In distribuzione l’ultimo libro di Romolo Paradiso “L’uomo al centro”

Nel presentare ai propri operai il nuovo stabilimento Olivetti a Pozzuoli, il 23 aprile 1955 Adriano Olivetti (1901- 1960) – coerentemente con le teorie da lui espresse nell’opera “L’ordine politico delle comunità” (1947), nella quale illustrava la politica socio-politica da lui propugnata – affermava “Perché lavorando ogni giorno tra le pareti della fabbrica e le macchine e i banchi e gli altri uomini per produrre qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo e ritornare a noi in salari che sono poi pane, vino, casa, partecipiamo ogni giorno alla vita pulsante della fabbrica, alle sue cose più piccole e alle sue cose più grandi, finiamo per amarla, per affezionarci e allora essa diventa veramente nostra, il lavoro diventa a poco a poco parte della nostra anima, diventa quindi una immensa forza spirituale”. Così, ricorda Romolo Paradiso nel suo ultimo libro “L’uomo al centro. L’azienda secondo Adriano Olivetti: cuore, cultura, comunicazione. Teorie e pratiche del modello adottato in tutto il mondo”. (Ed. Centro di Documentazione Giornalistica, pag. 150, € 15,00). Non erano parole di circostanza, ma frasi che nascevano dai fatti. Perché il contenuto di quel discorso rispecchiava fedelmente i valori, i propositi, le realizzazioni che avevano caratterizzato tutta la vita delle aziende Olivetti, al centro delle quali c’era la persona. Il capitale più importante in assoluto. 

Può un’azienda divenire un luogo dove si vive e opera con autenticità, mutualità, osmosi di pensiero, con creatività, con entusiasmo, passione e cuore? Può un’azienda essere un luogo di crescita non solo lavorativa, ma anche umana e culturale? Può un’azienda divenire una Comunità, un habitat dove ogni persona si possa sentire indispensabile al bene e al fine comune, impegnando, a tal scopo, ogni sua energia e ogni sua capacità intellettuale? E può un’azienda esprimere e fa rispecchiare tutto ciò nella sua produzione, riuscendo a crescere, nel tempo, a livello di mercato e di clienti, diventando per questi garanzia di professionalità e di qualità? Si può, spiega Romolo Paradiso, se si prende come esempio Adriano Olivetti, che diventato nel 1938 direttore della fabbrica di macchine da scrivere fondata dal padre Camillo nel 1908 ad Ivrea, è riuscito ad imprimere ad essa un impulso commerciale e industriale procedendo di pari passo con lo sviluppo sociale delle maestranze alle sue dipendenze interessandosi principalmente dei problemi connessi con l’organizzazione del lavoro e della vita sociale, culturale e assistenziale che si svolge intorno ai centri operai dando vita anche al movimento politico “Comunità” del quale fu rappresentante alla Camera dei Deputati.

Non c’era nulla nella filosofia di Adriano Olivetti che non mettesse in primo piano il benessere dei dipendenti dell’azienda, secondo il principio che se i lavoratori vivono in un ambiente e in un clima a loro favorevole, i riverberi positivi sarebbero ricaduti sugli stessi in termini di crescita umana e lavorativa, e sull’impresa, sui suoi prodotti, sul rapporto con i clienti, sulla sua immagine, sul suo mercato.

Per questo l’architettura delle fabbriche Olivetti era studiata a mo’ di edificio residenziale, con i reparti pieni di luce naturale, alcuni, come quello di Pozzuoli, con vista mare, con tutt’intorno giardini e fontane. A ciò si aggiungevano i servizi sociali per il personale (mense, biblioteche, asili nido, colonie estive per i figli dei dipendenti) risultato di utili aziendali che invece di trasformarsi in larghi dividendi per gli azionisti, o in lauti compensi per i manager, erano equamente distribuiti tra tutti i dipendenti, con una fetta sostanziosa destinata proprio ai servizi per i lavoratori. Erano fabbriche concepite a misura d’uomo, perché si potesse vivere il tempo del lavoro come un momento di vita proficuo e sereno. Ma tutto doveva fondarsi sul rispetto dei valori base dell’Azienda-Comunità: la persona, l’autenticità, la condivisione, la mutualità, il merito, l’essere gruppo. Per alimentare, diffondere e radicare nei lavoratori tali valori, si evince dal libro di Paradiso, la scelta dei manager doveva ricadere su coloro che avevano sensibilità, cultura e visione, ma, soprattutto, era indispensabile assegnare alla comunicazione il ruolo deputato a far applicare, nutrire e sviluppare con costanza, attraverso gli strumenti che le sono propri, l’essenza dei valori che l’azienda distinguono. La comunicazione nel sistema olivetano era il fulcro di tutta la sua filosofia d’impresa, improntata al coinvolgimento, alla condivisione, all’autenticità, alla crescita delle persone, nella quale non mancava mai il riverbero culturale, l’espressione di un pensiero in grado di creare meraviglia, bellezza, interesse e di alimentare la creatività e il buon rapporto quotidiano tra i lavoratori. Contribuendo a creare quella Comunità d’anime, ad Olivetti tanto cara, nella quale ogni atto era sinergico e fecondo. 

L’importanza assunta nel tempo dalla “comunicazione” nella società moderna è sottolineata da Paradiso attraverso la pubblicazione nel libro delle interviste rilasciate da quattro intellettuali, rappresentativi delle varie sfaccettature in cui si articola la cultura italiana, sui temi dell’eticità, dell’uomo e della società: lo scrittore, filosofo, attore e regista Luciano De Crescenzio (Innamoratevi del pressappoco),  il paroliere e poeta Mogol, pseudonimo di Giulio Rapetti (La comunicazione è efficace se vera, è vrase c’è sensibilità e cultura), il docente di Sociologia del Lavoro all’Università “La Sapienza” di Roma Domenico De Masi (Il comunicatore senza cultura fa guai), il giornalista Daniele Chieffi, capo della comunicazione digitale e della Content Factory di Agi, agenzia di stampa del gruppo Eni (La comunicazione digitale, un vero e proprio ecosistema) e la psicologa Laura Olivetti, figlia di Adriano e già Presidente della Fondazione Adriano Olivetti (Verità, giustizia, bellezza e amore, il cuore di ogni Comunità). Grazie alla sua “visione” Olivetti riuscì a trasformare una piccola azienda familiare in un’impresa di valore internazionale, esempio di un’imprenditoria illuminata. 

Oggi, in tempi in cui nelle aziende, come del resto nella società, si è fatta strada una cultura imperniata su di una concezione egocentrica, arrivistica, eccessivamente competitiva e non di rado predatoria, c’è bisogno di cambiare rotta, di rivoluzionare un sistema che non si dimostra in grado di favorire un clima di partecipazione, d’interesse, di creatività, di mutualità, di sviluppo, in cui al centro di tutto ci sia la persona, con i suoi percorsi di vita, con le sue individualità, con la sua cultura, con le sue potenzialità. Ricchezze che se ben individuate e guidate da manager sensibili e da una comunicazione stimolante, coinvolgente e autentica, portano alla creazione di quell’Azienda-Comunità, di quella “cittadella del lavoro” coesa e pulsante, in grado di navigare con successo nel mare dell’imprenditoria e del mercato. Nel sottotitolo di questo nuovo libro di Paradiso, si parla di “cuore”, una parola oggi ritenuta ingiustamente desueta. Ma il “cuore” in un’azienda, in una Azienda-Comunità”, come afferma l’autore, “è il mentore del nostro pensare e agire. Qualcosa capace di abbattere gli egoismi individuali, le gelosie, l’arrivismo, la paura dell’altro, aprendo invece la strada dell’accettazione e della volontà di costruire, ognuno con la propria individualità e con la propria storia, un luogo dove potersi esprimere con libertà, con entusiasmo, con passione, sapendo di non essere giudicato, ma compreso. Un luogo dove il limite può trasformarsi in forza, e la volontà d’ognuno in energia per tutti. Un luogo dove il tempo è fermento, arricchimento e sviluppo”. Romolo Paradiso, giornalista, ha collaborato con numerose testate nazionali. E’ stato ideatore e direttore di “Elementi”, house organ del Gestore dei Servizi Energetici (Gse), ha collaborato e collabora con diversi istituti di formazione, tra cui la Luiss Business School, la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e il Centro Giornalismo e Comunicazione. Ha svolto attività di comunicazione all’Enel, dove ha ricoperto, tra l’altro, il ruolo di capo redattore dell’house organ “Illustrazione Enel” e della newsletter per manager “Focus”. E’ stato responsabile della comunicazione del Gestore della rete di Trasmissione Nazionale (Grtn) e svolge da anni attività di consulenza sulla comunicazione per enti e aziende. Nel 2011 ha pubblicato, per il Centro di Documentazione Giornalistica, il libro: “Il filo delle parole”, 24 interviste ad altrettanti personaggi di spicco del mondo dell’arte e della cultura italiani, e, nel 2016,  il romanzo di formazione “Puparo di sogni” (Edizioni le vie).

Vittorio Esposito

Nel presentare ai propri operai il nuovo stabilimento Olivetti a Pozzuoli, il 23 aprile 1955 Adriano Olivetti (1901- 1960) – coerentemente con le teorie da lui espresse nell’opera “L’ordine politico delle comunità” (1947), nella quale illustrava la politica socio-politica da lui propugnata – affermava “Perché lavorando ogni giorno tra le pareti della fabbrica e le macchine e i banchi e gli altri uomini per produrre qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo e ritornare a noi in salari che sono poi pane, vino, casa, partecipiamo ogni giorno alla vita pulsante della fabbrica, alle sue cose più piccole e alle sue cose più grandi, finiamo per amarla, per affezionarci e allora essa diventa veramente nostra, il lavoro diventa a poco a poco parte della nostra anima, diventa quindi una immensa forza spirituale”. Così, ricorda Romolo Paradiso nel suo ultimo libro “L’uomo al centro. L’azienda secondo Adriano Olivetti: cuore, cultura, comunicazione. Teorie e pratiche del modello adottato in tutto il mondo”. (Ed. Centro di Documentazione Giornalistica, pag. 150, € 15,00). Non erano parole di circostanza, ma frasi che nascevano dai fatti. Perché il contenuto di quel discorso rispecchiava fedelmente i valori, i propositi, le realizzazioni che avevano caratterizzato tutta la vita delle aziende Olivetti, al centro delle quali c’era la persona. Il capitale più importante in assoluto. 

Può un’azienda divenire un luogo dove si vive e opera con autenticità, mutualità, osmosi di pensiero, con creatività, con entusiasmo, passione e cuore? Può un’azienda essere un luogo di crescita non solo lavorativa, ma anche umana e culturale? Può un’azienda divenire una Comunità, un habitat dove ogni persona si possa sentire indispensabile al bene e al fine comune, impegnando, a tal scopo, ogni sua energia e ogni sua capacità intellettuale? E può un’azienda esprimere e fa rispecchiare tutto ciò nella sua produzione, riuscendo a crescere, nel tempo, a livello di mercato e di clienti, diventando per questi garanzia di professionalità e di qualità? Si può, spiega Romolo Paradiso, se si prende come esempio Adriano Olivetti, che diventato nel 1938 direttore della fabbrica di macchine da scrivere fondata dal padre Camillo nel 1908 ad Ivrea, è riuscito ad imprimere ad essa un impulso commerciale e industriale procedendo di pari passo con lo sviluppo sociale delle maestranze alle sue dipendenze interessandosi principalmente dei problemi connessi con l’organizzazione del lavoro e della vita sociale, culturale e assistenziale che si svolge intorno ai centri operai dando vita anche al movimento politico “Comunità” del quale fu rappresentante alla Camera dei Deputati.

Non c’era nulla nella filosofia di Adriano Olivetti che non mettesse in primo piano il benessere dei dipendenti dell’azienda, secondo il principio che se i lavoratori vivono in un ambiente e in un clima a loro favorevole, i riverberi positivi sarebbero ricaduti sugli stessi in termini di crescita umana e lavorativa, e sull’impresa, sui suoi prodotti, sul rapporto con i clienti, sulla sua immagine, sul suo mercato.

Per questo l’architettura delle fabbriche Olivetti era studiata a mo’ di edificio residenziale, con i reparti pieni di luce naturale, alcuni, come quello di Pozzuoli, con vista mare, con tutt’intorno giardini e fontane. A ciò si aggiungevano i servizi sociali per il personale (mense, biblioteche, asili nido, colonie estive per i figli dei dipendenti) risultato di utili aziendali che invece di trasformarsi in larghi dividendi per gli azionisti, o in lauti compensi per i manager, erano equamente distribuiti tra tutti i dipendenti, con una fetta sostanziosa destinata proprio ai servizi per i lavoratori. Erano fabbriche concepite a misura d’uomo, perché si potesse vivere il tempo del lavoro come un momento di vita proficuo e sereno. Ma tutto doveva fondarsi sul rispetto dei valori base dell’Azienda-Comunità: la persona, l’autenticità, la condivisione, la mutualità, il merito, l’essere gruppo. Per alimentare, diffondere e radicare nei lavoratori tali valori, si evince dal libro di Paradiso, la scelta dei manager doveva ricadere su coloro che avevano sensibilità, cultura e visione, ma, soprattutto, era indispensabile assegnare alla comunicazione il ruolo deputato a far applicare, nutrire e sviluppare con costanza, attraverso gli strumenti che le sono propri, l’essenza dei valori che l’azienda distinguono. La comunicazione nel sistema olivetano era il fulcro di tutta la sua filosofia d’impresa, improntata al coinvolgimento, alla condivisione, all’autenticità, alla crescita delle persone, nella quale non mancava mai il riverbero culturale, l’espressione di un pensiero in grado di creare meraviglia, bellezza, interesse e di alimentare la creatività e il buon rapporto quotidiano tra i lavoratori. Contribuendo a creare quella Comunità d’anime, ad Olivetti tanto cara, nella quale ogni atto era sinergico e fecondo. 

L’importanza assunta nel tempo dalla “comunicazione” nella società moderna è sottolineata da Paradiso attraverso la pubblicazione nel libro delle interviste rilasciate da quattro intellettuali, rappresentativi delle varie sfaccettature in cui si articola la cultura italiana, sui temi dell’eticità, dell’uomo e della società: lo scrittore, filosofo, attore e regista Luciano De Crescenzio (Innamoratevi del pressappoco),  il paroliere e poeta Mogol, pseudonimo di Giulio Rapetti (La comunicazione è efficace se vera, è vrase c’è sensibilità e cultura), il docente di Sociologia del Lavoro all’Università “La Sapienza” di Roma Domenico De Masi (Il comunicatore senza cultura fa guai), il giornalista Daniele Chieffi, capo della comunicazione digitale e della Content Factory di Agi, agenzia di stampa del gruppo Eni (La comunicazione digitale, un vero e proprio ecosistema) e la psicologa Laura Olivetti, figlia di Adriano e già Presidente della Fondazione Adriano Olivetti (Verità, giustizia, bellezza e amore, il cuore di ogni Comunità). Grazie alla sua “visione” Olivetti riuscì a trasformare una piccola azienda familiare in un’impresa di valore internazionale, esempio di un’imprenditoria illuminata. 

Oggi, in tempi in cui nelle aziende, come del resto nella società, si è fatta strada una cultura imperniata su di una concezione egocentrica, arrivistica, eccessivamente competitiva e non di rado predatoria, c’è bisogno di cambiare rotta, di rivoluzionare un sistema che non si dimostra in grado di favorire un clima di partecipazione, d’interesse, di creatività, di mutualità, di sviluppo, in cui al centro di tutto ci sia la persona, con i suoi percorsi di vita, con le sue individualità, con la sua cultura, con le sue potenzialità. Ricchezze che se ben individuate e guidate da manager sensibili e da una comunicazione stimolante, coinvolgente e autentica, portano alla creazione di quell’Azienda-Comunità, di quella “cittadella del lavoro” coesa e pulsante, in grado di navigare con successo nel mare dell’imprenditoria e del mercato. Nel sottotitolo di questo nuovo libro di Paradiso, si parla di “cuore”, una parola oggi ritenuta ingiustamente desueta. Ma il “cuore” in un’azienda, in una Azienda-Comunità”, come afferma l’autore, “è il mentore del nostro pensare e agire. Qualcosa capace di abbattere gli egoismi individuali, le gelosie, l’arrivismo, la paura dell’altro, aprendo invece la strada dell’accettazione e della volontà di costruire, ognuno con la propria individualità e con la propria storia, un luogo dove potersi esprimere con libertà, con entusiasmo, con passione, sapendo di non essere giudicato, ma compreso. Un luogo dove il limite può trasformarsi in forza, e la volontà d’ognuno in energia per tutti. Un luogo dove il tempo è fermento, arricchimento e sviluppo”. Romolo Paradiso, giornalista, ha collaborato con numerose testate nazionali. E’ stato ideatore e direttore di “Elementi”, house organ del Gestore dei Servizi Energetici (Gse), ha collaborato e collabora con diversi istituti di formazione, tra cui la Luiss Business School, la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e il Centro Giornalismo e Comunicazione. Ha svolto attività di comunicazione all’Enel, dove ha ricoperto, tra l’altro, il ruolo di capo redattore dell’house organ “Illustrazione Enel” e della newsletter per manager “Focus”. E’ stato responsabile della comunicazione del Gestore della rete di Trasmissione Nazionale (Grtn) e svolge da anni attività di consulenza sulla comunicazione per enti e aziende. Nel 2011 ha pubblicato, per il Centro di Documentazione Giornalistica, il libro: “Il filo delle parole”, 24 interviste ad altrettanti personaggi di spicco del mondo dell’arte e della cultura italiani, e, nel 2016,  il romanzo di formazione “Puparo di sogni” (Edizioni le vie).

Vittorio Esposito

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli