discussioni e domande tra i residenti. E solleva interrogativi anche sulla vita quotidiana della famiglia, sui rapporti tra coniugi e tra genitori e figli, oltre alle dinamiche con il mondo esterno.
Le indagini ora cercano proprio di rispondere a questi nodi, per individuare moventi e circostanze che vadano oltre il giallo tossicologico. E arrivare a una possibile spiegazione delle tensioni che avrebbero preceduto i fatti di Natale.
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