IO DISOBBEDISCO: contro la civiltà delle regole e delle nuove abitudini
Ci sono libri che nascono per interpretare il presente e libri che nascono per contestarlo. IO DISOBBEDISCO di Francesco Carraro – fresco di stampa per i tipi di Byoblu editore – appartiene senza ambiguità alla seconda categoria. È un testo che prende posizione, che rifiuta la neutralità e che individua nel concetto stesso di obbedienza uno dei nodi irrisolti della società contemporanea.
Il punto di partenza è riconoscibile: l’esperienza del periodo pandemico. Durante il Covid, l’opinione pubblica è stata sottoposta a un martellamento continuo sul tema delle “regole” da rispettare e delle “nuove abitudini” da interiorizzare. Ma il libro mostra con chiarezza come quell’ossessione normativa non sia stata un’eccezione dettata dall’emergenza sanitaria, bensì l’accelerazione di un processo già in atto. Un processo che tende a estendere il campo dell’obbedienza ben oltre il perimetro classico delle leggi e dei decreti.
Secondo l’autore, infatti, accanto alle regole codificate ne sono sorte altre, informalmente obbligatorie, presentate come moralmente indiscutibili. Prescrizioni cui occorre adeguarsi per combattere una pandemia, ma anche per opporsi al cambiamento climatico, per difendersi dagli estremismi, per evitare il ritorno di fascismi, populismi, complottismi e di una lunga serie di “ismi” evocati come minacce permanenti. In nome di questi pericoli, reali o presunti, viene costruita una cornice ideologica che delimita ciò che è lecito pensare, dire e persino sentire.
IO DISOBBEDISCO si muove esattamente dentro questa cornice per incrinarla. Il primo obiettivo dichiarato del libro è la demistificazione del linguaggio del potere: dal politicamente corretto alla cultura woke, dalla lotta all’odio al patriarcato, dall’emergenza delle fake news all’identità di genere, fino ai temi del femminicidio, delle quote, dei nuovi diritti, del culto della scienza, della retorica della paura e del mito salvifico dell’accoglienza. Non per negare la complessità dei problemi, ma per smascherare l’uso strumentale delle parole, trasformate in parole d’ordine funzionali a un “pensiero comune” obbligato.
Il libro mostra come dietro ogni neologismo, ogni slogan apparentemente progressista, si celi una forma sottile di disciplinamento mentale. Le “nuove abitudini” non servono solo a regolare i comportamenti, ma ad abituare progressivamente i cittadini alla rinuncia ad alcuni “beni” preziosissimi come la libertà di parola, di critica, di opposizione. È una normalizzazione che procede per piccoli passi, resa efficace proprio dalla sua pretesa di razionalità e buon senso.
Il secondo obiettivo del testo è più radicale: incoraggiare un atto di disobbedienza civile permanente. Non limitato al voto o alla militanza politica, ma esteso alla vita quotidiana. Disobbedire con il pensiero, con le parole, con il silenzio, con i comportamenti, con le azioni e perfino con le omissioni. Disobbedire, soprattutto, all’idea che esista un’unica possibilità legittima di interpretare il mondo.
Lo stile è coerente con l’impianto teorico: diretto, talvolta polemico, privo di mediazioni concilianti. IO DISOBBEDISCO non cerca di convincere tutti, né di offrire soluzioni pronte all’uso. È un libro che divide, che irrita, che costringe a prendere posizione. Ma proprio per questo si colloca in controtendenza rispetto a un panorama editoriale spesso prudente e autoreferenziale.
In definitiva, IO DISOBBEDISCO non è un manuale di ribellione, ma una chiamata alla responsabilità individuale. Ricorda che la libertà non è un bene garantito una volta per tutte, bensì una pratica fragile, che richiede vigilanza e, quando necessario, il coraggio di dire no. Anche — e soprattutto — quando quel no appare scomodo.
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