INGIUSTIZIA – IL CONSENSO E LA VIOLENZA

DI ELISABETTA ALDROVANDI

Una serata in discoteca a Milano, tra musica ad alto volume e alcol. A volte, troppo alcol. Una ragazza straniera conosce cinque giovani, balla, beve e si diverte. A un certo punto chiede loro di riportarla a casa. Ma questi la conducono in una casa che hanno a disposizione. Dove, stando al racconto di lei riportato nella denuncia successivamente presentata, due di loro l’avrebbero violentata per tutta la notte. Le violenze sarebbero dimostrate da video fatti coi telefoni cellulari e da messaggi scambiati. I fatti risalirebbero al marzo 2022, ma solo nei giorni scorsi le forze dell’ordine hanno proceduto con gli arresti e la notizia è uscita sui giornali.
Il giudice per le indagini preliminari, nel disporre gli arresti domiciliari per i due ragazzi, ha scritto che “emerge invero nitidamente dai video che riprendono la violenza e dagli ulteriori atti di indagine, in particolare le intercettazioni ambientali, l’incapacità degli indagati di comprendere appieno il disvalore delle proprie condotte, e la conseguente possibilità che gli stessi reiterino nei propri comportamenti delittuosi, convinti della propria innocenza.”
Insomma, stando a quanto spiega il magistrato, dal materiale probatorio raccolto e dal racconto attendibile della vittima si evincerebbe la consumazione di uno stupro di gruppo, ma ciò nonostante i ragazzi arrestati insisterebbero nel sostenere la loro innocenza, non riconoscendo nessuna violenza in quei comportamenti. Ragazzi descritti nell’ordinanza di concessione degli arresti domiciliari come pericolosi socialmente e da personalità connotate da spregiudicatezza, il che fa supporre, scrive il giudice, che potrebbero ripetere innumerevoli volte le condotte di cui sono accusati. Ora, caso specifico a parte, che dovrà essere deciso nelle aule di tribunale non sui giornali, un problema si pone in tutta la sua forza: quello del consenso. Ossia, il fatto che per consumare un rapporto sessuale è necessario che via sia la volontà di compiere l’atto, che deve essere validamente espressa.
Può, una persona alterata dall’uso di alcol o sostanze stupefacenti, manifestare un valido consenso? Evidentemente no. E allora, da lì può nascere la violenza sessuale. Ossia, quando una persona compie atti sessuali con un’altra consapevole che questa non può esprimere un valido assenso all’atto sessuale, perché non in grado, in quel momento, di essere pienamente in grado di capire che cosa sta facendo (o subendo). La diminuzione della lucidità determinata dall’assunzione di alcol o droga non può essere un paravento da utilizzare per fare sesso senza preoccuparsi che la persona coinvolta nell’atto sia consenziente o meno, ma anzi, in molti casi rappresenta un elemento che aggrava la pena prevista, qualora le sostanze siano somministrate dall’autore delle violenze allo scopo di diminuire le resistenze della vittima. Non a caso, la stessa Corte di Cassazione, in una recente sentenza del 2022, sancisce che perché vi sia violenza sessuale è sufficiente che l’imputato si renda conto che la persona con cui compie atti sessuali non abbia chiaramente manifestato il consenso. Quindi, al di là delle personali interpretazioni e della percezione di ciascuno, per evitare il rischio di finire nei guai dopo incontri occasionali e promiscui bisogna evitare atti sessuali se non si è lucidi ed evitare di farlo con persone in evidente stato di alterazione da alcol o sostanze stupefacenti, anche se assunte volontariamente dalla persona stessa. Consiglio ovvio, ma a quanto pare poco chiaro, e soprattutto ignorato. Non serve insegnare solo grandi valori, ai figli. Ogni tanto si faccia leggere loro un po’ di diritto, che è sempre utile.

DI ELISABETTA ALDROVANDI

Una serata in discoteca a Milano, tra musica ad alto volume e alcol. A volte, troppo alcol. Una ragazza straniera conosce cinque giovani, balla, beve e si diverte. A un certo punto chiede loro di riportarla a casa. Ma questi la conducono in una casa che hanno a disposizione. Dove, stando al racconto di lei riportato nella denuncia successivamente presentata, due di loro l’avrebbero violentata per tutta la notte. Le violenze sarebbero dimostrate da video fatti coi telefoni cellulari e da messaggi scambiati. I fatti risalirebbero al marzo 2022, ma solo nei giorni scorsi le forze dell’ordine hanno proceduto con gli arresti e la notizia è uscita sui giornali.
Il giudice per le indagini preliminari, nel disporre gli arresti domiciliari per i due ragazzi, ha scritto che “emerge invero nitidamente dai video che riprendono la violenza e dagli ulteriori atti di indagine, in particolare le intercettazioni ambientali, l’incapacità degli indagati di comprendere appieno il disvalore delle proprie condotte, e la conseguente possibilità che gli stessi reiterino nei propri comportamenti delittuosi, convinti della propria innocenza.”
Insomma, stando a quanto spiega il magistrato, dal materiale probatorio raccolto e dal racconto attendibile della vittima si evincerebbe la consumazione di uno stupro di gruppo, ma ciò nonostante i ragazzi arrestati insisterebbero nel sostenere la loro innocenza, non riconoscendo nessuna violenza in quei comportamenti. Ragazzi descritti nell’ordinanza di concessione degli arresti domiciliari come pericolosi socialmente e da personalità connotate da spregiudicatezza, il che fa supporre, scrive il giudice, che potrebbero ripetere innumerevoli volte le condotte di cui sono accusati. Ora, caso specifico a parte, che dovrà essere deciso nelle aule di tribunale non sui giornali, un problema si pone in tutta la sua forza: quello del consenso. Ossia, il fatto che per consumare un rapporto sessuale è necessario che via sia la volontà di compiere l’atto, che deve essere validamente espressa.
Può, una persona alterata dall’uso di alcol o sostanze stupefacenti, manifestare un valido consenso? Evidentemente no. E allora, da lì può nascere la violenza sessuale. Ossia, quando una persona compie atti sessuali con un’altra consapevole che questa non può esprimere un valido assenso all’atto sessuale, perché non in grado, in quel momento, di essere pienamente in grado di capire che cosa sta facendo (o subendo). La diminuzione della lucidità determinata dall’assunzione di alcol o droga non può essere un paravento da utilizzare per fare sesso senza preoccuparsi che la persona coinvolta nell’atto sia consenziente o meno, ma anzi, in molti casi rappresenta un elemento che aggrava la pena prevista, qualora le sostanze siano somministrate dall’autore delle violenze allo scopo di diminuire le resistenze della vittima. Non a caso, la stessa Corte di Cassazione, in una recente sentenza del 2022, sancisce che perché vi sia violenza sessuale è sufficiente che l’imputato si renda conto che la persona con cui compie atti sessuali non abbia chiaramente manifestato il consenso. Quindi, al di là delle personali interpretazioni e della percezione di ciascuno, per evitare il rischio di finire nei guai dopo incontri occasionali e promiscui bisogna evitare atti sessuali se non si è lucidi ed evitare di farlo con persone in evidente stato di alterazione da alcol o sostanze stupefacenti, anche se assunte volontariamente dalla persona stessa. Consiglio ovvio, ma a quanto pare poco chiaro, e soprattutto ignorato. Non serve insegnare solo grandi valori, ai figli. Ogni tanto si faccia leggere loro un po’ di diritto, che è sempre utile.

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