In Piemonte il primo fotovoltaico galleggiante

Contribuirà all’autonomia energetica

Il Piemonte avrà presto il primo impianto fotovoltaico galleggiante, nel bacino della Cava Germaire, tra Carignano e Carmagnola. Una “prima volta” per l’Italia in un segmento in crescita: una ricerca condotta da Wood Mackenzie Power & Renewables indicava alla fine del 2019 impianti installati sull’acqua per 2,4 Gigawatt, in 35 Paesi del mondo. Il più grande in Europa, con 12mila pannelli e una capacità di 5 Megawatt, è prossimo ad andare in funzione in Portogallo, nel bacino idroelettrico della diga di Alqueva. Guardando al futuro, si prevede che la domanda globale aumenterà in media del 22%, anno su anno, almeno fino al 2024.
E sulla scena internazionale arriva la notizia che l’esercito degli Stati Uniti ha commissionato quello che probabilmente sarà il più grande impianto fotovoltaico galleggiante nel sud-est degli Stati Uniti. Installato sul Big Muddy Lake a Camp Mackall – Fort Bragg nella Carolina del Nord, il sistema da 1,1 Mw includerà anche un sistema di accumulo di energia della batteria da 2 Mw/2 megawattora.

Il fotovoltaico galleggiante piemontese si propone come un impianto che ridurrà l’impatto delle strutture tradizionali, che occupano e consumano suolo e, su alcuni territori come la Puglia, hanno sostituito sul terreno la coltivazione delle produzioni agricole. Lo spiega Federico Sandrone, presidente di Coesa, un’azienda nata dieci anni fa come startup e che prevede di chiudere il fatturato di quest’anno a 27 milioni di euro, con un attuale trend di crescita al 60%: “I pannelli fotovoltaici consumano suolo, sono complessi da smaltire e la loro installazione rischia di andare a discapito di altri utilizzi, per esempio quello agricolo. Noi applicheremo il floating photovoltaics su un bacino creatosi nella cava di scavo dell’attuale gestore dell’area. Siamo attualmente coinvolti nello studio preliminare, nella progettazione e nella messa in opera dell’impianto sulla sponda destra
del fiume Po. L’impianto sarà costituito da un generatore composto da
9.720 moduli fotovoltaici e da 45 inverter multi-inseguitori – ciascuno con inclinazione di 30° per ottimizzare la produzione – distribuiti su una superficie lorda di circa 5,6 ettari a fronte di un’area di bacino di circa 15 ettari,
e a una distanza di almeno 50 metri dalla sponda”.

La potenza prevista garantirà una produzione di circa 6 Mw annui, in grado di provvedere all’autoconsumo dell’azienda estrattiva e di
immettere l’eccedenza in rete.

Ora, l’impianto dovrà essere autorizzato da Regione Piemonte, Arpa ed Ente Parco
e Sandrone auspica di metterlo in esercizio entro la fine del 2023. Consentirà così una significativa riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera, nell’ordine di 3.500 tonnellate di anidride carbonica in meno ogni anno. E, sottolinea Coesa, puntando alla maggiore sostenibilità possibile dell’area, con l’impianto al centro del bacino con solo 4 pannelli per telaio. Tutto ciò, per evitare l’invasività nella zona, con ripercussioni sulla fauna e sul tratto di sponda.

L’intera materia, comunque, vive una situazione generale di attesa. In Italia, superato il grande sviluppo dei due scorsi decenni, i dati registrano un calo. Nel 2020 le nuove installazioni si sono fermate a 652,7 Mw, un -11% rispetto all’anno precedente.

Il Pnrr incentiva le opportunità di sviluppo del fotovoltaico galleggiante insieme a quelle dell’agrivoltaico, quest’ultimo recentemente al centro di polemiche sulle limitazioni alla produzione agricola. E già nel 2021 Elettricità Futura rimarcava la centralità delle procedure autorizzative, da semplificare per garantire maggiore omogeneità tra la Regioni. Con il permitting sempre come collo di bottiglia che impedisce l’utilizzo completo ed efficiente dei fondi.

Timidi segnali di incentivo arrivano dalle Regioni. Una delle prime a provare a normare e favorire la materia è stata l’Emilia-Romagna, dove si discute della realizzazione di un grande impianto nel bacino di Bubano, a Mordano, nel Bolognese, con 5 isole galleggianti, per un totale di 496,8 kWp e una potenza di 4,6 Mw.

Nel frattempo, a proposito di possibili installazioni in dighe, il Trentino segnala la nascita del primo impianto fotovoltaico flottante su un bacino idroelettrico in Italia, nel Comune di Sella Giudicarie, in provincia di Trento.

Contribuirà all’autonomia energetica

Il Piemonte avrà presto il primo impianto fotovoltaico galleggiante, nel bacino della Cava Germaire, tra Carignano e Carmagnola. Una “prima volta” per l’Italia in un segmento in crescita: una ricerca condotta da Wood Mackenzie Power & Renewables indicava alla fine del 2019 impianti installati sull’acqua per 2,4 Gigawatt, in 35 Paesi del mondo. Il più grande in Europa, con 12mila pannelli e una capacità di 5 Megawatt, è prossimo ad andare in funzione in Portogallo, nel bacino idroelettrico della diga di Alqueva. Guardando al futuro, si prevede che la domanda globale aumenterà in media del 22%, anno su anno, almeno fino al 2024.
E sulla scena internazionale arriva la notizia che l’esercito degli Stati Uniti ha commissionato quello che probabilmente sarà il più grande impianto fotovoltaico galleggiante nel sud-est degli Stati Uniti. Installato sul Big Muddy Lake a Camp Mackall – Fort Bragg nella Carolina del Nord, il sistema da 1,1 Mw includerà anche un sistema di accumulo di energia della batteria da 2 Mw/2 megawattora.

Il fotovoltaico galleggiante piemontese si propone come un impianto che ridurrà l’impatto delle strutture tradizionali, che occupano e consumano suolo e, su alcuni territori come la Puglia, hanno sostituito sul terreno la coltivazione delle produzioni agricole. Lo spiega Federico Sandrone, presidente di Coesa, un’azienda nata dieci anni fa come startup e che prevede di chiudere il fatturato di quest’anno a 27 milioni di euro, con un attuale trend di crescita al 60%: “I pannelli fotovoltaici consumano suolo, sono complessi da smaltire e la loro installazione rischia di andare a discapito di altri utilizzi, per esempio quello agricolo. Noi applicheremo il floating photovoltaics su un bacino creatosi nella cava di scavo dell’attuale gestore dell’area. Siamo attualmente coinvolti nello studio preliminare, nella progettazione e nella messa in opera dell’impianto sulla sponda destra
del fiume Po. L’impianto sarà costituito da un generatore composto da
9.720 moduli fotovoltaici e da 45 inverter multi-inseguitori – ciascuno con inclinazione di 30° per ottimizzare la produzione – distribuiti su una superficie lorda di circa 5,6 ettari a fronte di un’area di bacino di circa 15 ettari,
e a una distanza di almeno 50 metri dalla sponda”.

La potenza prevista garantirà una produzione di circa 6 Mw annui, in grado di provvedere all’autoconsumo dell’azienda estrattiva e di
immettere l’eccedenza in rete.

Ora, l’impianto dovrà essere autorizzato da Regione Piemonte, Arpa ed Ente Parco
e Sandrone auspica di metterlo in esercizio entro la fine del 2023. Consentirà così una significativa riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera, nell’ordine di 3.500 tonnellate di anidride carbonica in meno ogni anno. E, sottolinea Coesa, puntando alla maggiore sostenibilità possibile dell’area, con l’impianto al centro del bacino con solo 4 pannelli per telaio. Tutto ciò, per evitare l’invasività nella zona, con ripercussioni sulla fauna e sul tratto di sponda.

L’intera materia, comunque, vive una situazione generale di attesa. In Italia, superato il grande sviluppo dei due scorsi decenni, i dati registrano un calo. Nel 2020 le nuove installazioni si sono fermate a 652,7 Mw, un -11% rispetto all’anno precedente.

Il Pnrr incentiva le opportunità di sviluppo del fotovoltaico galleggiante insieme a quelle dell’agrivoltaico, quest’ultimo recentemente al centro di polemiche sulle limitazioni alla produzione agricola. E già nel 2021 Elettricità Futura rimarcava la centralità delle procedure autorizzative, da semplificare per garantire maggiore omogeneità tra la Regioni. Con il permitting sempre come collo di bottiglia che impedisce l’utilizzo completo ed efficiente dei fondi.

Timidi segnali di incentivo arrivano dalle Regioni. Una delle prime a provare a normare e favorire la materia è stata l’Emilia-Romagna, dove si discute della realizzazione di un grande impianto nel bacino di Bubano, a Mordano, nel Bolognese, con 5 isole galleggianti, per un totale di 496,8 kWp e una potenza di 4,6 Mw.

Nel frattempo, a proposito di possibili installazioni in dighe, il Trentino segnala la nascita del primo impianto fotovoltaico flottante su un bacino idroelettrico in Italia, nel Comune di Sella Giudicarie, in provincia di Trento.

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