“Io, comandante Alfa, vi dico lo Stato ha fatto il suo dovere Un capomafia non tratta mai”

“Un giorno di festa, una giornata magica, una giornata storica, da incorniciare. Invece, in troppi si stanno soffermando su inutili, sterili critiche. Ho ascoltato ipotesi e dietrologie che non servono a nulla e che ci distolgono dalla verità che è quella della cattura di un boss mafioso pericolosissimo. La trattativa Stato-mafia? Per carità tutte c…” Parla Antonio, detto anche comandante Alfa, ex militare, saggista, luogotenente dell’Arma dei carabinieri, uno dei fondatori nel 1978 dei Gis (Gruppo di intervento speciale) e impiegato fin dal 2000 in quasi tutti i teatri operativi internazionali di guerra che hanno visto la partecipazione delle Forze armate, in Italia ha combattuto in prima fila la piaga dei rapimenti di persona, gli anni di piombo del terrorismo dello stragismo e soprattutto la mafia. È il carabiniere più decorato d’Italia.
Comandante, la sua vita è stata punteggiata anche dalla lotta alla mafia. Che effetto le ha fatto l’arresto di Matteo Messina Denaro, che oltre tutto è un suo compaesano?
Sono felice, strafelice. E lo dico da abitante di Castelvetrano, da cittadino italiano e ovviamente anche da carabiniere. Averlo arrestato è una notizia che dovrebbe fare felici tutti, senza polemica alcuna.
Ha conosciuto personalmente Messina Denaro?
No, io ho conosciuto soltanto suo padre. Un agricoltore diventato mafioso che ha fatto il latitante per 50 anni. E quindi è stato il grande maestro, lo dico con tristezza, di suo figlio. Il quale, purtroppo, come spesso accade ha superato il maestro in fatto di efferatezze.
Che effetto le ha fatto vedere i suoi compaesani scendere in piazza per festeggiare l’arresto?
Un’emozione immensa. Avrei voluto partecipare, ma ho ancora parenti laggiù e non voglio creare problemi visto che vivo ancora sotto copertura. Leggere lo striscione con la scritta “Castelvetrano libera” è qualcosa che non dimenticherò mai anche perché per colpa di questo mafioso la mia cittadina è stata sempre ingiustamente ghettizzata.
Subito dopo l’arresto sono scattate le analisi, i commenti, le ipotesi: in primis quelle riguardanti la presunta rete di protezione di cui ha potuto godere Messina Denaro per 30 anni. Lei cosa ne pensa?
Non scopriamo nulla. Un capo mafia della sua levatura e della sua brutalità è ovvio avesse una rete di fiancheggiatori fidati, scelti, fiancheggiatori anche a livello altissimo. È sempre stato così per i capi della mafia.
Fiancheggiatori a livelli altissimi, dice. Mi sta dicendo che godeva di protezione anche in alcuni apparati dello Stato?
Non lo so. In ogni caso sarà la Magistratura che dovrà scoprire chi faceva e ha fatto parte della sua rete di protezione. Conoscendo la mafia credo che Messina Denaro abbia preso tutte le precauzioni.
Ma non quella di farsi un selfie in corsia, all’ospedale…
Ma vogliamo dimenticare che questo “signore” ha vissuto normalmente per 30 anni in mezzo agli agi, lusso, parenti e amici? Un selfie non è nulla. Non era mica sottoterra e poi chissà quante altre volte si era esposto sentendosi al sicuro. Vede, la verità è che la gente molte volte parla soltanto perché ha l’aria in comune e gratis.
E come giudica l’intervista di Salvatore Baiardo fiduciario del boss, noto per aver gestito la latitanza dei fratelli Graviano, rilasciata a Giletti e che aveva parlato a novembre di un “regalino” per il nuovo governo guidato dalla Meloni?
Ma è chiaro che si è trattato di un messaggio anche se non so a chi sia stato diretto. Si tratta di un metodo collaudato. Credo parlasse a nome di Graviano. Ma poi diciamola tutta: un capo mafia come Messina Denaro non si fa arrestare dallo Stato per farsi rinchiudere con il 41 bis. Non credo minimamente a questa teoria che qualcuno in queste ore continua a inseguire. Si è fatto arrestare, dicono? Bugie gravissime. E poi…
E poi che cosa, perché queste bugie?
Non lo so, forse perché i dietrologi sono sempre al lavoro. Ma poi va detto che affermare che si sarebbe consegnato allo Stato è una cosa che fa male perché offende il grande lavoro investigativo dei Ros e la loro rivincita perché ultimamente hanno subito parecchie maldicenze. Tutti dobbiamo essere grati all’impegno degli investigatori.
Quindi lei esclude qualsiasi trattativa Stato-mafia, in questa vicenda come nel passato?
Lo escludo in maniera assoluta. Escludo ci sia stata e ci siano state trattative. Questo, lo ribadisco, è un affronto alle nostre forze di polizia che sono invidiate e copiate da mezzo mondo.
E a suo avviso qual è stato l’errore del boss che ha fatto scattare l’arresto?
Credo che agli investigatori sua arrivata la notizia del suo precario stato di salute. A quel punto le indagini si son intensificate e il cerchio si è chiuso. E l’Italia e soprattutto Castelvetrano possono tirare un sospiro di sollievo.
Ovvio che ora non bisogna abbassare la guardia. Quali possono essere i nuovi obiettivi della mafia?
Con l’arresto di questo boss si chiude un capitolo, quello dello stragismo. E si apre quello di una mafia che ha cambiato pelle e che ha tutto l’interesse a fare i soldi annidandosi nella pubblica amministrazione Insomma, è finita un’era se ne è aperta un’altra. Quindi la lotta alla mafia deve continuare.
Ritiene che Messina Denaro farà qualche nome, coinvolgerà altri nel suo arresto?
Non credo proprio. Finirà al 41 bis, un carcere durissimo. Sarà curato, ma non agevolato. A meno che non cominci a collaborare. Ma lo dubito e ne sono quasi certo. Lui è un capo, un duro. Uno che dava gli ordii con uno sguardo. Ma non farà nomi, un capo non abbandona i suoi.
Certo, ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi e qualcun altro finirà nella rete della giustizia, o no?
Ripeto che sono sicuro che lui non farà nomi. Trent’anni di latitanza significa essersi circondato da persone super fidate, ma un boss non si fida di nessuno. Poi magari chi ha falsificato i documenti, quello o quelli che gli hanno dato in affitto le case, beh, questi potrebbero finire nei guai.
Torniamo a Castelvetrano. Non è sceso in questi giorni. Lo farà a breve?
Spero di sì, per adesso vorrei soltanto che alla mia cittadina fosse restituita quella dignità che le era stata tolta proprio per la presenza di questo boss.
“Un giorno di festa, una giornata magica, una giornata storica, da incorniciare. Invece, in troppi si stanno soffermando su inutili, sterili critiche. Ho ascoltato ipotesi e dietrologie che non servono a nulla e che ci distolgono dalla verità che è quella della cattura di un boss mafioso pericolosissimo. La trattativa Stato-mafia? Per carità tutte c…” Parla Antonio, detto anche comandante Alfa, ex militare, saggista, luogotenente dell’Arma dei carabinieri, uno dei fondatori nel 1978 dei Gis (Gruppo di intervento speciale) e impiegato fin dal 2000 in quasi tutti i teatri operativi internazionali di guerra che hanno visto la partecipazione delle Forze armate, in Italia ha combattuto in prima fila la piaga dei rapimenti di persona, gli anni di piombo del terrorismo dello stragismo e soprattutto la mafia. È il carabiniere più decorato d’Italia.
Comandante, la sua vita è stata punteggiata anche dalla lotta alla mafia. Che effetto le ha fatto l’arresto di Matteo Messina Denaro, che oltre tutto è un suo compaesano?
Sono felice, strafelice. E lo dico da abitante di Castelvetrano, da cittadino italiano e ovviamente anche da carabiniere. Averlo arrestato è una notizia che dovrebbe fare felici tutti, senza polemica alcuna.
Ha conosciuto personalmente Messina Denaro?
No, io ho conosciuto soltanto suo padre. Un agricoltore diventato mafioso che ha fatto il latitante per 50 anni. E quindi è stato il grande maestro, lo dico con tristezza, di suo figlio. Il quale, purtroppo, come spesso accade ha superato il maestro in fatto di efferatezze.
Che effetto le ha fatto vedere i suoi compaesani scendere in piazza per festeggiare l’arresto?
Un’emozione immensa. Avrei voluto partecipare, ma ho ancora parenti laggiù e non voglio creare problemi visto che vivo ancora sotto copertura. Leggere lo striscione con la scritta “Castelvetrano libera” è qualcosa che non dimenticherò mai anche perché per colpa di questo mafioso la mia cittadina è stata sempre ingiustamente ghettizzata.
Subito dopo l’arresto sono scattate le analisi, i commenti, le ipotesi: in primis quelle riguardanti la presunta rete di protezione di cui ha potuto godere Messina Denaro per 30 anni. Lei cosa ne pensa?
Non scopriamo nulla. Un capo mafia della sua levatura e della sua brutalità è ovvio avesse una rete di fiancheggiatori fidati, scelti, fiancheggiatori anche a livello altissimo. È sempre stato così per i capi della mafia.
Fiancheggiatori a livelli altissimi, dice. Mi sta dicendo che godeva di protezione anche in alcuni apparati dello Stato?
Non lo so. In ogni caso sarà la Magistratura che dovrà scoprire chi faceva e ha fatto parte della sua rete di protezione. Conoscendo la mafia credo che Messina Denaro abbia preso tutte le precauzioni.
Ma non quella di farsi un selfie in corsia, all’ospedale…
Ma vogliamo dimenticare che questo “signore” ha vissuto normalmente per 30 anni in mezzo agli agi, lusso, parenti e amici? Un selfie non è nulla. Non era mica sottoterra e poi chissà quante altre volte si era esposto sentendosi al sicuro. Vede, la verità è che la gente molte volte parla soltanto perché ha l’aria in comune e gratis.
E come giudica l’intervista di Salvatore Baiardo fiduciario del boss, noto per aver gestito la latitanza dei fratelli Graviano, rilasciata a Giletti e che aveva parlato a novembre di un “regalino” per il nuovo governo guidato dalla Meloni?
Ma è chiaro che si è trattato di un messaggio anche se non so a chi sia stato diretto. Si tratta di un metodo collaudato. Credo parlasse a nome di Graviano. Ma poi diciamola tutta: un capo mafia come Messina Denaro non si fa arrestare dallo Stato per farsi rinchiudere con il 41 bis. Non credo minimamente a questa teoria che qualcuno in queste ore continua a inseguire. Si è fatto arrestare, dicono? Bugie gravissime. E poi…
E poi che cosa, perché queste bugie?
Non lo so, forse perché i dietrologi sono sempre al lavoro. Ma poi va detto che affermare che si sarebbe consegnato allo Stato è una cosa che fa male perché offende il grande lavoro investigativo dei Ros e la loro rivincita perché ultimamente hanno subito parecchie maldicenze. Tutti dobbiamo essere grati all’impegno degli investigatori.
Quindi lei esclude qualsiasi trattativa Stato-mafia, in questa vicenda come nel passato?
Lo escludo in maniera assoluta. Escludo ci sia stata e ci siano state trattative. Questo, lo ribadisco, è un affronto alle nostre forze di polizia che sono invidiate e copiate da mezzo mondo.
E a suo avviso qual è stato l’errore del boss che ha fatto scattare l’arresto?
Credo che agli investigatori sua arrivata la notizia del suo precario stato di salute. A quel punto le indagini si son intensificate e il cerchio si è chiuso. E l’Italia e soprattutto Castelvetrano possono tirare un sospiro di sollievo.
Ovvio che ora non bisogna abbassare la guardia. Quali possono essere i nuovi obiettivi della mafia?
Con l’arresto di questo boss si chiude un capitolo, quello dello stragismo. E si apre quello di una mafia che ha cambiato pelle e che ha tutto l’interesse a fare i soldi annidandosi nella pubblica amministrazione Insomma, è finita un’era se ne è aperta un’altra. Quindi la lotta alla mafia deve continuare.
Ritiene che Messina Denaro farà qualche nome, coinvolgerà altri nel suo arresto?
Non credo proprio. Finirà al 41 bis, un carcere durissimo. Sarà curato, ma non agevolato. A meno che non cominci a collaborare. Ma lo dubito e ne sono quasi certo. Lui è un capo, un duro. Uno che dava gli ordii con uno sguardo. Ma non farà nomi, un capo non abbandona i suoi.
Certo, ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi e qualcun altro finirà nella rete della giustizia, o no?
Ripeto che sono sicuro che lui non farà nomi. Trent’anni di latitanza significa essersi circondato da persone super fidate, ma un boss non si fida di nessuno. Poi magari chi ha falsificato i documenti, quello o quelli che gli hanno dato in affitto le case, beh, questi potrebbero finire nei guai.
Torniamo a Castelvetrano. Non è sceso in questi giorni. Lo farà a breve?
Spero di sì, per adesso vorrei soltanto che alla mia cittadina fosse restituita quella dignità che le era stata tolta proprio per la presenza di questo boss.
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