Imprevedibile covid, il paese si prepari

Le allarmanti notizie da Pechino e gli arrivi di cittadini cinesi contagiati negli aeroporti italiani, sembrano farci rivivere, come in un déjà-vu, l’inizio 2020, quando ancora di pandemia avevamo sentito parlare solo nei film apocalittici. Dopo quasi tre anni dai primi focolai nel nostro Paese, l’incubo del virus cinese sembra far nuovamente capolino nel 2023. Stavolta però, conosciamo le caratteristiche e le conseguenze del virus, ma soprattutto, abbiamo protezione e strumenti tali da poter dormire – almeno per ora – sonni tranquilli.
I DATI DELL’ISS
Attualmente, infatti, gli ultimi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità sulla presenza del virus in Italia confermano la discesa dell’incidenza dei casi: il monitoraggio della Cabina di regia ministero della Salute riporta un’incidenza settimanale di 207 contagiati ogni 100.000 abitanti, con conseguente Rt discendente, che nel periodo 7-20 dicembre si attesta a 0,84. Anche dagli ospedali la situazione è sotto controllo, sia all’interno dei reparti Covid che in quelli di terapia intensiva e nessuna regione è classificata a rischio alto. Dati che presentano un quadro stabile della situazione italiana, ma su cui il ministero della Salute decide di andare cauto. Gli allarmi di Pechino, insieme al rischio di formazione di nuove varianti, minacciano la nuova fase endemica e rendono l’evoluzione della pandemia “attualmente imprevedibile”. Proprio per questo, scrivono nel comunicato: “il nostro Paese deve prepararsi ad affrontare un inverno in cui si potrebbe osservare un aumentato impatto assistenziale attribuibile a diverse malattie respiratorie acute, prima fra tutte l’influenza, e alla possibile circolazione di nuove varianti di SARS-CoV-2, determinato anche dai comportamenti individuali e dallo stato immunitario della popolazione”.
PAROLA CHIAVE SORVEGLIANZA
Peggio passato, sì, ma fare sempre attenzione, intimano le autorità sanitarie. Perché, come comunicato nella circolare dai vertici dell’ISS – firmata dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, e dal direttore della Programmazione Stefano Lorusso – nel caso di un eventuale sensibile peggioramento del quadro epidemiologico “si potrà valutare l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti” e quindi distanziamento sociale e mascherine, il cui utilizzo, ribadisce il ministero “è efficace nel ridurre la trasmissione dei virus respiratori” e nel caso di peggioramento epidemiologico “potrebbe essere indicato il loro utilizzo in spazi chiusi”. Inoltre, per cercare di tenere sotto controllo il rimbalzo dei contagi, i tecnici evidenziano “la necessità di intensificare il sequenziamento al fine di raggiungere una numerosità sufficiente a identificare l’eventuale circolazione di nuove varianti”. Ciò, sottolineano, è particolarmente importante a “evitare la congestione delle strutture sanitarie limitando l’incidenza di malattia grave da Covid-19 e le complicanze dell’influenza nelle persone a rischio, proteggendo soprattutto le persone più fragili”. Continueranno quindi tutte le attività di sorveglianza in vista di un possibile aumento di pressione sia sui laboratori di diagnostica, sia sui reparti – considerata anche la circolazione di virus stagionali.
REGIONI E VACCINI
Da tenere sotto controllo, per il dicastero di Schillaci, anche i vari contesti regionali. Dall’uscita del comunicato, il ministero ha chiesto a tutti i servizi sanitari locali di verificare e, in caso di necessità di rafforzare, il proprio stato di preparazione, per farsi trovare pronti in caso di eventuale nuova ondata o pericolosa variante. Una verifica che riguarda la preparazione dei reparti dedicati: come le dotazioni di posti letto in ricovero ordinario, o le postazioni in terapia intensiva o sub-intensiva, al fine di evitare le ricadute sui pazienti non-Covid e sulle liste di attesa per le altre prestazioni sanitarie. Ma non solo, per la stagione invernale l’obiettivo è anche quello di incremento della campagna vaccinale e la messa in sicurezza di anziani e fragili. Le priorità includono: la prosecuzione della campagna vaccinale in corso, con particolare attenzione ai booster e la possibilità di combinare le campagne di vaccinazione contro Covid e influenza.
LA RISPOSTA DEL GOVERNO
Controllo e attenzione, ma nulla di più. E se le autorità sanitarie hanno messo le mani avanti per eventuali incrementi di casi, come annunciato già nei giorni scorsi e nella conferenza di fine anno, non è intenzione del governo porre nuove restrizioni, soprattutto in merito di chiusure. “Sul Covid, il modello restrittivo adottato in passato non ha funzionato, come stiamo vedendo anche in Cina. La mia idea è che si debba lavorare sulla responsabilizzazione dei cittadini e sulla prevenzione, piuttosto che sulla privazione delle libertà. E intendo continuare così anche in futuro” ha scritto Giorgia Meloni sul suo canale Telegram. Quindi, per ora, niente panico. Di fronte a possibili minacce, abbiamo tutte le armi di difesa e di controllo: la prima è il buonsenso.
Le allarmanti notizie da Pechino e gli arrivi di cittadini cinesi contagiati negli aeroporti italiani, sembrano farci rivivere, come in un déjà-vu, l’inizio 2020, quando ancora di pandemia avevamo sentito parlare solo nei film apocalittici. Dopo quasi tre anni dai primi focolai nel nostro Paese, l’incubo del virus cinese sembra far nuovamente capolino nel 2023. Stavolta però, conosciamo le caratteristiche e le conseguenze del virus, ma soprattutto, abbiamo protezione e strumenti tali da poter dormire – almeno per ora – sonni tranquilli.
I DATI DELL’ISS
Attualmente, infatti, gli ultimi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità sulla presenza del virus in Italia confermano la discesa dell’incidenza dei casi: il monitoraggio della Cabina di regia ministero della Salute riporta un’incidenza settimanale di 207 contagiati ogni 100.000 abitanti, con conseguente Rt discendente, che nel periodo 7-20 dicembre si attesta a 0,84. Anche dagli ospedali la situazione è sotto controllo, sia all’interno dei reparti Covid che in quelli di terapia intensiva e nessuna regione è classificata a rischio alto. Dati che presentano un quadro stabile della situazione italiana, ma su cui il ministero della Salute decide di andare cauto. Gli allarmi di Pechino, insieme al rischio di formazione di nuove varianti, minacciano la nuova fase endemica e rendono l’evoluzione della pandemia “attualmente imprevedibile”. Proprio per questo, scrivono nel comunicato: “il nostro Paese deve prepararsi ad affrontare un inverno in cui si potrebbe osservare un aumentato impatto assistenziale attribuibile a diverse malattie respiratorie acute, prima fra tutte l’influenza, e alla possibile circolazione di nuove varianti di SARS-CoV-2, determinato anche dai comportamenti individuali e dallo stato immunitario della popolazione”.
PAROLA CHIAVE SORVEGLIANZA
Peggio passato, sì, ma fare sempre attenzione, intimano le autorità sanitarie. Perché, come comunicato nella circolare dai vertici dell’ISS – firmata dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, e dal direttore della Programmazione Stefano Lorusso – nel caso di un eventuale sensibile peggioramento del quadro epidemiologico “si potrà valutare l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti” e quindi distanziamento sociale e mascherine, il cui utilizzo, ribadisce il ministero “è efficace nel ridurre la trasmissione dei virus respiratori” e nel caso di peggioramento epidemiologico “potrebbe essere indicato il loro utilizzo in spazi chiusi”. Inoltre, per cercare di tenere sotto controllo il rimbalzo dei contagi, i tecnici evidenziano “la necessità di intensificare il sequenziamento al fine di raggiungere una numerosità sufficiente a identificare l’eventuale circolazione di nuove varianti”. Ciò, sottolineano, è particolarmente importante a “evitare la congestione delle strutture sanitarie limitando l’incidenza di malattia grave da Covid-19 e le complicanze dell’influenza nelle persone a rischio, proteggendo soprattutto le persone più fragili”. Continueranno quindi tutte le attività di sorveglianza in vista di un possibile aumento di pressione sia sui laboratori di diagnostica, sia sui reparti – considerata anche la circolazione di virus stagionali.
REGIONI E VACCINI
Da tenere sotto controllo, per il dicastero di Schillaci, anche i vari contesti regionali. Dall’uscita del comunicato, il ministero ha chiesto a tutti i servizi sanitari locali di verificare e, in caso di necessità di rafforzare, il proprio stato di preparazione, per farsi trovare pronti in caso di eventuale nuova ondata o pericolosa variante. Una verifica che riguarda la preparazione dei reparti dedicati: come le dotazioni di posti letto in ricovero ordinario, o le postazioni in terapia intensiva o sub-intensiva, al fine di evitare le ricadute sui pazienti non-Covid e sulle liste di attesa per le altre prestazioni sanitarie. Ma non solo, per la stagione invernale l’obiettivo è anche quello di incremento della campagna vaccinale e la messa in sicurezza di anziani e fragili. Le priorità includono: la prosecuzione della campagna vaccinale in corso, con particolare attenzione ai booster e la possibilità di combinare le campagne di vaccinazione contro Covid e influenza.
LA RISPOSTA DEL GOVERNO
Controllo e attenzione, ma nulla di più. E se le autorità sanitarie hanno messo le mani avanti per eventuali incrementi di casi, come annunciato già nei giorni scorsi e nella conferenza di fine anno, non è intenzione del governo porre nuove restrizioni, soprattutto in merito di chiusure. “Sul Covid, il modello restrittivo adottato in passato non ha funzionato, come stiamo vedendo anche in Cina. La mia idea è che si debba lavorare sulla responsabilizzazione dei cittadini e sulla prevenzione, piuttosto che sulla privazione delle libertà. E intendo continuare così anche in futuro” ha scritto Giorgia Meloni sul suo canale Telegram. Quindi, per ora, niente panico. Di fronte a possibili minacce, abbiamo tutte le armi di difesa e di controllo: la prima è il buonsenso.
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