Il Wall Street Journal: l’Occidente ci ripensa sul nucleare

In attesa del nuovo nucleare – quello di IV generazione di cui parla da mesi anche il ministro italiano per la Transizione energetica Roberto Cingolani -, l’Occidente ha iniziato a riprgrammare le sue risorse per impedire la chiusura di reattori nucleari vecchi di decenni, con l’obiettivo di mantenere una fonte cruciale di elettricità a basse emissioni di carbonio in vista del duro inverno che porterà in molti Paesi una forte accelerazione della crisi energetica. Lo scrive il Wall Street Journal riferendo che gli Stati Uniti, la Francia e altre nazioni stanno pianificando di mantenere in funzione dozzine di reattori decenni dopo la scadenza delle loro licenze operative originali. E anche il Belgio si sta muovendo per consentire a due reattori che avrebbero dovuto chiudersi nel 2025 di funzionare fino al 2036, nell’ambito della più ampia manovra dell’Europa per  liberarsi dalla dipendenza del gas naturale russo dopo l’invasione dell’Ucraina.

La Germania – scrive il WSJ – , che doveva chiudere tutti i suoi reattori entro la fine dell’anno, sta ora discutendo se mantenere aperti gli ultimi tre nel prossimo anno per aiutare a risparmiare gas durante l’inverno, poiché Mosca ha ridotto drasticamente le spedizioni di carburante. E già alcuni alcuni politici chiedono che i reattori rimangano aperti ancora più a lungo.

Dall’Oriente, il primo ministro del Giappone questa settimana ha affermato come necessaria la riapertura di più reattori nucleari a causa del prezzo elevato del gas naturale, dopo che da anni il Paese ha inattivi la maggior parte di essi in conseguenza dei crolli del 2011 presso l’impianto di Fukushima Daiichi.

Tutte queste mosse, per il quotidiano, riflettono un crescente consenso sul fatto che l’economia globale abbia bisogno di ogni megawatt di energia nucleare disponibile per rafforzare le forniture energetiche e aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici delle Nazioni Unite, che richiedono che le emissioni nette globali di gas serra scendano a zero entro la metà del secolo.

In attesa del nuovo nucleare – quello di IV generazione di cui parla da mesi anche il ministro italiano per la Transizione energetica Roberto Cingolani -, l’Occidente ha iniziato a riprgrammare le sue risorse per impedire la chiusura di reattori nucleari vecchi di decenni, con l’obiettivo di mantenere una fonte cruciale di elettricità a basse emissioni di carbonio in vista del duro inverno che porterà in molti Paesi una forte accelerazione della crisi energetica. Lo scrive il Wall Street Journal riferendo che gli Stati Uniti, la Francia e altre nazioni stanno pianificando di mantenere in funzione dozzine di reattori decenni dopo la scadenza delle loro licenze operative originali. E anche il Belgio si sta muovendo per consentire a due reattori che avrebbero dovuto chiudersi nel 2025 di funzionare fino al 2036, nell’ambito della più ampia manovra dell’Europa per  liberarsi dalla dipendenza del gas naturale russo dopo l’invasione dell’Ucraina.

La Germania – scrive il WSJ – , che doveva chiudere tutti i suoi reattori entro la fine dell’anno, sta ora discutendo se mantenere aperti gli ultimi tre nel prossimo anno per aiutare a risparmiare gas durante l’inverno, poiché Mosca ha ridotto drasticamente le spedizioni di carburante. E già alcuni alcuni politici chiedono che i reattori rimangano aperti ancora più a lungo.

Dall’Oriente, il primo ministro del Giappone questa settimana ha affermato come necessaria la riapertura di più reattori nucleari a causa del prezzo elevato del gas naturale, dopo che da anni il Paese ha inattivi la maggior parte di essi in conseguenza dei crolli del 2011 presso l’impianto di Fukushima Daiichi.

Tutte queste mosse, per il quotidiano, riflettono un crescente consenso sul fatto che l’economia globale abbia bisogno di ogni megawatt di energia nucleare disponibile per rafforzare le forniture energetiche e aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici delle Nazioni Unite, che richiedono che le emissioni nette globali di gas serra scendano a zero entro la metà del secolo.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli