Ipocrita chi manifesta e poi invia le armi

di Emanuela Dessi

Come si fa ad organizzare una manifestazione pacifista quando gli organizzatori sono coloro che hanno alimentato e fortemente voluto l’acuirsi dei conflitti? Come si fa ad essere credibili, se non agli occhi di qualche elettore “tifoso” e poco informato, quando si è fautori dell’aumento delle spese militari, quando si è più volte votato per l’invio delle armi in Ucraina, quando si è avallata qualunque forma sanzionatoria nei confronti dei cosiddetti paesi non allineati? Come si fa a tentare di darsi una nuova verginità politica quando fino a due mesi fa il TUO ministro degli esteri era quel Di Maio che dava del cane a Putin, lo stesso Di Maio che non ha mai intrapreso nemmeno una, dico UNA, iniziativa diplomatica per favorire l’interruzione del conflitto? Bisogna essere, appunto, particolarmente ipocriti ed opportunisti. Come Giuseppe Conte. L’uomo che dice di guardare alle fasce deboli del paese sembra non aver capito che le scelte fatte, prima come Premier e poi come leader del partito di maggioranza relativa, non sono assolutamente a difesa della tenuta socio economica del popolo italiano. La folle convinzione che le sanzioni avrebbero provocato una crisi della Russia e che le armi italiane avrebbero creato un ribaltamento dei rapporti di forza si è rivelata una scommessa persa. E l’abbiamo persa noi cittadini italiani Il mondo si sta scoprendo ogni giorno più multipolare e distante dalle imposizioni di un paese egemone che detta le regole del gioco. I paesi asiatici, Russia, India e soprattutto Cina, sono ormai le prime potenze mondiali ed insieme con gli altri paesi BRICS e gli stati sud e centro americani detengono il primato della produzione manifatturiera mondiale, di quella energetica ed alimentare oltre ad essere superiori, nettamente, come popolazione. Quando, nei mesi scorsi, insieme ad esponenti della politica nazionale, giornalisti ed intellettuali provammo a far capire l’urgenza di una trattativa di pace necessaria per evitare, oltre ai terribili scenari di guerra ed alle morti di innocenti, anche la polarizzazione dello scontro tra la NATO ed il resto del mondo siamo stati tacciati di “putinismo”, derisi, marginalizzati, esclusi d’imperio dal pubblico dibattito, soprattutto da coloro che oggi, cambiandosi velocemente d’abito come novelli Arturo Brachetti della politica, si ergono a pacifisti e organizzano i pullman per Roma. Peccato sia tardi. L’incapacità di avere una visione di geopolitica economica, l’impossibilità di avere le mani libere e la mancanza di coraggio, hanno reso l’Europa, un vaso di coccio tra pesanti vasi di ferro. La piazza di domani non servirà a nulla, se non a fagocitare, da parte degli ipocriti e degli opportunisti di cui sopra, la parte sana del mondo pacifista. Un operazione spregiudicata che credo sia giusto combattere e contrastare, partecipando alla costruzione di un vero fronte del dissenso, fortemente identitario e con obiettivi qualificanti, alternativo a quello che domani sfilerà in piazza.

di Emanuela Dessi

Come si fa ad organizzare una manifestazione pacifista quando gli organizzatori sono coloro che hanno alimentato e fortemente voluto l’acuirsi dei conflitti? Come si fa ad essere credibili, se non agli occhi di qualche elettore “tifoso” e poco informato, quando si è fautori dell’aumento delle spese militari, quando si è più volte votato per l’invio delle armi in Ucraina, quando si è avallata qualunque forma sanzionatoria nei confronti dei cosiddetti paesi non allineati? Come si fa a tentare di darsi una nuova verginità politica quando fino a due mesi fa il TUO ministro degli esteri era quel Di Maio che dava del cane a Putin, lo stesso Di Maio che non ha mai intrapreso nemmeno una, dico UNA, iniziativa diplomatica per favorire l’interruzione del conflitto? Bisogna essere, appunto, particolarmente ipocriti ed opportunisti. Come Giuseppe Conte. L’uomo che dice di guardare alle fasce deboli del paese sembra non aver capito che le scelte fatte, prima come Premier e poi come leader del partito di maggioranza relativa, non sono assolutamente a difesa della tenuta socio economica del popolo italiano. La folle convinzione che le sanzioni avrebbero provocato una crisi della Russia e che le armi italiane avrebbero creato un ribaltamento dei rapporti di forza si è rivelata una scommessa persa. E l’abbiamo persa noi cittadini italiani Il mondo si sta scoprendo ogni giorno più multipolare e distante dalle imposizioni di un paese egemone che detta le regole del gioco. I paesi asiatici, Russia, India e soprattutto Cina, sono ormai le prime potenze mondiali ed insieme con gli altri paesi BRICS e gli stati sud e centro americani detengono il primato della produzione manifatturiera mondiale, di quella energetica ed alimentare oltre ad essere superiori, nettamente, come popolazione. Quando, nei mesi scorsi, insieme ad esponenti della politica nazionale, giornalisti ed intellettuali provammo a far capire l’urgenza di una trattativa di pace necessaria per evitare, oltre ai terribili scenari di guerra ed alle morti di innocenti, anche la polarizzazione dello scontro tra la NATO ed il resto del mondo siamo stati tacciati di “putinismo”, derisi, marginalizzati, esclusi d’imperio dal pubblico dibattito, soprattutto da coloro che oggi, cambiandosi velocemente d’abito come novelli Arturo Brachetti della politica, si ergono a pacifisti e organizzano i pullman per Roma. Peccato sia tardi. L’incapacità di avere una visione di geopolitica economica, l’impossibilità di avere le mani libere e la mancanza di coraggio, hanno reso l’Europa, un vaso di coccio tra pesanti vasi di ferro. La piazza di domani non servirà a nulla, se non a fagocitare, da parte degli ipocriti e degli opportunisti di cui sopra, la parte sana del mondo pacifista. Un operazione spregiudicata che credo sia giusto combattere e contrastare, partecipando alla costruzione di un vero fronte del dissenso, fortemente identitario e con obiettivi qualificanti, alternativo a quello che domani sfilerà in piazza.

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