Occhetto: Lo scandalo? Ho pianto per molto meno il Pd chieda scusa

“Dopo Qatargate, sarebbe opportuno chiedere scusa. Ho pianto per molto meno”. Così Achille Occhetto, ultimo segretario del Partito Comunista Italiano, noto per le lacrime della Bolognina, simbolo di svolta per la sinistra, commenta il caso Bruxelles, che vede coinvolti diversi esponenti dell’universo dem. Il cofondatore del Partito del Socialismo Europeo, presenta due proposte al nostro giornale. La prima è indirizzata a chi vuole succedere a Enrico Letta e riguarda un atto politico comune per la questione morale, terminardo così il valzer di dichiarazione . La seconda, invece, vuole mettere fine a un politica generica di difesa delle Ong.

Cosa ne pensa di Qatargate?
Non posso che pensarne malissimo. Sono particolarmente sconvolto nel vedere qualcosa che, ai miei tempi, era inimmaginabile. Non si poteva mai pensare, dopo le vicende della questione morale, che potesse avvenire un fatto più grande, che qualcuno potesse operare contro i propri valori per ottenere una funzione lobbistica o di denaro. Una mostruosità indicibile.

La sinistra, sin da Berlinguer, si è battuta per la questione morale. Poi cosa è venuto meno?
Berlinguer, nella conversazione con Scalfari, mise sott’attacco la gestione di interessi loschi, macchine di potere e clientele. In quel momento, però, non tutti furono d’accordo. Stiamo parlando di un aspetto da sempre sottovalutato. Sono stato testimone del suo tormento dinnanzi all’irrompere dei primi segnali della devastante questione morale, accompagnata dall’esigenza che i partiti, come diceva il segretario, facessero un passo indietro rispetto ai problemi di gestione. Si trattava, in sostanza, del tema riguardante un’alta riforma della politica.

Se fosse stata effettuata questa riforma, cosa sarebbe cambiato?
Non sarebbe stato necessario il doveroso intervento, come si disse polemicamente, a gamba tesa della magistratura in politica. Per capire, cosa è successo dopo la scomparsa di Berlinguer, occorre fuggire da ricostruzioni di maniera. Le cose non stavano, come si dipingono. Non si può dimenticare l’isolamento di Enrico nell’ultima fase della vita da parte di molti del gruppo dirigente. Allo scontro esterno con Craxi si sovrapponeva un durissimo conflitto interno che tendeva a presentare il segretario del Pci come un uomo superato dalla modernità. Stesso discorso vale per la sua battaglia sulla questione morale, derisa da tanti. Si parlò addirittura di manifestazione démodé. Qui va cercato il nucleo di quanto accade oggi, ovvero non è stata accolta una lezione.

Da quel momento in poi, possiamo dire che si è abbassata la guardia?
Certamente. Da quel momento in poi, è calata l’attenzione su determinate questioni.

Cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?
La situazione, per certi versi, è peggiore rispetto a quella denunciata da Berlinguer. Ci troviamo di fronte a un problema sistemico generale. Abbiamo Paesi extraeuropei che fanno lobby attraverso la corruzione. La presidentessa del Parlamento Europeo sostiene che la democrazia è in pericolo. Ciò è grave perché significa che l’inchiesta si allargherà e dimostrerà una verità raccapricciante.

Detto ciò, perché le mele marce trovano la porta d’ingresso in una sinistra, che invece dovrebbe tenerle lontane?
Ong che dovrebbero combattere per i diritti civili, sul Qatar, capovolgono la loro vocazione. Sul piano concreto si capisce il perché, ovvero queste ultime sono volute entrare laddove c’era l’opposizione più forte. Il Pd, infatti, è stato il più duro nel combattere una battaglia. Tuttavia, anche quest’aspetto, non ci esime dall’indagare sul perché a sinistra si trovano dei figuri che imbrattano i nostri valori, contemporaneamente l’Europa, le sue istituzioni e l’Italia. Stiamo parlando di “Italian Job”.

È giusto prendersela solo con qualche collaboratore o bisognerebbe parlare di sistema radicato?
La teoria delle mele marce va superata. Si considera, purtroppo, naturale che chi ha fatto politica, chi ha avuto delle funzioni nelle istituzioni, invece, di andare in pensione e coltivare giardinaggio o cucina debba fare il lobbista. Per quanto riguarda il lobbismo dei politici, sono scandalizzato. Indipendentemente dai risvolti giudiziari, ritengo inconcepibile che una persona che abbia ottenuto notorietà e influenza, grazie al sostegno di cittadini che l’hanno votata per difendere interessi e valori, possa usare le sue funzioni per vendere gas e armi. Così non va. Il tema deve essere affrontato alla radice.

Le lacrime al congresso della Bolognina, ancora oggi, rappresentano una pagina di storia. In questo particolare momento, per cosa varrebbe la pena piangere?
Forse è bene che ciascuno possa piangere anche in privato. Il problema è dimostrare la volontà di fare atti clamorosi.

Ci spieghi meglio…
Faccio una proposta politica. Di fronte allo scempio del Qatargate, chiedo che i candidati alla segreteria del Pd, invece, di fare dichiarazioni separate si distinguano per un atto politico, si uniscano con un documento per rimettere al centro la questione morale, non parlando di mele marce, ma andando alle radici di quella visione distorta della politica e del potere, che ha fatto ad alcuni abbassare la guardia. Pur essendo composta la sinistra prevalentemente da onesti, bisogna metter mano al cesto. Si tratta di una battaglia per la vera sinistra, per i migranti, per i braccianti, quelli veri. Tante sono le realtà oneste, che a causa di pochi, sono messe in condizione di disagio. Altra proposta che voglio lanciare sulle colonne de “L’Identità” è che non si faccia più una politica generica di difesa delle Ong.

Come difenderle?
La sinistra ha il dovere di controllo, di distinguere i buoni dai cattivi. Solo così non si butta con l’acqua sporca il bambino. Serve un esame di coscienza, rivedere una politica e perché no chiedere scusa, come ho orgogliosamente fatto per cose molto meno gravi di quelle attuali. Non c’è niente di male a dire di aver commesso un errore, di aver abbassato la guardia sulla questione morale.

Stesso discorso, d’altronde, potrebbe essere fatto anche per il caso Soumahoro…
Tutto quanto ho detto in precedenza, vale anche per questa triste vicenda.

“Dopo Qatargate, sarebbe opportuno chiedere scusa. Ho pianto per molto meno”. Così Achille Occhetto, ultimo segretario del Partito Comunista Italiano, noto per le lacrime della Bolognina, simbolo di svolta per la sinistra, commenta il caso Bruxelles, che vede coinvolti diversi esponenti dell’universo dem. Il cofondatore del Partito del Socialismo Europeo, presenta due proposte al nostro giornale. La prima è indirizzata a chi vuole succedere a Enrico Letta e riguarda un atto politico comune per la questione morale, terminardo così il valzer di dichiarazione . La seconda, invece, vuole mettere fine a un politica generica di difesa delle Ong.

Cosa ne pensa di Qatargate?
Non posso che pensarne malissimo. Sono particolarmente sconvolto nel vedere qualcosa che, ai miei tempi, era inimmaginabile. Non si poteva mai pensare, dopo le vicende della questione morale, che potesse avvenire un fatto più grande, che qualcuno potesse operare contro i propri valori per ottenere una funzione lobbistica o di denaro. Una mostruosità indicibile.

La sinistra, sin da Berlinguer, si è battuta per la questione morale. Poi cosa è venuto meno?
Berlinguer, nella conversazione con Scalfari, mise sott’attacco la gestione di interessi loschi, macchine di potere e clientele. In quel momento, però, non tutti furono d’accordo. Stiamo parlando di un aspetto da sempre sottovalutato. Sono stato testimone del suo tormento dinnanzi all’irrompere dei primi segnali della devastante questione morale, accompagnata dall’esigenza che i partiti, come diceva il segretario, facessero un passo indietro rispetto ai problemi di gestione. Si trattava, in sostanza, del tema riguardante un’alta riforma della politica.

Se fosse stata effettuata questa riforma, cosa sarebbe cambiato?
Non sarebbe stato necessario il doveroso intervento, come si disse polemicamente, a gamba tesa della magistratura in politica. Per capire, cosa è successo dopo la scomparsa di Berlinguer, occorre fuggire da ricostruzioni di maniera. Le cose non stavano, come si dipingono. Non si può dimenticare l’isolamento di Enrico nell’ultima fase della vita da parte di molti del gruppo dirigente. Allo scontro esterno con Craxi si sovrapponeva un durissimo conflitto interno che tendeva a presentare il segretario del Pci come un uomo superato dalla modernità. Stesso discorso vale per la sua battaglia sulla questione morale, derisa da tanti. Si parlò addirittura di manifestazione démodé. Qui va cercato il nucleo di quanto accade oggi, ovvero non è stata accolta una lezione.

Da quel momento in poi, possiamo dire che si è abbassata la guardia?
Certamente. Da quel momento in poi, è calata l’attenzione su determinate questioni.

Cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?
La situazione, per certi versi, è peggiore rispetto a quella denunciata da Berlinguer. Ci troviamo di fronte a un problema sistemico generale. Abbiamo Paesi extraeuropei che fanno lobby attraverso la corruzione. La presidentessa del Parlamento Europeo sostiene che la democrazia è in pericolo. Ciò è grave perché significa che l’inchiesta si allargherà e dimostrerà una verità raccapricciante.

Detto ciò, perché le mele marce trovano la porta d’ingresso in una sinistra, che invece dovrebbe tenerle lontane?
Ong che dovrebbero combattere per i diritti civili, sul Qatar, capovolgono la loro vocazione. Sul piano concreto si capisce il perché, ovvero queste ultime sono volute entrare laddove c’era l’opposizione più forte. Il Pd, infatti, è stato il più duro nel combattere una battaglia. Tuttavia, anche quest’aspetto, non ci esime dall’indagare sul perché a sinistra si trovano dei figuri che imbrattano i nostri valori, contemporaneamente l’Europa, le sue istituzioni e l’Italia. Stiamo parlando di “Italian Job”.

È giusto prendersela solo con qualche collaboratore o bisognerebbe parlare di sistema radicato?
La teoria delle mele marce va superata. Si considera, purtroppo, naturale che chi ha fatto politica, chi ha avuto delle funzioni nelle istituzioni, invece, di andare in pensione e coltivare giardinaggio o cucina debba fare il lobbista. Per quanto riguarda il lobbismo dei politici, sono scandalizzato. Indipendentemente dai risvolti giudiziari, ritengo inconcepibile che una persona che abbia ottenuto notorietà e influenza, grazie al sostegno di cittadini che l’hanno votata per difendere interessi e valori, possa usare le sue funzioni per vendere gas e armi. Così non va. Il tema deve essere affrontato alla radice.

Le lacrime al congresso della Bolognina, ancora oggi, rappresentano una pagina di storia. In questo particolare momento, per cosa varrebbe la pena piangere?
Forse è bene che ciascuno possa piangere anche in privato. Il problema è dimostrare la volontà di fare atti clamorosi.

Ci spieghi meglio…
Faccio una proposta politica. Di fronte allo scempio del Qatargate, chiedo che i candidati alla segreteria del Pd, invece, di fare dichiarazioni separate si distinguano per un atto politico, si uniscano con un documento per rimettere al centro la questione morale, non parlando di mele marce, ma andando alle radici di quella visione distorta della politica e del potere, che ha fatto ad alcuni abbassare la guardia. Pur essendo composta la sinistra prevalentemente da onesti, bisogna metter mano al cesto. Si tratta di una battaglia per la vera sinistra, per i migranti, per i braccianti, quelli veri. Tante sono le realtà oneste, che a causa di pochi, sono messe in condizione di disagio. Altra proposta che voglio lanciare sulle colonne de “L’Identità” è che non si faccia più una politica generica di difesa delle Ong.

Come difenderle?
La sinistra ha il dovere di controllo, di distinguere i buoni dai cattivi. Solo così non si butta con l’acqua sporca il bambino. Serve un esame di coscienza, rivedere una politica e perché no chiedere scusa, come ho orgogliosamente fatto per cose molto meno gravi di quelle attuali. Non c’è niente di male a dire di aver commesso un errore, di aver abbassato la guardia sulla questione morale.

Stesso discorso, d’altronde, potrebbe essere fatto anche per il caso Soumahoro…
Tutto quanto ho detto in precedenza, vale anche per questa triste vicenda.

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