Imprese “Imballate”

“Tantissimo lavoro da fare”. La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni non si nasconde l’impegno necessario a far quadrare le necessità della nostre filiere e le esigenze messe in campo dall’Europa. “Certo – dice in un videomessaggio a Cosmetica Italia -, sia a livello nazionale che europeo, a partire da alcuni provvedimenti importanti come i regolamenti proposti dalla Commissione europea in tema di imballaggi, microplastiche o trattamento delle acque reflue urbane. Una battaglia che stiamo già portando avanti. Norme che auspichiamo saranno adottate per aiutare le imprese e non, invece, per ostacolarle”. Ecco il nodo da sciogliere: aiutare e non ostacolare, come sul tema degli imballaggi, quello che ha creato più preoccupazioni.
Aggiunge che compito del governo “non può che essere quello di mettervi nelle condizioni di lavorare al meglio e di sapere rispondere nel miglior modo possibile alle sfide. L’attenzione del governo è massima”.
E massima è l’osservazione che riserva il mondo delle imprese. A partire da quello degli imballaggi. l’Associazione Nazionale delle imprese che riciclano le materie plastiche, per esempio, ha sostenuto chiaramente che il Regolamento Ue “rischia di soffocare tante imprese che sono il cuore pulsante dell’economia circolare italiana”. Accetta alcuni principi, quelli che operano per la piena transizione ecologica e che procedono verso nuove produzioni ecosostenibili e anche sottolinea ” la piena condivisione riguardo alle previsioni sul tema dell’ecodesign, su cui l’Italia è oggettivamente in ritardo, e circa le prescrizioni di contenuto minimo obbligatorio di riciclato in tutti gli imballaggi in plastica, con percentuali differenti a seconda della tipologia di questi. Quest’ultima, in particolare, è una misura da lungo tempo proposta da Assorimap al legislatore nazionale. Tuttavia, riteniamo necessaria anche un’attenta valutazione degli impatti sulla filiera industriale delle plastiche, dalla produzione al riciclo. Si tratta di un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, con profili economici ed occupazionali di primo livello”.
Certo, primato nazionale in Europa circa il riciclo e preoccupazioni per la forza lavoro impegnato nella industry. Poi, ancora la condivisione delle mosse del ministro: “Supportiamo Pichetto Fratin, che ha giudicato sbagliato l’accento posto sul riuso anziché sul riciclo, che vede l’Italia posizionarsi ai primissimi posti in Europa. Auspichiamo quindi che il nostro governo intervenga presso la Commissione Europea per un rinvio e per una gradualità degli adempimenti. È fondamentale evitare che le nuove disposizioni vadano ad inficiare il percorso positivo del riciclo, mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese”.
Ma cosa dice il ministro? Perché, spiega da tempo, la manovra Ue sugli imballaggi non conviene? Da lui, un no netto a come l’Europa mette in pericolo l’attuale modello Italia “Siamo i migliori d’Europa sul riciclo. Siano gli altri ad adattarsi alla realtà italiana – queste le sue parole al Senato in dicembre – . Non possiamo accettare una preferenza assoluta verso i prodotti riutilizzabili”. Nessuna forma di dialogo con l’apertura fatta dal vicepresidente della Commissione Frans Timmermans sul riuso da non considerare in competizione con il riciclo. Insomma, una netta difesa del sistema attuale, che si porta dietro ovviamente gli investimenti già fatti e quelli previsti, anche in ottica di finanziamento Ue. La sfida ora è da vincere all’interno della Commissione.
“Tantissimo lavoro da fare”. La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni non si nasconde l’impegno necessario a far quadrare le necessità della nostre filiere e le esigenze messe in campo dall’Europa. “Certo – dice in un videomessaggio a Cosmetica Italia -, sia a livello nazionale che europeo, a partire da alcuni provvedimenti importanti come i regolamenti proposti dalla Commissione europea in tema di imballaggi, microplastiche o trattamento delle acque reflue urbane. Una battaglia che stiamo già portando avanti. Norme che auspichiamo saranno adottate per aiutare le imprese e non, invece, per ostacolarle”. Ecco il nodo da sciogliere: aiutare e non ostacolare, come sul tema degli imballaggi, quello che ha creato più preoccupazioni.
Aggiunge che compito del governo “non può che essere quello di mettervi nelle condizioni di lavorare al meglio e di sapere rispondere nel miglior modo possibile alle sfide. L’attenzione del governo è massima”.
E massima è l’osservazione che riserva il mondo delle imprese. A partire da quello degli imballaggi. l’Associazione Nazionale delle imprese che riciclano le materie plastiche, per esempio, ha sostenuto chiaramente che il Regolamento Ue “rischia di soffocare tante imprese che sono il cuore pulsante dell’economia circolare italiana”. Accetta alcuni principi, quelli che operano per la piena transizione ecologica e che procedono verso nuove produzioni ecosostenibili e anche sottolinea ” la piena condivisione riguardo alle previsioni sul tema dell’ecodesign, su cui l’Italia è oggettivamente in ritardo, e circa le prescrizioni di contenuto minimo obbligatorio di riciclato in tutti gli imballaggi in plastica, con percentuali differenti a seconda della tipologia di questi. Quest’ultima, in particolare, è una misura da lungo tempo proposta da Assorimap al legislatore nazionale. Tuttavia, riteniamo necessaria anche un’attenta valutazione degli impatti sulla filiera industriale delle plastiche, dalla produzione al riciclo. Si tratta di un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, con profili economici ed occupazionali di primo livello”.
Certo, primato nazionale in Europa circa il riciclo e preoccupazioni per la forza lavoro impegnato nella industry. Poi, ancora la condivisione delle mosse del ministro: “Supportiamo Pichetto Fratin, che ha giudicato sbagliato l’accento posto sul riuso anziché sul riciclo, che vede l’Italia posizionarsi ai primissimi posti in Europa. Auspichiamo quindi che il nostro governo intervenga presso la Commissione Europea per un rinvio e per una gradualità degli adempimenti. È fondamentale evitare che le nuove disposizioni vadano ad inficiare il percorso positivo del riciclo, mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese”.
Ma cosa dice il ministro? Perché, spiega da tempo, la manovra Ue sugli imballaggi non conviene? Da lui, un no netto a come l’Europa mette in pericolo l’attuale modello Italia “Siamo i migliori d’Europa sul riciclo. Siano gli altri ad adattarsi alla realtà italiana – queste le sue parole al Senato in dicembre – . Non possiamo accettare una preferenza assoluta verso i prodotti riutilizzabili”. Nessuna forma di dialogo con l’apertura fatta dal vicepresidente della Commissione Frans Timmermans sul riuso da non considerare in competizione con il riciclo. Insomma, una netta difesa del sistema attuale, che si porta dietro ovviamente gli investimenti già fatti e quelli previsti, anche in ottica di finanziamento Ue. La sfida ora è da vincere all’interno della Commissione.
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