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Interessi teologici tra ricerca di senso e fibrillazioni cattoliche

di Redazione -


Di Lorenzo Stella

Il periodo pasquale può essere quello giusto per riflettere sull’uscita di alcuni libri dedicati a temi teologici ed esegetici che, nella loro apparente astrattezza, sembrano conoscere un rinnovato interesse. Riconducibile forse da un lato all’affannosa ricerca di senso dei nostri tempi ma, dall’altro, anche alla non facile gestione delle divisioni interne alla Chiesa da parte di Papa Leone.

Per l’editrice Città Nuova stanno uscendo le Opere di Basilio curate da Sara Contini e Volker Henning Drecoll: il primo volume su “La creazione” raccoglie le omelie sull’Esamerone e sulla creazione dell’essere umano. Il volume presenta la traduzione italiana, con l’originale greco a fronte, di una ricca e affascinante interpretazione del racconto narrato all’inizio del libro della Genesi. Ignazio Pappalardo ha invece pubblicato il “Vangelo di Nicodemo” con due affascinanti e poco noti apocrifi, tradotti dal siriaco e dal greco antico e definiti come “spin-off” dei quattro canonici.

Uno narra la discesa di Cristo agli inferi dopo la morte in croce, la redenzione di Adamo ed Eva e il loro rientro in paradiso portati dalla mano di Gesù stesso; il secondo l’arrivo in paradiso del buon ladrone, figura apparentemente secondaria del Nuovo Testamento, e il divieto di ingresso da parte del cherubino custode. Ne emerge una cristologia non eretica ma senz’altro “narrativa”.

Il curatore è lo spagnolo Manuel Nin Güell, 69 anni, che Leone XIV ha da poco nominato esarca del monastero bizantino-greco di Santa Maria di Grottaferrata, fondato da san Nilo nel 1004 nei Castelli Romani, una realtà unica della Chiesa bizantina cattolica in Italia, dove custodisce il rito bizantino-greco e la tradizione monastica orientale in comunione con il Vescovo di Roma. Un ponte tra Oriente e Occidente. Si conclude così una lunga vacanza dell’Abbazia che aveva visto amministratore apostolico Marcello Semeraro, scelto da papa Francesco dopo la rinuncia dell’archimandrita Emiliano Fabbricatore.

Secondo il sito Silere non possum la nomina è straordinaria, anche perché Semeraro sarebbe stato una “figura problematica”. Peraltro, Bergoglio aveva lasciato vacante cinque anni anche l’Eparchia di Piana degli Albanesi, dopo aver mantenuto Giorgio Demetrio Gallaro e inviato come amministratore Francesco Montenegro: altre due figure che avrebbero alimentato malcontento. Qui l’aspetto culturale si lega a quello ecclesiale e all’auspicio, della parte tradizionalista e conservatrice, che il passaggio tra Francesco e Leone XIV restituisca ordine e serenità alla Chiesa.

Prevost, tra l’altro, di recente ha concesso un’udienza a Stephen Bullivant e Stephen Cranney, autori di uno studio sui fedeli legati alla liturgia tradizionale in latino che ha destato attenzione: “Trads: Latin Mass Catholics in the United States” (Tradizionalisti: la Messa in latino cattolica negli Stati Uniti), in uscita a novembre per la prestigiosa Oxford University Press e che il Papa ha probabilmente letto in anteprima. Il libro, chiariscono i due, “nasce dall’esigenza di comprendere […] andando oltre impressioni aneddotiche e rappresentazioni mediatiche”.

Ad agitare i cattolici, infine, la nota dottrinale “Mater Populi Fidelis”, emanata dal Dicastero per la Dottrina della Fede a novembre. Scrive l’agenzia Corrispondenza romana che “alcuni sostenitori del documento hanno cercato di ridimensionarne la portata”, altri “ne hanno rivendicato con forza la valenza teologica e pastorale”.

Secondo mons. Maurizio Gronchi dell’Università Urbaniana, i titoli mariani di “mediatrice” e “corredentrice” non saranno più utilizzati nei documenti ufficiali del Magistero, ma potranno continuare a vivere nell’alveo della pietà popolare.

Mons. Antonio Staglianò, vescovo emerito di Noto e presidente della Pontificia Accademia di Teologia, in un eloquente articolo su Avvenire“Il no al titolo di Corredentrice, perché Maria ci conduce a Cristo” – sostiene che il rischio è “delineare, anche solo implicitamente, un percorso di salvezza parallelo a quello rivelato da Cristo” a cui spetta l’“unica mediazione poiché “in nessun altro c’è salvezza” (At 4,12).


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