Il voto è un diritto, se hai la mascherina


In vista di referendum ed amministrative di domenica prossima, una circolare prevede l’uso del dispositivo. Chi non lo ha con sé sarà mandato a casa?

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. E che abbiano la mascherina sul volto. In vista del referendum sulla giustizia e delle elezioni amministrative di domenica prossima, 12 giugno, andrebbe forse integrato l’articolo 48 della Costituzione italiana? Il duo di ministri Lamorgese e Speranza, rispettivamente dell’Interno e della Salute, hanno infatti emanato una circolare con un “protocollo sanitario e di sicurezza” che prevede l’obbligo di indossare il dispositivo sanitario (non necessariamente Ffp2) per poter votare.

Occorre dunque presentarsi al seggio con una mascherina da indossare. Le norme anti-Covid non finiscono qui. Al momento dell’accesso, l’elettore dovrà procedere con l’igienizzazione delle mani con un gel messo a disposizione “in prossimità della porta”. La circolare consiglia inoltre che, “completate le operazioni di voto”, avvenga “una ulteriore detersione delle mani prima di lasciare il seggio”. Non sarà raro imbattersi in file fuori dai seggi elettorali, giacché Lamorgese e Speranza hanno pensato anche al distanziamento inter-personale, e dunque, “al fine di evitare la formazione di assembramenti”, ribadiscono “l’opportunità di prevedere aree di attesa all’esterno”. Obbligatorio inoltre, all’interno del seggio, mantenere la distanza di almeno un metro tra i componenti del seggio e tra loro e gli elettori. Potrebbe essere infine richiesto a questi ultimi di togliere la mascherina per pochi secondi al fine di effettuare il riconoscimento.

L’obbligo di mascherina ha suscitato polemiche politiche. Claudio Borghi, deputato della Lega, ha twittato: “Circolare del duo Lamorgese-Speranza. Mascherina obbligatoria per votare, ma voi state male. E se uno non ce l’ha che fa, non vota? Ma siete pazzi”. Borghi fa “mea culpa” per essersi accorto soltanto nelle ultime ore della circolare in questione. Ad ogni modo comunica di avere immediatamente agito attraverso un’interrogazione parlamentare nel cui testo domanda ai dicasteri interessati: “Poiché è possibile che una larga parte della popolazione rischi di essere respinta al seggio in quanto sprovvista della mascherina, da tempo non più richiesta per le comuni attività quotidiane, cosa si intende fare per garantire urgentemente il diritto di voto a tutti”.

E per poter espletare il proprio diritto al voto, dovranno fare molta attenzione le persone positive al Covid costrette all’isolamento domiciliare. Come prevede il decreto legge 103/2020, costoro dovranno far pervenire al sindaco del Comune in cui sono iscritti alle liste elettorali una dichiarazione in cui affermano di voler votare, fornendo il proprio indirizzo. Sarà cura dell’amministrazione locale organizzare il voto a domicilio, portando direttamente le schede elettorali a casa delle persone contagiate. Piccolo particolare: la missiva va inviata al sindaco tra dieci e cinque giorni prima della votazione. Sorge allora una domanda, alla stregua di quella posta da Borghi: se una persona dovesse risultare positiva al Covid oltre i cinque giorni precedenti all’elezione, non potrà votare?


In vista di referendum ed amministrative di domenica prossima, una circolare prevede l’uso del dispositivo. Chi non lo ha con sé sarà mandato a casa?

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. E che abbiano la mascherina sul volto. In vista del referendum sulla giustizia e delle elezioni amministrative di domenica prossima, 12 giugno, andrebbe forse integrato l’articolo 48 della Costituzione italiana? Il duo di ministri Lamorgese e Speranza, rispettivamente dell’Interno e della Salute, hanno infatti emanato una circolare con un “protocollo sanitario e di sicurezza” che prevede l’obbligo di indossare il dispositivo sanitario (non necessariamente Ffp2) per poter votare.

Occorre dunque presentarsi al seggio con una mascherina da indossare. Le norme anti-Covid non finiscono qui. Al momento dell’accesso, l’elettore dovrà procedere con l’igienizzazione delle mani con un gel messo a disposizione “in prossimità della porta”. La circolare consiglia inoltre che, “completate le operazioni di voto”, avvenga “una ulteriore detersione delle mani prima di lasciare il seggio”. Non sarà raro imbattersi in file fuori dai seggi elettorali, giacché Lamorgese e Speranza hanno pensato anche al distanziamento inter-personale, e dunque, “al fine di evitare la formazione di assembramenti”, ribadiscono “l’opportunità di prevedere aree di attesa all’esterno”. Obbligatorio inoltre, all’interno del seggio, mantenere la distanza di almeno un metro tra i componenti del seggio e tra loro e gli elettori. Potrebbe essere infine richiesto a questi ultimi di togliere la mascherina per pochi secondi al fine di effettuare il riconoscimento.

L’obbligo di mascherina ha suscitato polemiche politiche. Claudio Borghi, deputato della Lega, ha twittato: “Circolare del duo Lamorgese-Speranza. Mascherina obbligatoria per votare, ma voi state male. E se uno non ce l’ha che fa, non vota? Ma siete pazzi”. Borghi fa “mea culpa” per essersi accorto soltanto nelle ultime ore della circolare in questione. Ad ogni modo comunica di avere immediatamente agito attraverso un’interrogazione parlamentare nel cui testo domanda ai dicasteri interessati: “Poiché è possibile che una larga parte della popolazione rischi di essere respinta al seggio in quanto sprovvista della mascherina, da tempo non più richiesta per le comuni attività quotidiane, cosa si intende fare per garantire urgentemente il diritto di voto a tutti”.

E per poter espletare il proprio diritto al voto, dovranno fare molta attenzione le persone positive al Covid costrette all’isolamento domiciliare. Come prevede il decreto legge 103/2020, costoro dovranno far pervenire al sindaco del Comune in cui sono iscritti alle liste elettorali una dichiarazione in cui affermano di voler votare, fornendo il proprio indirizzo. Sarà cura dell’amministrazione locale organizzare il voto a domicilio, portando direttamente le schede elettorali a casa delle persone contagiate. Piccolo particolare: la missiva va inviata al sindaco tra dieci e cinque giorni prima della votazione. Sorge allora una domanda, alla stregua di quella posta da Borghi: se una persona dovesse risultare positiva al Covid oltre i cinque giorni precedenti all’elezione, non potrà votare?

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