IMBALLATI

Tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili entro il 2030. Una proposta, quella di un Regolamento immediatamente applicabile negli Stati membri senza la necessità del recepimento, che la Commissione europea ha accompagnato con dichiarazioni in italiano del vicepresidente Frans Timmermans, intervenuto a dire “riuso e riciclo non sono in competizione”. Non è bastato. Le perplessità iniziali dell’industria italiana del settore sono state immediatamente confermate dopo la comunicazione dello schema licenziato in Europa. Ad essa si affiancano altre reazioni dalla filiera europea e, in gran parte negative, quelle di Coldiretti e delle associazioni ambientaliste, tra le quali solo Greenpeace è favorevole.
L’auspicio, anche nelle settimane precedenti, era quello di una revisione, di un ripensamento, del via a una procedura che contribuisse, sull’asse del nostro Paese con l’Europa, a rendere possibile l’abituale gioco di schermaglie inserito in un ciclo di rinvii. Così non è stato, e ora lo schema passa all’esame in Europa del Consiglio e del Parlamento.
Lo schema di proposta – che Confindustria con la Federazione Carta e Grafica bolla come insostenibile perché mette a rischio le imprese, milioni di posti di lavoro e miliardi di investimenti e rende vane le policy ambientali e industriali fin qui messe in campo nel nostro Paese e le stesse linee guida del Pnrr – è perentorio, nell’aggiornamento della normativa Ue sugli imballaggi all’insegna del riciclo di qualità entro il 2030, che offre anche agli Stati membri e alle imprese un sostegno adeguato per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei rifiuti. Che ReteAmbiente definisce ambiziosi: al 2040 ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite per Stato membro del 15% rispetto al 2018.
Da qui, l’accelerazione sul riciclo di alta qualità per rendere tutti gli imballaggi riciclabili al 2030, attraverso la progettazione ecocompatibile e l’introduzione di tassi vincolanti di contenuto riciclato che i produttori dovranno includere nei nuovi imballaggi di plastica. Affianco a questo, si promuove il riuso, dando vita a sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio (la manovra fin qui mancata in Italia, al contrario che in altri Paesi). E si confermano le date 2025 e 2030 per il riciclo degli imballaggi già definite dalla normativa vigente.
Una proposta che non convince. La modalità del riuso non è fondata su dati ambientali per Massimo Medugno, dg della Federazione: “Muove dal pregiudizio che il riuso sia meglio del riciclo. Ma poprio nei servizi collettivi, per esempio, il riuso impatta sul consumo di acqua e di detersivi, sul trasporto, sui consumi energetici e sul peso degli stessi imballaggi (le stesse perplessità di Coldiretti e Filiera Italiana, ndr) che torneranno ad essere pesanti per resistere e, quindi, persistere nell’ambiente”.
E poi conta i numeri dei risultati fin qui raggiunti: “Lo scorso anno, circa 6 milioni di tonnellate di carta sono state riciclate dagli stabilimenti italiani (12 tonnellate al minuto) e nell’imballaggio in carta il riciclo supera ormai l’80%. Un sistema industriale, dunque, che funziona e che andrebbe semmai ulteriormente sostenuto in Italia ed anche in Europa. Una filiera che si distingue per la produzione di un materiale riciclabile ed effettivamente riciclato, oltre che per l’origine rinnovabile della materia prima vergine”.
Affermazioni che per ora sembrano cozzare contro un muro. Al momento siamo al dialogo tra sordi.

Tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili entro il 2030. Una proposta, quella di un Regolamento immediatamente applicabile negli Stati membri senza la necessità del recepimento, che la Commissione europea ha accompagnato con dichiarazioni in italiano del vicepresidente Frans Timmermans, intervenuto a dire “riuso e riciclo non sono in competizione”. Non è bastato. Le perplessità iniziali dell’industria italiana del settore sono state immediatamente confermate dopo la comunicazione dello schema licenziato in Europa. Ad essa si affiancano altre reazioni dalla filiera europea e, in gran parte negative, quelle di Coldiretti e delle associazioni ambientaliste, tra le quali solo Greenpeace è favorevole.
L’auspicio, anche nelle settimane precedenti, era quello di una revisione, di un ripensamento, del via a una procedura che contribuisse, sull’asse del nostro Paese con l’Europa, a rendere possibile l’abituale gioco di schermaglie inserito in un ciclo di rinvii. Così non è stato, e ora lo schema passa all’esame in Europa del Consiglio e del Parlamento.
Lo schema di proposta – che Confindustria con la Federazione Carta e Grafica bolla come insostenibile perché mette a rischio le imprese, milioni di posti di lavoro e miliardi di investimenti e rende vane le policy ambientali e industriali fin qui messe in campo nel nostro Paese e le stesse linee guida del Pnrr – è perentorio, nell’aggiornamento della normativa Ue sugli imballaggi all’insegna del riciclo di qualità entro il 2030, che offre anche agli Stati membri e alle imprese un sostegno adeguato per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei rifiuti. Che ReteAmbiente definisce ambiziosi: al 2040 ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite per Stato membro del 15% rispetto al 2018.
Da qui, l’accelerazione sul riciclo di alta qualità per rendere tutti gli imballaggi riciclabili al 2030, attraverso la progettazione ecocompatibile e l’introduzione di tassi vincolanti di contenuto riciclato che i produttori dovranno includere nei nuovi imballaggi di plastica. Affianco a questo, si promuove il riuso, dando vita a sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio (la manovra fin qui mancata in Italia, al contrario che in altri Paesi). E si confermano le date 2025 e 2030 per il riciclo degli imballaggi già definite dalla normativa vigente.
Una proposta che non convince. La modalità del riuso non è fondata su dati ambientali per Massimo Medugno, dg della Federazione: “Muove dal pregiudizio che il riuso sia meglio del riciclo. Ma poprio nei servizi collettivi, per esempio, il riuso impatta sul consumo di acqua e di detersivi, sul trasporto, sui consumi energetici e sul peso degli stessi imballaggi (le stesse perplessità di Coldiretti e Filiera Italiana, ndr) che torneranno ad essere pesanti per resistere e, quindi, persistere nell’ambiente”.
E poi conta i numeri dei risultati fin qui raggiunti: “Lo scorso anno, circa 6 milioni di tonnellate di carta sono state riciclate dagli stabilimenti italiani (12 tonnellate al minuto) e nell’imballaggio in carta il riciclo supera ormai l’80%. Un sistema industriale, dunque, che funziona e che andrebbe semmai ulteriormente sostenuto in Italia ed anche in Europa. Una filiera che si distingue per la produzione di un materiale riciclabile ed effettivamente riciclato, oltre che per l’origine rinnovabile della materia prima vergine”.
Affermazioni che per ora sembrano cozzare contro un muro. Al momento siamo al dialogo tra sordi.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli