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Politica

La Fenomenologia della Barricata in Velluto: Ilaria Salis e l’Estetica del Martirio

Esegesi del vittimismo salisiano: tra aporie morali e diarie Ue, l'euro-icona redarguisce la "gentaglia". La satira sul nuovo canone della resistenza in business class

di Anna Tortora -


L’Ontologia della Tragedia come Strumento di Lotta

C’è una sottile, quasi impercettibile linea di demarcazione tra l’analisi politica e la messinscena teatrale, e Ilaria Salis, dal suo osservatorio privilegiato di Bruxelles, sembra aver deciso di cancellarla definitivamente. Il suo ultimo post è un compendio di quella che potremmo definire la “Dialettica del Piagnisteo Istituzionale”.

Il testo si apre con la consueta conta dei corpi a Lampedusa. Nel paradigma salisiano, il dolore non è un momento di riflessione silenziosa, ma un presupposto logico-formale per l’attacco frontale. “Diciannove senza vita”, scrive con la precisione di un contabile del fango, salvo poi scivolare immediatamente nella consueta dicotomia tra il Bene (lei, le ONG, le porte aperte) e il Male assoluto. La Salis non descrive la realtà: la moralizza a colpi di hashtag, riducendo la complessità dei flussi migratori a un canovaccio da teatro dell’assurdo.

Il Lessico dell’Iperbole: Tra “Deportazioni” e “Sguaiataggini”

L’accusa alle Destre di festeggiare “in modo sguaiato la nuova stagione delle deportazioni di massa” meriterebbe un seminario di semantica applicata. È interessante osservare come, nel vocabolario salisiano, l’applicazione di una norma di diritto internazionale o la gestione di un flusso migratorio si trasformino immediatamente in un fatto distopico. Se un ufficio immigrazione timbra un foglio di via, per Ilaria è già la fine della civiltà giuridica, un’apocalisse etica da denunciare tra un caffè alla buvette e una sessione plenaria a Strasburgo.

In questo universo parallelo, il diritto diventa “scempio” e la legalità una “propaganda becera”. Vi è un’ironia squisita nel vedere chi ha fatto della militanza extra-ordinaria il proprio trampolino di lancio verso le istituzioni, lamentarsi della mancanza di “porto sicuro”. Per la Salis, il concetto di “sicurezza” sembra applicarsi con una geometria variabile: assoluta per le proprie tesi, inesistente per i confini nazionali.

La “Maggioranza Migliore” e l’Esclusione dell’Altro

Il finale del post raggiunge vette di elitarismo quasi commoventi:
“Sono convinta che la maggioranza delle persone è migliore di così.” In questa frase risiede tutto il paradosso del suo pensiero. La “maggioranza” è valida solo se coincide con il suo riflesso nello specchio. Chiunque osi parlare di “remigrazione” o, più semplicemente, di controllo dei flussi, viene declassato a “gentaglia”. È la classica strategia della sinistra radical-chic: la santificazione del “Popolo” astratto e il disprezzo profondo per i cittadini reali che, ogni giorno, vivono le conseguenze di quel “vento” che lei invoca dai corridoi ovattati del potere.

Il Vento e l’Aria Fritta

Ilaria ci esorta a “organizzarci, e farlo in fretta”. Forse l’invito è rivolto ai traslocatori del pensiero unico, o forse è solo l’ultimo sussulto di una retorica che ha perso ogni contatto con la terraferma.
Mentre lei attende che il vento cambi, il resto d’Italia si accontenterebbe che cambiasse almeno il disco. Perché tra lo “squallore” e la “tristezza” da lei citati, il vuoto pneumatico della sua proposta politica rimane l’unico porto veramente sicuro. E purtroppo per il contribuente, è un porto con vista sul Parlamento Europeo e un’indennità che non conosce burrasca.

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