Iran in sciopero e ora il regime può abolire la polizia morale

La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran – quell’organo istituzionale che fa rispettare i precetti del buon costume islamico alla popolazione (in particolare alle donne) – non è stata ancora confermata.
Durante il fine settimana infatti, dopo che il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri, un esponente di spicco del regime, ha detto all’agenzia di stampa iraniana ISNA che il Governo aveva abolito la polizia religiosa e che stava addirittura pensando di modificare la legge sulla hijab, si è scatenato il dibattito.
Non è, però, la magistratura ma il ministero dell’Interno ad avere la competenza di una tale decisione, e dal governo, al momento, non è arrivata alcuna conferma ufficiale.
Una strana circostanza che fa pensare si tratti di una proposta work in progress, oppure, di una manovra per osservare la reazione dei cittadini.
Uno dei motivi delle rivolte infatti, è stato, fin da subito, la temutissima polizia morale, la stessa che lo scorso 16 settembre ha fermato e incarcerato la giovane ragazza curda Mahsa Amini, morta poche ore dopo.
Da allora il Paese è a ferro e fuoco: caos e sommosse dal basso, e dall’alto una repressione dura e intransigente con ulteriori sparizioni, omicidi e arresti.
A settembre i manifestanti chiedevano l’abolizione della polizia morale, ma col passare del tempo hanno alzato la posta, iniziando a parlare di fine del regime e dell’instaurazione di un sistema democratico.
Visto e considerato che l’esasperazione popolare iraniana ha attirato su di sé una grande attenzione mediatica da tutto il mondo, è plausibile che il Governo stia cercando di trovare un compromesso che ripristini l’ordine pubblico, forse addirittura una sorta di contentino, di specchio per le allodole. E questo nutre la diffidenza e la paura dei cittadini.
La polizia morale è un organo che da decenni controlla e perseguita le donne: fu istituita nel 2005 dal Consiglio supremo della rivoluzione culturale, su volontà dell’allora presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad.
Nonostante questo, non ha mai seguito delle direttive assolute. Le regole sul decoro sono sempre state piuttosto flessibili, con le autorità a stabilire come e quanto imporre il velo, e quanto potere dare al servizio di sicurezza.
Come è facile immaginare, con governi riformatori le regole si allentano; con governi conservatori si fanno più rigide.
Il presidente Raisi, nei mesi precedenti alle proteste, aveva dato mandato alla polizia religiosa di far rispettare le regole sul velo e sui costumi islamici in maniera estremamente stringente, cosa che aveva contribuito a montare il malcontento nella popolazione.
In ogni caso, il dibattito scaturito e l’ipotesi secondo cui il regime starebbe valutando come assecondare le richieste, è un segnale positivo di cambiamento, la conferma che nessuna dittatura e nessun ordine costituito sia perenne e immutabile.
Tuttavia, è bene sottolineare, così come ha fatto su Twitter l’attivista per i diritti umani Shadi Sadr, che anche se la polizia morale sarà abolita il velo rimarrà obbligatorio, e il suo utilizzo “potrà essere imposto con altri metodi, come l’espulsione dalle università e dalle scuole”. Lo stesso Montazeri ci ha tenuto a specificare che i i tribunali religiosi rimarranno attivi. Nel frattempo, ieri mattina in Iran è cominciato uno sciopero economico di tre giorni indetto dai manifestanti, per aumentare la pressione sulle autorità e, lentamente, andare verso la caduta del regime.
Mercoledì prossimo una manifestazione in piazza Azadi a Teheran e l’appello a tutti i commercianti di chiudere le saracinesche e mobilitarsi. In questo scenario di cambiamento si aggrava il bilancio della repressione governativa: secondo diversi gruppi per i diritti umani si è arrivati ad almeno 470 morti di cui 64 minorenni.

La notizia dell’abolizione della polizia morale in Iran – quell’organo istituzionale che fa rispettare i precetti del buon costume islamico alla popolazione (in particolare alle donne) – non è stata ancora confermata.
Durante il fine settimana infatti, dopo che il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri, un esponente di spicco del regime, ha detto all’agenzia di stampa iraniana ISNA che il Governo aveva abolito la polizia religiosa e che stava addirittura pensando di modificare la legge sulla hijab, si è scatenato il dibattito.
Non è, però, la magistratura ma il ministero dell’Interno ad avere la competenza di una tale decisione, e dal governo, al momento, non è arrivata alcuna conferma ufficiale.
Una strana circostanza che fa pensare si tratti di una proposta work in progress, oppure, di una manovra per osservare la reazione dei cittadini.
Uno dei motivi delle rivolte infatti, è stato, fin da subito, la temutissima polizia morale, la stessa che lo scorso 16 settembre ha fermato e incarcerato la giovane ragazza curda Mahsa Amini, morta poche ore dopo.
Da allora il Paese è a ferro e fuoco: caos e sommosse dal basso, e dall’alto una repressione dura e intransigente con ulteriori sparizioni, omicidi e arresti.
A settembre i manifestanti chiedevano l’abolizione della polizia morale, ma col passare del tempo hanno alzato la posta, iniziando a parlare di fine del regime e dell’instaurazione di un sistema democratico.
Visto e considerato che l’esasperazione popolare iraniana ha attirato su di sé una grande attenzione mediatica da tutto il mondo, è plausibile che il Governo stia cercando di trovare un compromesso che ripristini l’ordine pubblico, forse addirittura una sorta di contentino, di specchio per le allodole. E questo nutre la diffidenza e la paura dei cittadini.
La polizia morale è un organo che da decenni controlla e perseguita le donne: fu istituita nel 2005 dal Consiglio supremo della rivoluzione culturale, su volontà dell’allora presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad.
Nonostante questo, non ha mai seguito delle direttive assolute. Le regole sul decoro sono sempre state piuttosto flessibili, con le autorità a stabilire come e quanto imporre il velo, e quanto potere dare al servizio di sicurezza.
Come è facile immaginare, con governi riformatori le regole si allentano; con governi conservatori si fanno più rigide.
Il presidente Raisi, nei mesi precedenti alle proteste, aveva dato mandato alla polizia religiosa di far rispettare le regole sul velo e sui costumi islamici in maniera estremamente stringente, cosa che aveva contribuito a montare il malcontento nella popolazione.
In ogni caso, il dibattito scaturito e l’ipotesi secondo cui il regime starebbe valutando come assecondare le richieste, è un segnale positivo di cambiamento, la conferma che nessuna dittatura e nessun ordine costituito sia perenne e immutabile.
Tuttavia, è bene sottolineare, così come ha fatto su Twitter l’attivista per i diritti umani Shadi Sadr, che anche se la polizia morale sarà abolita il velo rimarrà obbligatorio, e il suo utilizzo “potrà essere imposto con altri metodi, come l’espulsione dalle università e dalle scuole”. Lo stesso Montazeri ci ha tenuto a specificare che i i tribunali religiosi rimarranno attivi. Nel frattempo, ieri mattina in Iran è cominciato uno sciopero economico di tre giorni indetto dai manifestanti, per aumentare la pressione sulle autorità e, lentamente, andare verso la caduta del regime.
Mercoledì prossimo una manifestazione in piazza Azadi a Teheran e l’appello a tutti i commercianti di chiudere le saracinesche e mobilitarsi. In questo scenario di cambiamento si aggrava il bilancio della repressione governativa: secondo diversi gruppi per i diritti umani si è arrivati ad almeno 470 morti di cui 64 minorenni.

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