Israele, Ben-Gvir imbarazza Netanyahu La visita alla Spianata e il rischio Intifada

La provocazione del ministro della Sicurezza nazionale d’Israele, Itamar Ben Gvir, di recarsi sulla Spianata delle moschee di Gerusalemme (Monte del Tempio per gli israeliani) potrebbe scatenare una nuova Intifada palestinese. Intanto mette non poco in imbarazzo il premier Netanyahu. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, su richiesta di Emirati Arabi Uniti e Cina – per conto delle missioni Onu palestinese e giordana – è stato convocato per oggi. E mentre la comunità internazionale condanna la provocazione di Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere ebraico), a quanto pare Israele starebbe cercando di impedire la riunione del Consiglio di sicurezza Onu. Così come di ostacolare l’adozione di una decisione o la pubblicazione di una dichiarazione a nome dei membri del Consiglio, secondo quanto riporta il Jerusalem Post.
Berlino dal canto suo si aggiunge alle nazioni che hanno condannato il gesto – a partire dalla Giordania, che ha l’autorità religiosa sul sito – e definisce la visita di Ben Gvir “una provocazione ed è per questo che respingiamo questa azione senza mezzi termini”. Lo ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri tedesco. Il portavoce ha messo in guardia dal compiere passi unilaterali che possono mettere in pericolo lo status quo storico del luogo sacro e ha auspicato che il nuovo governo israeliano eviti ulteriori “provocazioni deliberate”. Anche la Turchia, in una dichiarazione congiunta con il Qatar, condanna l’azione “provocatoria di Israele alla moschea di al-Aqsa”, il terzo principale luogo sacro per i musulmani.
Noto per le sue posizioni anti-palestinesi, Ben Gvir si è fatto scortare da decine di agenti per passeggiare sulla Spianata dichiarando che “il Monte del Tempio è il luogo più importante per il popolo di Israele”. Per poi sottolineare che “noi garantiamo la libertà di movimento per i musulmani e per i cristiani, e anche gli ebrei saliranno sul Monte del Tempo. E per chi si opporrà ci sarà il pugno di ferro”. Il nodo è che il luogo gode di uno status quo riconosciuto dall’Unesco, che nel 2016 aveva espresso una risoluzione per condannare l’arrivo nel luogo sacro per i musulmani di integralisti ebrei travestiti da turisti per creare disordini, come pure scavi sotto il complesso (dove gli ebrei ortodossi ritengono vi sia la sala con l’Arca dell’Alleanza) e la costruzione di infrastrutture. In pratica non è permesso agli ebrei di pregare nei posti sacri ai musulmani, e viceversa. il premier Netanyahu ha garantito l’intenzione di mantenere lo status quo, ma il rischio è che ne vada della tenuta del governo. “Sono determinato a mantenere strettamente lo status quo”, ha dichiarato. Tuttavia non si tratta della prima visita/provocazione. La fece nel 2000 il premier Ariel Sharon, scatenando la Seconda Intifada che in cinque anni costò la vita di 1.062 israeliani e 5.500 palestinesi. Più realista il leader dell’opposizione ed ex premier Yair Lapid: “Ecco cosa succede quando un primo ministro debole è costretto a dare responsabilità alla persona più irresponsabile del Medio Oriente nel luogo più esplosivo del Medio Oriente”, ha affermato.
In effetti, l’ingombrante presenza di Ben Gvir sarà un problema continuo per Netanyahu, costretto a tenersi stretto il leader di estrema destra, che peraltro ha chiesto l’espulsione degli arabi residenti in Israele che non sono fedeli allo Stato ebraico.
Il timore dei palestinesi è che il nuovo esecutivo israeliano, il più a destra di sempre, punti a un’azione di forza per cambiare lo status della Spianata, dove si trova appunto la moschea di al-Aqsa, che ad oggi prevede l’accesso libero per i musulmani che vogliono pregare, mentre per gli ebrei è possibile un accesso singolo, con un percorso ad hoc e accompagnati dalla polizia che impedisce preghiere ed esibizione di bandiere o simboli religiosi.

La provocazione del ministro della Sicurezza nazionale d’Israele, Itamar Ben Gvir, di recarsi sulla Spianata delle moschee di Gerusalemme (Monte del Tempio per gli israeliani) potrebbe scatenare una nuova Intifada palestinese. Intanto mette non poco in imbarazzo il premier Netanyahu. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, su richiesta di Emirati Arabi Uniti e Cina – per conto delle missioni Onu palestinese e giordana – è stato convocato per oggi. E mentre la comunità internazionale condanna la provocazione di Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere ebraico), a quanto pare Israele starebbe cercando di impedire la riunione del Consiglio di sicurezza Onu. Così come di ostacolare l’adozione di una decisione o la pubblicazione di una dichiarazione a nome dei membri del Consiglio, secondo quanto riporta il Jerusalem Post.
Berlino dal canto suo si aggiunge alle nazioni che hanno condannato il gesto – a partire dalla Giordania, che ha l’autorità religiosa sul sito – e definisce la visita di Ben Gvir “una provocazione ed è per questo che respingiamo questa azione senza mezzi termini”. Lo ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri tedesco. Il portavoce ha messo in guardia dal compiere passi unilaterali che possono mettere in pericolo lo status quo storico del luogo sacro e ha auspicato che il nuovo governo israeliano eviti ulteriori “provocazioni deliberate”. Anche la Turchia, in una dichiarazione congiunta con il Qatar, condanna l’azione “provocatoria di Israele alla moschea di al-Aqsa”, il terzo principale luogo sacro per i musulmani.
Noto per le sue posizioni anti-palestinesi, Ben Gvir si è fatto scortare da decine di agenti per passeggiare sulla Spianata dichiarando che “il Monte del Tempio è il luogo più importante per il popolo di Israele”. Per poi sottolineare che “noi garantiamo la libertà di movimento per i musulmani e per i cristiani, e anche gli ebrei saliranno sul Monte del Tempo. E per chi si opporrà ci sarà il pugno di ferro”. Il nodo è che il luogo gode di uno status quo riconosciuto dall’Unesco, che nel 2016 aveva espresso una risoluzione per condannare l’arrivo nel luogo sacro per i musulmani di integralisti ebrei travestiti da turisti per creare disordini, come pure scavi sotto il complesso (dove gli ebrei ortodossi ritengono vi sia la sala con l’Arca dell’Alleanza) e la costruzione di infrastrutture. In pratica non è permesso agli ebrei di pregare nei posti sacri ai musulmani, e viceversa. il premier Netanyahu ha garantito l’intenzione di mantenere lo status quo, ma il rischio è che ne vada della tenuta del governo. “Sono determinato a mantenere strettamente lo status quo”, ha dichiarato. Tuttavia non si tratta della prima visita/provocazione. La fece nel 2000 il premier Ariel Sharon, scatenando la Seconda Intifada che in cinque anni costò la vita di 1.062 israeliani e 5.500 palestinesi. Più realista il leader dell’opposizione ed ex premier Yair Lapid: “Ecco cosa succede quando un primo ministro debole è costretto a dare responsabilità alla persona più irresponsabile del Medio Oriente nel luogo più esplosivo del Medio Oriente”, ha affermato.
In effetti, l’ingombrante presenza di Ben Gvir sarà un problema continuo per Netanyahu, costretto a tenersi stretto il leader di estrema destra, che peraltro ha chiesto l’espulsione degli arabi residenti in Israele che non sono fedeli allo Stato ebraico.
Il timore dei palestinesi è che il nuovo esecutivo israeliano, il più a destra di sempre, punti a un’azione di forza per cambiare lo status della Spianata, dove si trova appunto la moschea di al-Aqsa, che ad oggi prevede l’accesso libero per i musulmani che vogliono pregare, mentre per gli ebrei è possibile un accesso singolo, con un percorso ad hoc e accompagnati dalla polizia che impedisce preghiere ed esibizione di bandiere o simboli religiosi.

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