Intervista Franco Roberti “Pd poco trasparente vietiamo agli ex politici di diventare lobbisti”

“Il Pd si batta per una norma sulle porte girevoli. Dopo un mandato, meglio stare fermi per cinque anni. Altrimenti si finisce col fare i propri interessi e non più quelli della collettività”. È quanto sostiene l’ex magistrato e oggi europarlamentare del Partito Democratico Franco Roberti, intervenendo sul caso Qatargate.
Dopo una vita di battaglie su legalità e trasparenza, che idea si è fatto di questa triste vicenda?
C’è da seguire l’indagine giudiziaria, che avrà i suoi tempi e riguarderà le responsabilità individuali. Oltre il dato penale, che resta di grandissima rilevanza, la priorità è cogliere il dato politico di tutto ciò.
Ci spieghi meglio…
Bisogna pensare ai rimedi necessari per rendere effettive le regole di prevenzione. Le norme ci sono. La disciplina delle lobby già esiste. Naturalmente si può rendere più vigorosa. Si potrebbe, ad esempio, lavorare per un comitato d’inchiesta indipendente o possiamo pensare di attribuire al vice presidente il compito di controllare sulle ingerenze dei Paesi terzi nelle attività politiche dell’Ue. L’importante è agire con urgenza. Basta perdere tempo.
Le regole, quindi, ci sono. Perché vengono eluse?
La priorità è far funzionare le norme. È indispensabile controllare che vengano attuate e puntualmente applicate. Questo è mancato negli ultimi tempi. Ciò è la causa della nascita della rete capillare e corruttiva, che si è infiltrata nelle stanze del Parlamento Europeo e che non riguarda la sola Italia. La trasparenza è l’altra faccia dell’efficienza. Qualcuno, troppe volte, lo dimentica.
Lei è stato eletto con quella forza che veniva chiamata da qualcuno “il partito della legalità”. Questa vicenda, però, tocca principalmente il mondo dem…
Tutti sono bravi a parlare Nei fatti, però, c’è più di qualcuno che tradisce il principio di legalità. Ecco perché serve una riflessione profonda. Solo così si evitano fatti come quelli di Bruxelles. Detto ciò, la questione morale, di cui tanto si parla negli ultimi giorni, non tocca solo il Nazareno, ma ogni soggetto politico, senza alcuna distinzione di colore.
L’etica, ultimamente, come dimostra il caso Soumahoro, finisce con l’essere tradita sempre dalla stessa parte…
Negli ultimi mesi ci sono state delle indagini che hanno portato alla luce un certo comportamento da parte di alcuni esponenti della sinistra, così come negli anni passati è accaduto con altri di destra. Non bisogna fare differenze quando si parla di moralità. Oggi, purtroppo, l’emergenza maggiore tocca il Pd e bisogna prenderne atto.
Come prendere le contromisure?
Punto di partenza è l’organizzazione interna al partito. La classe dirigente bisogna selezionarla meglio.
Maggiori controlli ci vogliono soprattutto sugli staff…
Assolutamente! Quando parlo di trasparenza, mi riferisco ai controlli interni al Parlamento, che non funzionano. Bisogna tracciare tutti gli incontri, riferire i contatti. I parlamentari devono essere responsabilizzati. Le attività lobbistiche devono essere disciplinate, trasparenti e verificabili. Altrimenti sono illecite.
Chi ha sbagliato?
Non lo so dire. È la prima legislatura e non ho mai avuto rapporti con lobbisti. Ritengo, comunque, che qualcuno che doveva controllare, alla fine non lo abbia fatto. Ho un dubbio su chi ha un doppio ruolo. Mi riferisco agli ex parlamentari.
Un onorevole che finisce un mandato a Bruxelles deve per forza ricavarsi uno spazio nelle stanze del potere?
È opportuno bloccare le porte girevoli. Non ritengo giusto che quando si finisce l’attività di parlamentari si inizi subito quella da lobbista. In questo modo, ci troviamo persone che prima operavano per l’interesse collettivo agire per centri di potere o peggio ancora economici. Ciò non può e non deve essere più consentito. Sarebbe utile, a fine mandato, almeno un fermo di cinque anni. Ci vuole una norma ad hoc, che allo stato non esiste.
Ha avuto anche un’esperienza in Campania da assessore. In quelle stanze, ha mai sentito parlare di influenze?
La situazione europea è molto più complessa e articolata. Posso dire che a Palazzo Santa Lucia non c’erano le lobby. Non ci siamo posti neanche il problema.
Achille Occhetto, intanto, dice: “Ho pianto per molto meno alla Bolognina”. Il Nazareno farebbe bene a chiedere scusa?
Penso proprio di sì.
Il Pd ritiene sia stato danneggiato a livello di immagine?
Noi europarlamentari del Pd ci costituiremo parte lesa nel procedimento. Lo faremo non solo per difendere la nostra onorabilità, ma per dare un contributo affinché ci siano ulteriori accertamenti e venga fuori la verità.
Da ex togato, ha piena fiducia nel lavoro dei giudici?
I magistrati devono andare avanti nell’interesse di ogni cittadino europeo.
“Il Pd si batta per una norma sulle porte girevoli. Dopo un mandato, meglio stare fermi per cinque anni. Altrimenti si finisce col fare i propri interessi e non più quelli della collettività”. È quanto sostiene l’ex magistrato e oggi europarlamentare del Partito Democratico Franco Roberti, intervenendo sul caso Qatargate.
Dopo una vita di battaglie su legalità e trasparenza, che idea si è fatto di questa triste vicenda?
C’è da seguire l’indagine giudiziaria, che avrà i suoi tempi e riguarderà le responsabilità individuali. Oltre il dato penale, che resta di grandissima rilevanza, la priorità è cogliere il dato politico di tutto ciò.
Ci spieghi meglio…
Bisogna pensare ai rimedi necessari per rendere effettive le regole di prevenzione. Le norme ci sono. La disciplina delle lobby già esiste. Naturalmente si può rendere più vigorosa. Si potrebbe, ad esempio, lavorare per un comitato d’inchiesta indipendente o possiamo pensare di attribuire al vice presidente il compito di controllare sulle ingerenze dei Paesi terzi nelle attività politiche dell’Ue. L’importante è agire con urgenza. Basta perdere tempo.
Le regole, quindi, ci sono. Perché vengono eluse?
La priorità è far funzionare le norme. È indispensabile controllare che vengano attuate e puntualmente applicate. Questo è mancato negli ultimi tempi. Ciò è la causa della nascita della rete capillare e corruttiva, che si è infiltrata nelle stanze del Parlamento Europeo e che non riguarda la sola Italia. La trasparenza è l’altra faccia dell’efficienza. Qualcuno, troppe volte, lo dimentica.
Lei è stato eletto con quella forza che veniva chiamata da qualcuno “il partito della legalità”. Questa vicenda, però, tocca principalmente il mondo dem…
Tutti sono bravi a parlare Nei fatti, però, c’è più di qualcuno che tradisce il principio di legalità. Ecco perché serve una riflessione profonda. Solo così si evitano fatti come quelli di Bruxelles. Detto ciò, la questione morale, di cui tanto si parla negli ultimi giorni, non tocca solo il Nazareno, ma ogni soggetto politico, senza alcuna distinzione di colore.
L’etica, ultimamente, come dimostra il caso Soumahoro, finisce con l’essere tradita sempre dalla stessa parte…
Negli ultimi mesi ci sono state delle indagini che hanno portato alla luce un certo comportamento da parte di alcuni esponenti della sinistra, così come negli anni passati è accaduto con altri di destra. Non bisogna fare differenze quando si parla di moralità. Oggi, purtroppo, l’emergenza maggiore tocca il Pd e bisogna prenderne atto.
Come prendere le contromisure?
Punto di partenza è l’organizzazione interna al partito. La classe dirigente bisogna selezionarla meglio.
Maggiori controlli ci vogliono soprattutto sugli staff…
Assolutamente! Quando parlo di trasparenza, mi riferisco ai controlli interni al Parlamento, che non funzionano. Bisogna tracciare tutti gli incontri, riferire i contatti. I parlamentari devono essere responsabilizzati. Le attività lobbistiche devono essere disciplinate, trasparenti e verificabili. Altrimenti sono illecite.
Chi ha sbagliato?
Non lo so dire. È la prima legislatura e non ho mai avuto rapporti con lobbisti. Ritengo, comunque, che qualcuno che doveva controllare, alla fine non lo abbia fatto. Ho un dubbio su chi ha un doppio ruolo. Mi riferisco agli ex parlamentari.
Un onorevole che finisce un mandato a Bruxelles deve per forza ricavarsi uno spazio nelle stanze del potere?
È opportuno bloccare le porte girevoli. Non ritengo giusto che quando si finisce l’attività di parlamentari si inizi subito quella da lobbista. In questo modo, ci troviamo persone che prima operavano per l’interesse collettivo agire per centri di potere o peggio ancora economici. Ciò non può e non deve essere più consentito. Sarebbe utile, a fine mandato, almeno un fermo di cinque anni. Ci vuole una norma ad hoc, che allo stato non esiste.
Ha avuto anche un’esperienza in Campania da assessore. In quelle stanze, ha mai sentito parlare di influenze?
La situazione europea è molto più complessa e articolata. Posso dire che a Palazzo Santa Lucia non c’erano le lobby. Non ci siamo posti neanche il problema.
Achille Occhetto, intanto, dice: “Ho pianto per molto meno alla Bolognina”. Il Nazareno farebbe bene a chiedere scusa?
Penso proprio di sì.
Il Pd ritiene sia stato danneggiato a livello di immagine?
Noi europarlamentari del Pd ci costituiremo parte lesa nel procedimento. Lo faremo non solo per difendere la nostra onorabilità, ma per dare un contributo affinché ci siano ulteriori accertamenti e venga fuori la verità.
Da ex togato, ha piena fiducia nel lavoro dei giudici?
I magistrati devono andare avanti nell’interesse di ogni cittadino europeo.
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