Intervista a Elisabetta Trenta

“L’Italia da sempre eccellenza”. A dirlo l’ex ministro alla Difesa Elisabetta Trenta.

Cosa ne pensa del nuovo programma Global Combat Air Programme?
È il risultato dell’unione del programma Tempest, con l’italiana Leonardo e l’inglese BAE System, e del programma F-X con la giapponese MHI, per sviluppare il nuovo aereo da combattimento. Si mettono insieme le migliori tecnologie per realizzare un sistema di sistemi, cioè capace di dialogare con tutti gli altri. Ciò vuol dire avere visione.

L’Italia può considerarsi eccellenza dal punto di vista dell’industria della Difesa?
Lo è sempre stata. Siamo un Paese all’avanguardia, così come le nazioni con cui collaboriamo, a seconda dei progetti. Le collaborazioni sono occasioni di crescita e miglioramento.
Cosa ci consente di stare davanti agli altri?
Gli investimenti e la ricerca sono l’unica strada per essere competitivi. Allo stesso tempo, però, occorre credere di più in un ambito molto discusso.

Cosa intende?
Stiamo parlando di un argomento molto controverso. È difficile spiegare al pubblico e ai cittadini l’importanza di continuare a investire negli armamenti, quando ci sono altre priorità, dovute a una crisi energetica senza precedenti. Detto ciò, non bisogna ignorare le minacce future. Dobbiamo essere dotati di tutto quanto ci consenta di dire, di fronte a chiunque pensi di intervenire contro l’Italia, non ti conviene farlo. Questo è il messaggio che dovrebbe passare.

Come arrivare a questo risultato?
Fondamentale è investire nella difesa cibernetica. Le minacce online, purtroppo, sono l’attualità e siamo già pienamente immersi in una guerra cyber. L’ambiente esterno, allo stesso modo, ci dice che non possiamo perdere competenze combact. Lo sostengo oggi, così come quando si è discusso degli F35. Le cose possono andare bene o male. Bisogna essere pronti a qualsiasi evenienza

“L’Italia da sempre eccellenza”. A dirlo l’ex ministro alla Difesa Elisabetta Trenta.

Cosa ne pensa del nuovo programma Global Combat Air Programme?
È il risultato dell’unione del programma Tempest, con l’italiana Leonardo e l’inglese BAE System, e del programma F-X con la giapponese MHI, per sviluppare il nuovo aereo da combattimento. Si mettono insieme le migliori tecnologie per realizzare un sistema di sistemi, cioè capace di dialogare con tutti gli altri. Ciò vuol dire avere visione.

L’Italia può considerarsi eccellenza dal punto di vista dell’industria della Difesa?
Lo è sempre stata. Siamo un Paese all’avanguardia, così come le nazioni con cui collaboriamo, a seconda dei progetti. Le collaborazioni sono occasioni di crescita e miglioramento.
Cosa ci consente di stare davanti agli altri?
Gli investimenti e la ricerca sono l’unica strada per essere competitivi. Allo stesso tempo, però, occorre credere di più in un ambito molto discusso.

Cosa intende?
Stiamo parlando di un argomento molto controverso. È difficile spiegare al pubblico e ai cittadini l’importanza di continuare a investire negli armamenti, quando ci sono altre priorità, dovute a una crisi energetica senza precedenti. Detto ciò, non bisogna ignorare le minacce future. Dobbiamo essere dotati di tutto quanto ci consenta di dire, di fronte a chiunque pensi di intervenire contro l’Italia, non ti conviene farlo. Questo è il messaggio che dovrebbe passare.

Come arrivare a questo risultato?
Fondamentale è investire nella difesa cibernetica. Le minacce online, purtroppo, sono l’attualità e siamo già pienamente immersi in una guerra cyber. L’ambiente esterno, allo stesso modo, ci dice che non possiamo perdere competenze combact. Lo sostengo oggi, così come quando si è discusso degli F35. Le cose possono andare bene o male. Bisogna essere pronti a qualsiasi evenienza

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