“Io sulle tracce del boss a Castelvetrano sono stato vittima di un errore mediatico”

La latitanza di Matteo Messina Denaro a quanto pare è costellata da depistaggi, indagini interrotte, fughe di notizie.
Uno dei casi emblematici che ad oggi pone numerosi interrogativi riguarda la storia del carabiniere Giuseppe Barcellona. Il militare, il quale era in servizio a Castelvetrano è stato al centro di una fuga di notizie che lo videro accusato per rivelazione di segreto d’ufficio. Una storia di trascrizioni di intercettazioni consegnate ad un suo ex superiore della Dia di Caltanissetta, senza aver seguito la procedura richiesta, che gli sono costati 23 giorni di carcere ed un processo. Nel frattempo una relazione di servizio dei Carabinieri del Ros di Palermo, è stata redatta in occasione della notifica del provvedimento della conclusione delle indagini preliminari in merito al processo ai danni del militare. Le informazioni su Messina Denaro erano state scritte a mano proprio da Barcellona su un foglio mostrato al capitano dei Ros. Nella informativa si evidenziava come il latitante indossava camicie e scarpe Alexander McQueen, acquistate in un particolare negozio a Palermo oppure in un altro a Trapani. Inoltre, per i suoi spostamenti avrebbe anche utilizzato alcuni cunicoli sotterranei di Castelvetrano, attraverso una porta d’ingresso dei bagni pubblici.

Cosa ne pensa della cattura di MMD?
Il primo pensiero è stato:”Finalmente…”. Il secondo è andato al mio collega e amico il maresciallo Filippo Salvi, che ha perso la vita il 12 luglio 2007, nell’adempimento del suo lavoro, che era la ricerca e cattura dell’ex primula rossa. Il terzo pensiero va a tutte le vittime di mafia e a tutti i colleghi che hanno sacrificato tempo e famiglie e che hanno creduto fino all’ultimo nella giustizia.

Pensa che la sua latitanza sia stata protetta da apparati dello Stato?
Non posso e non voglio credere che apparati dello Stato possano essere coinvolti nella lunga latitanza del boss. Se così non fosse, non continuerei a svolgere con amore la mia professione.

La sua vicenda si può chiamare errore?
La mia vicenda si può chiamare errore a livello mediatico. Sui giornali mi hanno giudicato per reati che non ho mai commesso e per i quali non sono mai stato accusato da nessuna procura. E questo è gravissimo. Il diritto alla cronaca non può in alcun modo ledere la dignità delle persone. E invece è successo. Hanno scritto falsità abnormi e senza mai preoccuparsi di rettificare, alla luce dei fatti realmente accaduti.

La latitanza di Matteo Messina Denaro a quanto pare è costellata da depistaggi, indagini interrotte, fughe di notizie.
Uno dei casi emblematici che ad oggi pone numerosi interrogativi riguarda la storia del carabiniere Giuseppe Barcellona. Il militare, il quale era in servizio a Castelvetrano è stato al centro di una fuga di notizie che lo videro accusato per rivelazione di segreto d’ufficio. Una storia di trascrizioni di intercettazioni consegnate ad un suo ex superiore della Dia di Caltanissetta, senza aver seguito la procedura richiesta, che gli sono costati 23 giorni di carcere ed un processo. Nel frattempo una relazione di servizio dei Carabinieri del Ros di Palermo, è stata redatta in occasione della notifica del provvedimento della conclusione delle indagini preliminari in merito al processo ai danni del militare. Le informazioni su Messina Denaro erano state scritte a mano proprio da Barcellona su un foglio mostrato al capitano dei Ros. Nella informativa si evidenziava come il latitante indossava camicie e scarpe Alexander McQueen, acquistate in un particolare negozio a Palermo oppure in un altro a Trapani. Inoltre, per i suoi spostamenti avrebbe anche utilizzato alcuni cunicoli sotterranei di Castelvetrano, attraverso una porta d’ingresso dei bagni pubblici.

Cosa ne pensa della cattura di MMD?
Il primo pensiero è stato:”Finalmente…”. Il secondo è andato al mio collega e amico il maresciallo Filippo Salvi, che ha perso la vita il 12 luglio 2007, nell’adempimento del suo lavoro, che era la ricerca e cattura dell’ex primula rossa. Il terzo pensiero va a tutte le vittime di mafia e a tutti i colleghi che hanno sacrificato tempo e famiglie e che hanno creduto fino all’ultimo nella giustizia.

Pensa che la sua latitanza sia stata protetta da apparati dello Stato?
Non posso e non voglio credere che apparati dello Stato possano essere coinvolti nella lunga latitanza del boss. Se così non fosse, non continuerei a svolgere con amore la mia professione.

La sua vicenda si può chiamare errore?
La mia vicenda si può chiamare errore a livello mediatico. Sui giornali mi hanno giudicato per reati che non ho mai commesso e per i quali non sono mai stato accusato da nessuna procura. E questo è gravissimo. Il diritto alla cronaca non può in alcun modo ledere la dignità delle persone. E invece è successo. Hanno scritto falsità abnormi e senza mai preoccuparsi di rettificare, alla luce dei fatti realmente accaduti.

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