Incombe il Grande Freddo. Spot politici, le vere paure

Bonomi (Confindustria): “Inverno difficile, bisogna applicare il tetto al prezzo del gas”. Coldiretti: “2,6 milioni a rischio alimentare”. E la politica litiga su stupro e devianze…

L’inverno sta arrivando. Ma altro che Trono di Spade, per gli italiani, potrebbe essere solo la prima puntata di una serie (nefasta) di sciagure causate dai rincari ormai inarrestabili di gas e beni energetici. Sarà un autunno freddo e l’inverno, che tutta l’Europa aspetta battendo i denti pregustando il rigore del gelo, si preannuncia foriero di sventure. Mentre in Germania il dibattito sull’ipotesi di un piano di razionamentioccupa le prime pagine, in Italia si tace. Eppure Roma, proprio come Berlino, dipende dalle forniture che arrivano da Mosca. Ma in Italia ci sono le elezioni e nessun leader politico sembra avere il coraggio di affrontare, al di là degli slogan e dei richiami ai loro stessi programmi elettorali, un tema che non fa dormire tranquilli. L’inverno sta arrivando, dunque. E con esso il grande freddo dell’economia. Mentre i politici si azzuffano sull’utilizzo della parola “devianze”, fanno richiami ai più alti valori del vivere civile, tutte, ma proprio tutte, le sigle di produttori, di operatori economici, dell’industria, dei servizi e dell’agricoltura, lanciano allarmi. Coldiretti ieri ha presentato, al Meeting di Rimini, un documento agghiacciante secondo cui, a causa dei rincari, addirittura 2,6 milioni di cittadini sono a rischio alimentare. In pratica, è come se l’intera popolazione della città di Roma (fatti salvi i Parioli, Prati e qualche altro quartiere bene) non potesse più permettersi di far la spesa.

E il presidente di Confindustria Carlo Bonomi al Tg5 ha lanciato un grido d’allarme per salvare l’impresa italiana: “Chiediamo un tetto al prezzo del gas e se non viene fatto in Europa lo dobbiamo fare a livello nazionale. Lo stiamo chiedendo da mesi. E stiamo chiedendo anche la sospensione dei certificati Ets, i certificati verdi, perché è una follia pagare questi prezzi oggi in un momento in cui il mercato dell’energia sta esplodendo”. Infine Bonomi ha affermato: “Chiediamo di avere una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato riservata all’industria manifatturiera, così come fanno altri paesi in Europa e intervenire sul costo della bolletta anche utilizzando risorse comunitarie”.

Ma il numero uno di Confindustria aveva indirizzato già, dalla tribuna del meeting dei giovani industriali di Rapallo, una seria strigliata: “Negli ultimi anni i governi hanno abusato della politica dei bonus perché la politica dà subito un compenso alla sua constituency. Non c’è mai un intervento strutturale, sono tutti interventi a pioggia”.

Una richiesta d’aiuto è arrivata anche da Federturismo. Che, dopo aver festeggiato la stagione turistica che finalmente riporta il sistema ai livelli pre-Covid, si trova a fronteggiare un’altra, emergenza. Marina Lalli ha dichiarato: “Facciamo un appello urgente a tutti i partiti politici affinché il tema dei costi energetici sia messo in cima all’agenda elettorale come problema da risolvere con urgenza nella nuova legislatura. I costi che le imprese del turismo stanno sostenendo in questi mesi hanno azzerato i guadagni di tutta la stagione e stanno portando i bilanci in perdita. Le previsioni per l’autunno, con il Pun in aumento del 40%, disegnano uno scenario apocalittico che porterà alla chiusura di migliaia di attività, turistiche e non”.

Un quadro ancora più drammatico è stato tracciato da Ettore Prandini, presidente Coldiretti, che a Rimini ha sciorinato i dati sull’emergenza alimentare che presto potrebbe affliggere il nostro Paese e interessare 2,6 milioni di italiani. “Abbiamo presentato a tutte le forze politiche un piano in 5 punti per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole, investire per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo. Non dobbiamo perdere 35 miliardi di fondi europei per l’ agricoltura nei prossimi cinque anni ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr”. E dunque: “Serve accelerare sul fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli sui tetti di circa 20 mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese”. Coldiretti ha dunque chiesto di agire “sul bando sulla logistica” che “è fondamentale per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo”. Dal canto suo Confesercenti ha rivelato che “il caro bollette mette a rischio il 10% delle imprese, ovvero circa 90 mila imprese per un totale di 250 mila posti di lavoro. Un aumento del 120% e un’incidenza sui ricavi aziendali che passa dal 4,9% al 10,7%. Se nel 2020 e 2021 un bar spendeva 6.700 euro per le bollette, nei prossimi dodici mesi, ipotizzando che gli aumenti attuali restino costanti, lo stesso bar spenderà 14.740 euro. Un esercizio di vicinato da 1.900 euro a 3.420 euro (+80 %), un ristorante da 13.500 euro a 29.700 euro (+120 %)”. Patrizia De Luise, presidente Confesercenti, ha tuonato. “Il caro bollette sta diventando una variabile incontrollabile per tantissime imprese, un virus che distrugge bilanci e redditività. E questo nonostante gli interventi di sostegno fin qui adottati dal governo, che scadranno fra settembre ed ottobre. In autunno si rischia il collasso. Le bollette riducono drasticamente i budget familiari con un conseguente crollo dei consumi”. Una proposta: “È necessarioestendere anche alle piccole imprese il credito d’imposta per l’energia elettrica (imprese con potenza inferiore a 16,5 kwh), aumentare le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogare gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022”. Tante voci hanno pur smosso qualcosa. Ma i leader non ci mettono la faccia e mandano avanti le seconde e terze file dei loro rassemblement per tentare di rassicurare tutti sulla bontà delle loro proposte programmatiche. In Italia, la politica per ora non ne parla. Non sia mai che gli elettori poi si incupiscano e non vadano a votare. L’inverno, però, sta arrivando.

Bonomi (Confindustria): “Inverno difficile, bisogna applicare il tetto al prezzo del gas”. Coldiretti: “2,6 milioni a rischio alimentare”. E la politica litiga su stupro e devianze…

L’inverno sta arrivando. Ma altro che Trono di Spade, per gli italiani, potrebbe essere solo la prima puntata di una serie (nefasta) di sciagure causate dai rincari ormai inarrestabili di gas e beni energetici. Sarà un autunno freddo e l’inverno, che tutta l’Europa aspetta battendo i denti pregustando il rigore del gelo, si preannuncia foriero di sventure. Mentre in Germania il dibattito sull’ipotesi di un piano di razionamentioccupa le prime pagine, in Italia si tace. Eppure Roma, proprio come Berlino, dipende dalle forniture che arrivano da Mosca. Ma in Italia ci sono le elezioni e nessun leader politico sembra avere il coraggio di affrontare, al di là degli slogan e dei richiami ai loro stessi programmi elettorali, un tema che non fa dormire tranquilli. L’inverno sta arrivando, dunque. E con esso il grande freddo dell’economia. Mentre i politici si azzuffano sull’utilizzo della parola “devianze”, fanno richiami ai più alti valori del vivere civile, tutte, ma proprio tutte, le sigle di produttori, di operatori economici, dell’industria, dei servizi e dell’agricoltura, lanciano allarmi. Coldiretti ieri ha presentato, al Meeting di Rimini, un documento agghiacciante secondo cui, a causa dei rincari, addirittura 2,6 milioni di cittadini sono a rischio alimentare. In pratica, è come se l’intera popolazione della città di Roma (fatti salvi i Parioli, Prati e qualche altro quartiere bene) non potesse più permettersi di far la spesa.

E il presidente di Confindustria Carlo Bonomi al Tg5 ha lanciato un grido d’allarme per salvare l’impresa italiana: “Chiediamo un tetto al prezzo del gas e se non viene fatto in Europa lo dobbiamo fare a livello nazionale. Lo stiamo chiedendo da mesi. E stiamo chiedendo anche la sospensione dei certificati Ets, i certificati verdi, perché è una follia pagare questi prezzi oggi in un momento in cui il mercato dell’energia sta esplodendo”. Infine Bonomi ha affermato: “Chiediamo di avere una quota nazionale di produzione da fonti rinnovabili a costo amministrato riservata all’industria manifatturiera, così come fanno altri paesi in Europa e intervenire sul costo della bolletta anche utilizzando risorse comunitarie”.

Ma il numero uno di Confindustria aveva indirizzato già, dalla tribuna del meeting dei giovani industriali di Rapallo, una seria strigliata: “Negli ultimi anni i governi hanno abusato della politica dei bonus perché la politica dà subito un compenso alla sua constituency. Non c’è mai un intervento strutturale, sono tutti interventi a pioggia”.

Una richiesta d’aiuto è arrivata anche da Federturismo. Che, dopo aver festeggiato la stagione turistica che finalmente riporta il sistema ai livelli pre-Covid, si trova a fronteggiare un’altra, emergenza. Marina Lalli ha dichiarato: “Facciamo un appello urgente a tutti i partiti politici affinché il tema dei costi energetici sia messo in cima all’agenda elettorale come problema da risolvere con urgenza nella nuova legislatura. I costi che le imprese del turismo stanno sostenendo in questi mesi hanno azzerato i guadagni di tutta la stagione e stanno portando i bilanci in perdita. Le previsioni per l’autunno, con il Pun in aumento del 40%, disegnano uno scenario apocalittico che porterà alla chiusura di migliaia di attività, turistiche e non”.

Un quadro ancora più drammatico è stato tracciato da Ettore Prandini, presidente Coldiretti, che a Rimini ha sciorinato i dati sull’emergenza alimentare che presto potrebbe affliggere il nostro Paese e interessare 2,6 milioni di italiani. “Abbiamo presentato a tutte le forze politiche un piano in 5 punti per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole, investire per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo. Non dobbiamo perdere 35 miliardi di fondi europei per l’ agricoltura nei prossimi cinque anni ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr”. E dunque: “Serve accelerare sul fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli sui tetti di circa 20 mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese”. Coldiretti ha dunque chiesto di agire “sul bando sulla logistica” che “è fondamentale per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo”. Dal canto suo Confesercenti ha rivelato che “il caro bollette mette a rischio il 10% delle imprese, ovvero circa 90 mila imprese per un totale di 250 mila posti di lavoro. Un aumento del 120% e un’incidenza sui ricavi aziendali che passa dal 4,9% al 10,7%. Se nel 2020 e 2021 un bar spendeva 6.700 euro per le bollette, nei prossimi dodici mesi, ipotizzando che gli aumenti attuali restino costanti, lo stesso bar spenderà 14.740 euro. Un esercizio di vicinato da 1.900 euro a 3.420 euro (+80 %), un ristorante da 13.500 euro a 29.700 euro (+120 %)”. Patrizia De Luise, presidente Confesercenti, ha tuonato. “Il caro bollette sta diventando una variabile incontrollabile per tantissime imprese, un virus che distrugge bilanci e redditività. E questo nonostante gli interventi di sostegno fin qui adottati dal governo, che scadranno fra settembre ed ottobre. In autunno si rischia il collasso. Le bollette riducono drasticamente i budget familiari con un conseguente crollo dei consumi”. Una proposta: “È necessarioestendere anche alle piccole imprese il credito d’imposta per l’energia elettrica (imprese con potenza inferiore a 16,5 kwh), aumentare le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogare gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022”. Tante voci hanno pur smosso qualcosa. Ma i leader non ci mettono la faccia e mandano avanti le seconde e terze file dei loro rassemblement per tentare di rassicurare tutti sulla bontà delle loro proposte programmatiche. In Italia, la politica per ora non ne parla. Non sia mai che gli elettori poi si incupiscano e non vadano a votare. L’inverno, però, sta arrivando.

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