Impallinati via social, la moda dell’ultima campagna elettorale

Dai dem La Regina, Scarpa e Sarracino, passando per la grillina Majolo fino al meloniano Castelli: colpiscono i “gogna network”.

La tecnologia può essere opportunità, ma anche zavorra. È il caso dei “trombati social”. Da destra a sinistra, nessuno può ritenersi salvo dallo scivolone sul web.
Il caso più eclatante è quello di Raffaele La Regina. Un post e un successivo cinguettio risultano fatali per il segretario regionale del Partito Democratico in Basilicata. Stiamo parlando, però, di interazioni risalenti al 2012. Il candidato, allora, aveva ironizzato sullo Stato d’Israele, negandone l’esistenza. Un gesto inaccettabile per la comunità ebraica romana. Un meme rilanciato in modo distratto o meglio ancora una bravata adolescenziale, pertanto, lo condannano a una gogna digitale senza precedenti, tanto da costringere il numero uno del Nazareno a tirarlo fuori dai giochi per Montecitorio. La smentita ovviamente arriva via Twitter: “Quando si ha 20 anni – spiega l’attivista – si esprimono e si pensano molte cose. Poi si cresce, si studia, si cambia idea. Rinuncio alla mia candidatura perché il Pd viene prima di tutto e perché questa campagna elettorale è troppo importante per essere inquinata in questo modo”. A queste latitudini, però, non è l’unico rampollo a inciampare su Israele e su Facebook.
La trevisana Rachele Scarpa oltre ad aver paragonato il governo di Gerusalemme a un “regime di apartheid”, spende addirittura parole mielose verso la patrimoniale. Non va meglio al napoletano Marco Sarracino, che il 7 ottobre del 2019, inneggiava all’Unione Sovietica: “Beati quelli che si ribellano per ottenere un mondo più giusto. Buon anniversario della Rivoluzione”. E oggi, visto che non riesce ad eliminare il post, elimina tutti i contatti…

La creatura di Mark Zuckerberg non risparmia neanche l’universo pentastellato. A farne le spese è Claudia Majolo, inserita nel plurinominale Campania 1 dopo aver superato le parlamentarie. La grillina esclusa a causa di alcuni commenti pro-Cav. Nel 2018 scriveva su Facebook: “Non mi fate incazzare e votate Berlusconi”. In un altro post, risalente più o meno allo stesso periodo, utilizzava l’hashtag #BerlusconiAmoreMio. Nel 2013 definiva “capre” chi votava Movimento. Tali pubblicazioni, però, non passano inosservate al popolo di internet e in modo particolare a quello esperto di SkyVote, che chiede la testa dell’aspirante portavoce. La giovane presidentessa dell’Unione praticanti e avvocati, pertanto, deve fare un passo indietro e rinunciare al sogno da bambina, rappresentare la propria terra tra i banchi di Montecitorio. Non basta una giustificazione sul “Fatto Quotidiano” in cui afferma di sentirsi “amareggiata” per un’azione avvenuta dieci anni fa, per convincere il vertice giallo a rivedere la posizione.

Gli incidenti via social sono ordinarietà pure all’interno della grande casa del centrodestra. L’ultimo riguarda il partito della Meloni. Fa discutere e non poco lo scatto del dirigente marchigiano Guido Castelli, in cui fa il saluto romano, tra l’altro vestito di nero, davanti al portone della Cripta Mussolini.

Dai dem La Regina, Scarpa e Sarracino, passando per la grillina Majolo fino al meloniano Castelli: colpiscono i “gogna network”.

La tecnologia può essere opportunità, ma anche zavorra. È il caso dei “trombati social”. Da destra a sinistra, nessuno può ritenersi salvo dallo scivolone sul web.
Il caso più eclatante è quello di Raffaele La Regina. Un post e un successivo cinguettio risultano fatali per il segretario regionale del Partito Democratico in Basilicata. Stiamo parlando, però, di interazioni risalenti al 2012. Il candidato, allora, aveva ironizzato sullo Stato d’Israele, negandone l’esistenza. Un gesto inaccettabile per la comunità ebraica romana. Un meme rilanciato in modo distratto o meglio ancora una bravata adolescenziale, pertanto, lo condannano a una gogna digitale senza precedenti, tanto da costringere il numero uno del Nazareno a tirarlo fuori dai giochi per Montecitorio. La smentita ovviamente arriva via Twitter: “Quando si ha 20 anni – spiega l’attivista – si esprimono e si pensano molte cose. Poi si cresce, si studia, si cambia idea. Rinuncio alla mia candidatura perché il Pd viene prima di tutto e perché questa campagna elettorale è troppo importante per essere inquinata in questo modo”. A queste latitudini, però, non è l’unico rampollo a inciampare su Israele e su Facebook.
La trevisana Rachele Scarpa oltre ad aver paragonato il governo di Gerusalemme a un “regime di apartheid”, spende addirittura parole mielose verso la patrimoniale. Non va meglio al napoletano Marco Sarracino, che il 7 ottobre del 2019, inneggiava all’Unione Sovietica: “Beati quelli che si ribellano per ottenere un mondo più giusto. Buon anniversario della Rivoluzione”. E oggi, visto che non riesce ad eliminare il post, elimina tutti i contatti…

La creatura di Mark Zuckerberg non risparmia neanche l’universo pentastellato. A farne le spese è Claudia Majolo, inserita nel plurinominale Campania 1 dopo aver superato le parlamentarie. La grillina esclusa a causa di alcuni commenti pro-Cav. Nel 2018 scriveva su Facebook: “Non mi fate incazzare e votate Berlusconi”. In un altro post, risalente più o meno allo stesso periodo, utilizzava l’hashtag #BerlusconiAmoreMio. Nel 2013 definiva “capre” chi votava Movimento. Tali pubblicazioni, però, non passano inosservate al popolo di internet e in modo particolare a quello esperto di SkyVote, che chiede la testa dell’aspirante portavoce. La giovane presidentessa dell’Unione praticanti e avvocati, pertanto, deve fare un passo indietro e rinunciare al sogno da bambina, rappresentare la propria terra tra i banchi di Montecitorio. Non basta una giustificazione sul “Fatto Quotidiano” in cui afferma di sentirsi “amareggiata” per un’azione avvenuta dieci anni fa, per convincere il vertice giallo a rivedere la posizione.

Gli incidenti via social sono ordinarietà pure all’interno della grande casa del centrodestra. L’ultimo riguarda il partito della Meloni. Fa discutere e non poco lo scatto del dirigente marchigiano Guido Castelli, in cui fa il saluto romano, tra l’altro vestito di nero, davanti al portone della Cripta Mussolini.

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