Israele, il governo Bennet va sotto sui coloni in Cisgiordania

La legge, votata dalla Knesset, è stata bocciata con 58 no e 52 sì. Ora si tenterà una nuova votazione, sulla quale il premier quasi certamente porrà la questione di fiducia

Il governo israeliano guidato da Naftali Bennet è stato sconfitto nel voto, svoltosi ieri sera al parlamento israeliano, sul rinnovamento delle norme aventi ad oggetto i residenti negli insediamenti dei coloni ebraici in Cisgiordania.

Quello che in molti hanno definito come un vero e proprio schiaffo al premier Bennet, si è consumato alla Knesset, dove la maggioranza di coalizione, già piuttosto fragile, è andata sotto di sei voti (quattro deputati erano assenti e due hanno votato con l’opposizione): la  spinosa normativa in discussione, dunque, è stata respinta con 58 no contro 52 sì.

Dopo la bocciatura di ieri in prima lettura, c’è però un’altra possibilità che la legge passi: il governo, a tal fine, ha tempo fino al primo luglio per convocare un’altra votazione. Occasione questa in cui, secondo i media e gli esperti, Bennet potrebbe decidere di porre la fiducia sul testo per farlo passare. Anche perché a rischio non c’è solo la legge in questione ma anche la tenuta stessa del governo, come del resto sottolineato anche dal ministro della Giustizia Saar (leader del partito di destra Nuova Speranza).

Il meccanismo del voto di fiducia, come sanno bene gli italiani che negli ultimi anni lo hanno visto utilizzare in molte occasioni dai vari governi che si sono succeduti, viene messo la maggior parte delle volte in atto quando la maggioranza che sostiene il premier è composta da coalizioni non sempre autosufficienti.

Nel caso specifico di Israele, il governo guidato da Bennet è come detto sostenuto da una maggioranza piuttosto fragile, che dispone di 60 seggi sui 120 totali della Knesset. E il voto di ieri sera, già prima del pronunciamento della parlamento era stato da più parti definito come un banco di prova per la sopravvivenza dell’esecutivo di Tel Aviv.

La legge sui coloni in Cisgiordania, infatti, riguarda un argomento tradizionalmente molto sentito, sul quale quindi ci si attendeva un consenso trasversale in Parlamento, specialmente dal Likud di Nenanyahu, L’ex premier, però, sta tentando di sfruttarlo per far cadere Bennet. A fronte di tale dato di fatto, va detto che anche anche all’interno della coalizione di maggioranza sono state riscontrate diverse resistenze, soprattutto da parte del partito arabo islamista di Mansour Abbas, che con i suoi 4 deputati rappresenta l’ago della bilancia.

Tutto, quindi è ancora aperto. E non solo per la legge sui coloni, ma per la permanenza in carica dell’intero esecutivo di Tel Aviv.

La legge, votata dalla Knesset, è stata bocciata con 58 no e 52 sì. Ora si tenterà una nuova votazione, sulla quale il premier quasi certamente porrà la questione di fiducia

Il governo israeliano guidato da Naftali Bennet è stato sconfitto nel voto, svoltosi ieri sera al parlamento israeliano, sul rinnovamento delle norme aventi ad oggetto i residenti negli insediamenti dei coloni ebraici in Cisgiordania.

Quello che in molti hanno definito come un vero e proprio schiaffo al premier Bennet, si è consumato alla Knesset, dove la maggioranza di coalizione, già piuttosto fragile, è andata sotto di sei voti (quattro deputati erano assenti e due hanno votato con l’opposizione): la  spinosa normativa in discussione, dunque, è stata respinta con 58 no contro 52 sì.

Dopo la bocciatura di ieri in prima lettura, c’è però un’altra possibilità che la legge passi: il governo, a tal fine, ha tempo fino al primo luglio per convocare un’altra votazione. Occasione questa in cui, secondo i media e gli esperti, Bennet potrebbe decidere di porre la fiducia sul testo per farlo passare. Anche perché a rischio non c’è solo la legge in questione ma anche la tenuta stessa del governo, come del resto sottolineato anche dal ministro della Giustizia Saar (leader del partito di destra Nuova Speranza).

Il meccanismo del voto di fiducia, come sanno bene gli italiani che negli ultimi anni lo hanno visto utilizzare in molte occasioni dai vari governi che si sono succeduti, viene messo la maggior parte delle volte in atto quando la maggioranza che sostiene il premier è composta da coalizioni non sempre autosufficienti.

Nel caso specifico di Israele, il governo guidato da Bennet è come detto sostenuto da una maggioranza piuttosto fragile, che dispone di 60 seggi sui 120 totali della Knesset. E il voto di ieri sera, già prima del pronunciamento della parlamento era stato da più parti definito come un banco di prova per la sopravvivenza dell’esecutivo di Tel Aviv.

La legge sui coloni in Cisgiordania, infatti, riguarda un argomento tradizionalmente molto sentito, sul quale quindi ci si attendeva un consenso trasversale in Parlamento, specialmente dal Likud di Nenanyahu, L’ex premier, però, sta tentando di sfruttarlo per far cadere Bennet. A fronte di tale dato di fatto, va detto che anche anche all’interno della coalizione di maggioranza sono state riscontrate diverse resistenze, soprattutto da parte del partito arabo islamista di Mansour Abbas, che con i suoi 4 deputati rappresenta l’ago della bilancia.

Tutto, quindi è ancora aperto. E non solo per la legge sui coloni, ma per la permanenza in carica dell’intero esecutivo di Tel Aviv.

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