Incassi cinematografici da record a gennaio  “Tolo Tolo” di Zalone primo assoluto

 

 Buone notizie dal mondo del cinema. Rispetto all’anno scorso, nel primo mese dell’anno in corso le sale cinematografiche italiane hanno incassato 26 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente: più di 104 milioni (104.278.969) contro i 78 milioni dello stesso periodo del 2019. Le maggiori affluenze di pubblico si sono registrate nelle sale cinematografiche di Roma con più di 8 milioni di biglietti venduti contro i 4,5 milioni di  Milano, i 2,5 milioni di Torino e  il milione mezzo di Firenze. Il nuovo film di Zalone “Tolo Tolo” coi suoi 46 milioni di euro incassati a fine gennaio è ancora in testa alle classifiche dei film più gettonati ai botteghini. Oggetto di critiche anche feroci all’inizio e denunciato all’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle COMunicazioni) da un’associazione di consumatori per le troppe sale riservategli, “Tolo Tolo” ha prontamente zittito tutti sin del giorno dell’esordio con un incasso-record di circa 9 milioni di euro. Una vera boccata d’ossigeno per i gestori delle sale e non solo.

Rispetto al solito cliché dei film del “dottor Medici”, vero nome di Zalone, in questa sua recente fatica cinematografica ci sono alcune novità. Anzitutto ci troviamo di fronte ad un film in cui l’artista pugliese esordisce come regista di se stesso: esordio positivo in cui è evidente la padronanza del mezzo alla stregua di un veterano o, se volete, di un cavallo di razza. Meritoria è stata anche la sua azione preventiva contro la pirateria informatica se si considera che, giocando d’anticipo, tutto lo staff di Zalone, produttore e distributore in testa, insieme al regista-attore-musicista pugliese hanno neutralizzato e fatto chiudere circa 40 siti web in procinto di vendere on line le copie pirata del film. L’argomento di cui si occupa “Tolo Tolo”, che vuol dire “solo solo”, è noto e, per i tempi che corrono, temerariamente divisivo trattandosi nientemeno che del fenomeno dell’immigrazione. Riassumiamo per sommi capi, per chi ancora non la conoscesse, la trama del film. Checco, giovane imprenditore pugliese approssimativo e maldestro, ma orgoglioso fino a rifiutare strenuamente ogni richiesta del  reddito di cittadinanza, fa bancarotta in Italia ed espatria in Africa dove trova lavoro in un villaggio turistico. Arrivano in zona i terroristi e gli rovinano per la seconda volta il destino. “Tolo tolo”, come dicono gli africani, cioè “solo solo”, e mestamente, si trova suo malgrado a dover ritornare in Italia, nella condizione di clandestino insieme ad un nutrito gruppo giovani e speranzosi africani, subendo lungo il viaggio l’onta del piombo delle truppe di pace amiche (italiane), il lager libico, il divieto di sbarco nei porti chiusi della propria Patria e altro ancora, compreso il “successo” di un suo compaesano, il più incapace, che nel frattempo è diventato ministro. Sul fronte della comicità, con “Tolo Tolo” Checco Zalone avanza di qualche gradino nella graduatoria dei migliori cineasti italiani.  Rispetto al pur recente passato forse fa ridere un po’ meno, inducendo spesso a far sorridere, ma la qualità della comicità ne guadagna. Non a caso uno navigato come Massimo Boldi ha paragonato lo Zalone di “Tolo Tolo” ad Alberto Sordi e a Roberto Benigni per la sua impareggiabile capacità d’intercettare e riportare sul grande schermo i vizi, i difetti, le maschere dell’italiano medio dei nostri giorni.  Di sicuro con “Tolo Tolo” il cinema italiano ha acquistato una nuova, vera star.

Il film complessivamente risulta, se così si può dire, un “film laboratorio”, una sorta di fantasmagorica cassetta degli attrezzi dalla quale l’artista-professionista, cioè l’attore, regista, musicista, l’intellettuale laureato in legge Luca Medici estrae come un divertito prestigiatore gli strumenti che via via gli servono per giocare e far giocare gli spettatori: le vessazioni della burocrazia nei confronti del cittadino; le canzonette che ne hanno plasmato la cultura e la percezione della realtà; l’amor patrio e l’orgoglio di appartenenza all’amata Italia flebilmente e contraddittoriamente legati ad una Nazionale di calcio azzurra formata in prevalenza da Marcantoni-Balotelli rigorosamente afro-italici; il diavoletto panfascista che risveglia il fascismo che è nel nostro dna e all’occorrenza gli dà fiato; i sedicenti politici  senz’arte né parte, professionisti del nulla, che fanno fulgide e danarose carriere; i sentimenti, le pulsioni inarrestabili delle persone; l’Africa che sta “inevitabilmente” dietro l’angolo e la sua “gnocca”, in una canzone, che altrettanto inevitabilmente libera dai pregiudizi razziali e vince sui muri, che tendono ad impedire e dividere, e su ogni altro ostacolo.  Come regista, l’abbiamo già detto,  Zalone è ineccepibile. Sa gestire i tempi e  le oltre cento comparse africane presenti nel film. Il cartone animato del finale, con le cicogne ed i bimbi di tutto il mondo, è un mix eccezionale tra il migliore Zecchino d’Oro per la parte musicale e il miglior  Disney per la parte cinematografica.

In conclusione il merito del neo-regista si può così riassumere: col suo talento e con la sua arte ci solleva lo spirito e compie il miracolo: demolisce il ridicolo con una battuta e così facendo ci induce a ridere tutti col duplice effetto di liberare i pensieri e riavviare la facoltà di riflettere. E questa è una magia che solo il cinema, la Settima Arte  e chi la sa praticare, riesce a volte a realizzare.  

Paolo Gatto

 

 

 Buone notizie dal mondo del cinema. Rispetto all’anno scorso, nel primo mese dell’anno in corso le sale cinematografiche italiane hanno incassato 26 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente: più di 104 milioni (104.278.969) contro i 78 milioni dello stesso periodo del 2019. Le maggiori affluenze di pubblico si sono registrate nelle sale cinematografiche di Roma con più di 8 milioni di biglietti venduti contro i 4,5 milioni di  Milano, i 2,5 milioni di Torino e  il milione mezzo di Firenze. Il nuovo film di Zalone “Tolo Tolo” coi suoi 46 milioni di euro incassati a fine gennaio è ancora in testa alle classifiche dei film più gettonati ai botteghini. Oggetto di critiche anche feroci all’inizio e denunciato all’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle COMunicazioni) da un’associazione di consumatori per le troppe sale riservategli, “Tolo Tolo” ha prontamente zittito tutti sin del giorno dell’esordio con un incasso-record di circa 9 milioni di euro. Una vera boccata d’ossigeno per i gestori delle sale e non solo.

Rispetto al solito cliché dei film del “dottor Medici”, vero nome di Zalone, in questa sua recente fatica cinematografica ci sono alcune novità. Anzitutto ci troviamo di fronte ad un film in cui l’artista pugliese esordisce come regista di se stesso: esordio positivo in cui è evidente la padronanza del mezzo alla stregua di un veterano o, se volete, di un cavallo di razza. Meritoria è stata anche la sua azione preventiva contro la pirateria informatica se si considera che, giocando d’anticipo, tutto lo staff di Zalone, produttore e distributore in testa, insieme al regista-attore-musicista pugliese hanno neutralizzato e fatto chiudere circa 40 siti web in procinto di vendere on line le copie pirata del film. L’argomento di cui si occupa “Tolo Tolo”, che vuol dire “solo solo”, è noto e, per i tempi che corrono, temerariamente divisivo trattandosi nientemeno che del fenomeno dell’immigrazione. Riassumiamo per sommi capi, per chi ancora non la conoscesse, la trama del film. Checco, giovane imprenditore pugliese approssimativo e maldestro, ma orgoglioso fino a rifiutare strenuamente ogni richiesta del  reddito di cittadinanza, fa bancarotta in Italia ed espatria in Africa dove trova lavoro in un villaggio turistico. Arrivano in zona i terroristi e gli rovinano per la seconda volta il destino. “Tolo tolo”, come dicono gli africani, cioè “solo solo”, e mestamente, si trova suo malgrado a dover ritornare in Italia, nella condizione di clandestino insieme ad un nutrito gruppo giovani e speranzosi africani, subendo lungo il viaggio l’onta del piombo delle truppe di pace amiche (italiane), il lager libico, il divieto di sbarco nei porti chiusi della propria Patria e altro ancora, compreso il “successo” di un suo compaesano, il più incapace, che nel frattempo è diventato ministro. Sul fronte della comicità, con “Tolo Tolo” Checco Zalone avanza di qualche gradino nella graduatoria dei migliori cineasti italiani.  Rispetto al pur recente passato forse fa ridere un po’ meno, inducendo spesso a far sorridere, ma la qualità della comicità ne guadagna. Non a caso uno navigato come Massimo Boldi ha paragonato lo Zalone di “Tolo Tolo” ad Alberto Sordi e a Roberto Benigni per la sua impareggiabile capacità d’intercettare e riportare sul grande schermo i vizi, i difetti, le maschere dell’italiano medio dei nostri giorni.  Di sicuro con “Tolo Tolo” il cinema italiano ha acquistato una nuova, vera star.

Il film complessivamente risulta, se così si può dire, un “film laboratorio”, una sorta di fantasmagorica cassetta degli attrezzi dalla quale l’artista-professionista, cioè l’attore, regista, musicista, l’intellettuale laureato in legge Luca Medici estrae come un divertito prestigiatore gli strumenti che via via gli servono per giocare e far giocare gli spettatori: le vessazioni della burocrazia nei confronti del cittadino; le canzonette che ne hanno plasmato la cultura e la percezione della realtà; l’amor patrio e l’orgoglio di appartenenza all’amata Italia flebilmente e contraddittoriamente legati ad una Nazionale di calcio azzurra formata in prevalenza da Marcantoni-Balotelli rigorosamente afro-italici; il diavoletto panfascista che risveglia il fascismo che è nel nostro dna e all’occorrenza gli dà fiato; i sedicenti politici  senz’arte né parte, professionisti del nulla, che fanno fulgide e danarose carriere; i sentimenti, le pulsioni inarrestabili delle persone; l’Africa che sta “inevitabilmente” dietro l’angolo e la sua “gnocca”, in una canzone, che altrettanto inevitabilmente libera dai pregiudizi razziali e vince sui muri, che tendono ad impedire e dividere, e su ogni altro ostacolo.  Come regista, l’abbiamo già detto,  Zalone è ineccepibile. Sa gestire i tempi e  le oltre cento comparse africane presenti nel film. Il cartone animato del finale, con le cicogne ed i bimbi di tutto il mondo, è un mix eccezionale tra il migliore Zecchino d’Oro per la parte musicale e il miglior  Disney per la parte cinematografica.

In conclusione il merito del neo-regista si può così riassumere: col suo talento e con la sua arte ci solleva lo spirito e compie il miracolo: demolisce il ridicolo con una battuta e così facendo ci induce a ridere tutti col duplice effetto di liberare i pensieri e riavviare la facoltà di riflettere. E questa è una magia che solo il cinema, la Settima Arte  e chi la sa praticare, riesce a volte a realizzare.  

Paolo Gatto

 

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