“Indagai su Messina Denaro e finii nei guai, qualcuno fece sparire il mio pc con i dati”

 

Una delle tante prospettive rispetto alla latitanza di Matteo Messina Denaro è racchiusa all’interno della storia dell’ex finanziere Carlo Pulici. L’ex militare per oltre 25 anni ha lavorato presso la procura di Palermo ed ha dato la caccia al boss trapanese. Un lavoro certosino fatto di intercettazioni, interrogatori, dossier; fianco a fianco dell’allora procuratore aggiunto del capoluogo siciliano, Teresa Principato. Ma da servitore della giustizia, un bel giorno, il finanziere diviene imputato di numerosi reati e congedato. Addirittura, viene accusato di aver favorito la latitanza proprio di colui al quale per anni ha detto la caccia: ossia Messina Denaro. E in questa storia, che sembra uscita da un romanzo noir di Dashiell Hammett, spariscono anche dei dispositivi elettronici e il pc personale del militare, dalla sua stanza nella Procura di Palermo. Uno dei misteri, quindi, della latitanza di Messina Denaro è segnato da relazioni di servizio, denunce e domande dettate dallo stesso Carlo Pulici, ma che ad oggi non hanno avuto nessuna risposta. Seppur il finanziere abbia subito numerosi processi, dai quali peraltro è stato sempre assolto.
Lei che lo ha cercato per anni Messina Denaro è contento dell’arresto?
Oggi sono contento che hanno arrestato Denaro, come è felice tutta Italia. Diciamo però che a questa cattura preferisco non pensare, anche perchè mi fa tornar alla mente brutti ricordi. Ma, come tutti, mi faccio delle domande a cui mi piacerebbe mi fossero date le necessarie risposte.
Quali?
Se io, come mi è stato imputato, sono stato uno degli artefici della latitanza di Matteo Messina Denaro, allora devo pensare davvero che l’arresto sia arrivato per un caso fortuito. Perché se le indagini fatte le avessero svolte come quelle su di me, Messina Denaro probabilmente sarebbe ancora latitante.
Allora non parliamo della cattura. Parliamo di lei. Avendo seguito le orme di Matteo Messina Denaro per molti anni, cosa avrebbe fatto?
Avrei agito in maniera diversa, arrestarlo alla clinica e non seguirlo sino al covo comporta non osservare fattivamente convivenze e ipotetiche coperture. Io posso solo dire che secondo me Matteo Messina Denaro, come tutti gli altri latitanti siciliani poi arrestati, non si è mai mosso dalla Sicilia. Denaro per me non si è mai allontanato nè da Palermo nè da Castelvetrano nè dal trapanese. Sicuramente c’è qualcosa che non va. Come ha sempre detto anche l’ex pm Teresa Principato, ha goduto di agevolazioni e coperture.
Lei era un collaboratore stretto della Principato a Palermo rispetto alle indagini sulla ricerca di Matteo Messina Denaro?
La mia collaborazione con l’ex procuratore aggiunto Teresa Principato e l’ex procuratore di Trapani, Marcello Viola, nasce attraverso rapporti fiduciari e personali. Tutti ne erano al corrente nelle forze armate e in procura.
Però da servitore dello Stato è finito sul banco degli imputati…
Esatto. Mi avevano contestato dodici o tredici reati, dall’accesso abusivo ai terminali della Procura, alla rivelazione di segreto d’ufficio, al peculato, fino ad avere favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro. Tutte vicende per le quali sono stato assolto per non aver commesso il fatto. La mia triste vicenda parte da una denuncia di un collega per molestie telefoniche nei confronti della moglie. Anche quella archiviata. Ma non aveva a che vedere col mio lavoro. Ugualmente, sono stato trasferito e allontanato dalla procura.
Nella sua paradossale vicenda, lei viene accusato anche di aver passato una pen drive con delle informazioni riservate al dottor Marcello Viola. Però poi, dalla Procura sparisce un computer. Ce ne può parlare?
Io utilizzavo per andare a fare gli atti istruttori il mio computer, tutti sapevano che io partivo con il mio pc, andavo a fare gli interrogatori fuori e conservavo i file nel mio pc. Chiaramente non me lo portavo a casa, lo lasciavo in Procura. Un giorno si verificò un guasto all’ufficio e la Principato mi disse di fare un backup di tutti i file e conservarlo in due pen drive e nel mio pc.
Cosa si verificò poi?
Un bel giorno mi venne comunicato di non mettere più piede in Procura, dopo più di 25 anni di collaborazione, perché sarebbe venuto a mancare il rapporto di fiducia. E questo, per la denuncia di molestie telefoniche. Sono stato anche accusato di aver consegnato al dottor Viola una pen drive contenente un interrogatorio, al quale peraltro lo stesso Viola aveva presenziato. Quando, dopo essere stato definitivamente trasferito, sono tornato per prendere le mie cose, non ho trovato più nulla. Il mio ufficio era totalmente svuotato: mancavano le mie chiavi, le pen drive ed anche il computer. Ho fatto la mia denuncia, che però è stata archiviata dalla Procura di Palermo. Mai trovati. La cosa bella è che io ho lavorato trent’anni per la Procura, ma nessuno mi ha mai chiesto di che colore fossero i dispositivi elettronici o la marca del computer. Questo mi fa sospettare che chi ha preso in carica la mia denuncia sapeva sia la marca che il colore dei dispositivi.
Chi l’ha accusata di tutto questo?
Francesco Lo Voi, che oggi è il capo della Procura di Roma e il generale della guardia di Finanza di Milano, Francesco Mazzotta, che ha fatto le indagini su di me, che tra l’altro sapeva benissimo della collaborazione tra me, la Principato e Viola.
Lei è stato congedato dalla Guardia di Finanza?
Io sono stato congedato, in quanto un medico della guardia di Finanza ha certificato che io ero depresso. Praticamente mi sono trovato a 51 anni senza lavoro.
Ma lei di tutto quello che le è accaduto si è mai chiesto il perché?
Tra svariati motivi, il primo che mi viene in mente è che seguivo la pista dell’ex collaboratore di giustizia Giuseppe Tuzzolino.
Una collaborazione che, in quel periodo, si stava centrando sulla massoneria….
Sì, inutile dire che Tuzzolino era diventato scomodo dal momento in cui si era messo a parlare di magistrati, di funzionari di polizia e di massoneria. Venne bollato a Palermo come bugiardo patologico e alla fine l’indagine sulla massoneria si fermò.
Non ha rimorsi?
No. le dico pure che quando io fui allontanato dalla Procura di Palermo, una persona molto vicina alla famiglia di Messina Denaro mi disse che eravamo veramente ad un passo dall’arresto del latitante. Poi i fatti hanno detto che è stato arrestato 7 anni dopo e che io sono stato processato insieme al dottore Viola per avere favorito la latitanza di Messina Denaro. Eppure non l’ho mai visto e mai conosciuto. E, fatto non trascurabile, non ho avuto mai un giorno di condanna e nessuno mai mi è venuto a chiedere scusa”.

 

Una delle tante prospettive rispetto alla latitanza di Matteo Messina Denaro è racchiusa all’interno della storia dell’ex finanziere Carlo Pulici. L’ex militare per oltre 25 anni ha lavorato presso la procura di Palermo ed ha dato la caccia al boss trapanese. Un lavoro certosino fatto di intercettazioni, interrogatori, dossier; fianco a fianco dell’allora procuratore aggiunto del capoluogo siciliano, Teresa Principato. Ma da servitore della giustizia, un bel giorno, il finanziere diviene imputato di numerosi reati e congedato. Addirittura, viene accusato di aver favorito la latitanza proprio di colui al quale per anni ha detto la caccia: ossia Messina Denaro. E in questa storia, che sembra uscita da un romanzo noir di Dashiell Hammett, spariscono anche dei dispositivi elettronici e il pc personale del militare, dalla sua stanza nella Procura di Palermo. Uno dei misteri, quindi, della latitanza di Messina Denaro è segnato da relazioni di servizio, denunce e domande dettate dallo stesso Carlo Pulici, ma che ad oggi non hanno avuto nessuna risposta. Seppur il finanziere abbia subito numerosi processi, dai quali peraltro è stato sempre assolto.
Lei che lo ha cercato per anni Messina Denaro è contento dell’arresto?
Oggi sono contento che hanno arrestato Denaro, come è felice tutta Italia. Diciamo però che a questa cattura preferisco non pensare, anche perchè mi fa tornar alla mente brutti ricordi. Ma, come tutti, mi faccio delle domande a cui mi piacerebbe mi fossero date le necessarie risposte.
Quali?
Se io, come mi è stato imputato, sono stato uno degli artefici della latitanza di Matteo Messina Denaro, allora devo pensare davvero che l’arresto sia arrivato per un caso fortuito. Perché se le indagini fatte le avessero svolte come quelle su di me, Messina Denaro probabilmente sarebbe ancora latitante.
Allora non parliamo della cattura. Parliamo di lei. Avendo seguito le orme di Matteo Messina Denaro per molti anni, cosa avrebbe fatto?
Avrei agito in maniera diversa, arrestarlo alla clinica e non seguirlo sino al covo comporta non osservare fattivamente convivenze e ipotetiche coperture. Io posso solo dire che secondo me Matteo Messina Denaro, come tutti gli altri latitanti siciliani poi arrestati, non si è mai mosso dalla Sicilia. Denaro per me non si è mai allontanato nè da Palermo nè da Castelvetrano nè dal trapanese. Sicuramente c’è qualcosa che non va. Come ha sempre detto anche l’ex pm Teresa Principato, ha goduto di agevolazioni e coperture.
Lei era un collaboratore stretto della Principato a Palermo rispetto alle indagini sulla ricerca di Matteo Messina Denaro?
La mia collaborazione con l’ex procuratore aggiunto Teresa Principato e l’ex procuratore di Trapani, Marcello Viola, nasce attraverso rapporti fiduciari e personali. Tutti ne erano al corrente nelle forze armate e in procura.
Però da servitore dello Stato è finito sul banco degli imputati…
Esatto. Mi avevano contestato dodici o tredici reati, dall’accesso abusivo ai terminali della Procura, alla rivelazione di segreto d’ufficio, al peculato, fino ad avere favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro. Tutte vicende per le quali sono stato assolto per non aver commesso il fatto. La mia triste vicenda parte da una denuncia di un collega per molestie telefoniche nei confronti della moglie. Anche quella archiviata. Ma non aveva a che vedere col mio lavoro. Ugualmente, sono stato trasferito e allontanato dalla procura.
Nella sua paradossale vicenda, lei viene accusato anche di aver passato una pen drive con delle informazioni riservate al dottor Marcello Viola. Però poi, dalla Procura sparisce un computer. Ce ne può parlare?
Io utilizzavo per andare a fare gli atti istruttori il mio computer, tutti sapevano che io partivo con il mio pc, andavo a fare gli interrogatori fuori e conservavo i file nel mio pc. Chiaramente non me lo portavo a casa, lo lasciavo in Procura. Un giorno si verificò un guasto all’ufficio e la Principato mi disse di fare un backup di tutti i file e conservarlo in due pen drive e nel mio pc.
Cosa si verificò poi?
Un bel giorno mi venne comunicato di non mettere più piede in Procura, dopo più di 25 anni di collaborazione, perché sarebbe venuto a mancare il rapporto di fiducia. E questo, per la denuncia di molestie telefoniche. Sono stato anche accusato di aver consegnato al dottor Viola una pen drive contenente un interrogatorio, al quale peraltro lo stesso Viola aveva presenziato. Quando, dopo essere stato definitivamente trasferito, sono tornato per prendere le mie cose, non ho trovato più nulla. Il mio ufficio era totalmente svuotato: mancavano le mie chiavi, le pen drive ed anche il computer. Ho fatto la mia denuncia, che però è stata archiviata dalla Procura di Palermo. Mai trovati. La cosa bella è che io ho lavorato trent’anni per la Procura, ma nessuno mi ha mai chiesto di che colore fossero i dispositivi elettronici o la marca del computer. Questo mi fa sospettare che chi ha preso in carica la mia denuncia sapeva sia la marca che il colore dei dispositivi.
Chi l’ha accusata di tutto questo?
Francesco Lo Voi, che oggi è il capo della Procura di Roma e il generale della guardia di Finanza di Milano, Francesco Mazzotta, che ha fatto le indagini su di me, che tra l’altro sapeva benissimo della collaborazione tra me, la Principato e Viola.
Lei è stato congedato dalla Guardia di Finanza?
Io sono stato congedato, in quanto un medico della guardia di Finanza ha certificato che io ero depresso. Praticamente mi sono trovato a 51 anni senza lavoro.
Ma lei di tutto quello che le è accaduto si è mai chiesto il perché?
Tra svariati motivi, il primo che mi viene in mente è che seguivo la pista dell’ex collaboratore di giustizia Giuseppe Tuzzolino.
Una collaborazione che, in quel periodo, si stava centrando sulla massoneria….
Sì, inutile dire che Tuzzolino era diventato scomodo dal momento in cui si era messo a parlare di magistrati, di funzionari di polizia e di massoneria. Venne bollato a Palermo come bugiardo patologico e alla fine l’indagine sulla massoneria si fermò.
Non ha rimorsi?
No. le dico pure che quando io fui allontanato dalla Procura di Palermo, una persona molto vicina alla famiglia di Messina Denaro mi disse che eravamo veramente ad un passo dall’arresto del latitante. Poi i fatti hanno detto che è stato arrestato 7 anni dopo e che io sono stato processato insieme al dottore Viola per avere favorito la latitanza di Messina Denaro. Eppure non l’ho mai visto e mai conosciuto. E, fatto non trascurabile, non ho avuto mai un giorno di condanna e nessuno mai mi è venuto a chiedere scusa”.
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