Istantanea di Governo

Tutto pronto per il Meloni 1. Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, il 20 ottobre, saliranno insieme al Colle e non divisi, come ipotizzato fino a qualche giorno fa. La pace, auspicata da tutti avviene dopo un colloquio durato oltre un’ora e con uno scatto davanti agli occhi dei numerosi fotografi. I sorrisi a trentadue denti valgono più di mille parole.

A tranquillizzare i sostenitori del centrodestra è proprio quel Cav, finito al centro delle polemiche per il siparietto col neo presidente del Senato La Russa e per il pizzino dove avrebbe descritto la leader di Fdi con aggettivi poco gradevoli. “Ho incontrato Giorgia – scrive l’ex premier su Facebook dopo il colloquio in via della Scrofa, sede nazionale di Fdi. Stiamo lavorando insieme per dare il più presto possibile all’Italia un governo forte, coeso e di alto profilo che sappia affrontare le urgenze, a partire dal caro energia”. L’obiettivo, quindi, è non perdere altro tempo prezioso per il Paese.

A sbloccare il tutto, però, sarebbero state le garanzie su cinque ministeri destinati agli azzurri. La tanto discussa Licia Ronzulli resta fuori dal nuovo esecutivo, mentre dovrebbero rientrare Antonio Tajani, quasi sicuramente vice premier, Alessandro Cattaneo alla Pa e Annamaria Bernini. A contendersi le restanti caselle sarebbero in pole l’ex presidente del Senato Maria Alberta Casellati (ancora in corsa per la Giustiza) e il sottosegretario Gilberto Pichetto Fratin, che dovrebbe prendere il posto di Cingolani alla Transizione Ecologica.

La trattativa, comunque, si sarebbe sbloccata già dalle prime ore del mattino, soprattutto grazie all’intermediazione degli storici consiglieri di Palazzo Grazioli Gianni Letta e Fedele Confalonieri, quest’ultimo da mesi simpatizzante della Meloni. Gli amici di sempre del presidente del Monza lo avrebbero convinto a rivedere le posizioni, evitando così di mettere a rischio il risultato ottenuto dalla coalizione il 25 settembre. In tal senso, già nel weekend, era arrivata più di qualche semplice indicazione anche dalla famiglia dell’ex premier. Marina e Silvio avrebbero spinto il padre a considerare gli interessi di un impero, che viene prima della politica. Lo avrebbero, inoltre, messo in guardia da quella “cerchia”, che secondo alcuni, come vocifera l’esponente di Coraggio Italia ed ex fedelissima Michaela Biancofiore a La7, da anni condiziona in negativo le scelte del presidente più votato dal centrodestra e non solo.

Il vero timore di Arcore, come rivelano i più era una spaccatura, che nei fatti avrebbe sancito la fine definitiva dei berluscones. In caso di rottura tra Silvio e Giorgia, mezzo partito avrebbe lasciato la casa madre per formare un soggetto politico di governo. Per dirla in breve, un nuovo caso Alfano, ovvero un incubo da evitare a tutti i costi.

Nel partito della Meloni, invece, avrebbero contribuito a spegnere i fuochi, il designato titolare del Mise Guido Crosetto e soprattutto Ignazio La Russa. Quest’ultimo, pur in seconda fila, per il suo ruolo istituzionale, avrebbe dato un contributo fondamentale per la pace. Soddisfatti, intanto, tutti gli uomini e le donne di peso di Fdi. Un segnale evidente le dichiarazioni di Francesco Lollobrigida: “Gli sciacalli – sostiene – sono rimasti senza pasto. Abbiamo un progetto per rilanciare questa nazione. Le persone che verranno scelte per il governo saranno di grande qualità e spessore. Non sarà un esecutivo di bilancini”. Circola entusiasmo anche negli ambienti leghisti. Matteo Salvini, resuscitato come il pacificatore, oltre a prendersi le tanto ambite Infrastrutture, si candida a essere di nuovo protagonista. Il Carroccio, tra Finanze e Interno, è quello che ha ottenuto il bottino più importante. Adesso, però, la vera impresa sarà contenere l’ira di chi sarà sacrificato per conservare gli equilibri. A parte Adolfo Urso alla Difesa e Raffaele Fitto ai rapporti con l’Europa, tra i meloniani nessuno è sicuro al cento per cento. La partita, salvo imprevisti, dovrebbe essere chiusa entro la prossima settimana, ma nessuno può permettersi di abbassare la guardia, considerando che fino al giorno del voto il centrodestra non sempre si è mostrato compatto. L’operazione governo parte davvero. Non si possono più commettere errori e passi falsi che nessuno comprenderebbe. 

Tutto pronto per il Meloni 1. Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, il 20 ottobre, saliranno insieme al Colle e non divisi, come ipotizzato fino a qualche giorno fa. La pace, auspicata da tutti avviene dopo un colloquio durato oltre un’ora e con uno scatto davanti agli occhi dei numerosi fotografi. I sorrisi a trentadue denti valgono più di mille parole.

A tranquillizzare i sostenitori del centrodestra è proprio quel Cav, finito al centro delle polemiche per il siparietto col neo presidente del Senato La Russa e per il pizzino dove avrebbe descritto la leader di Fdi con aggettivi poco gradevoli. “Ho incontrato Giorgia – scrive l’ex premier su Facebook dopo il colloquio in via della Scrofa, sede nazionale di Fdi. Stiamo lavorando insieme per dare il più presto possibile all’Italia un governo forte, coeso e di alto profilo che sappia affrontare le urgenze, a partire dal caro energia”. L’obiettivo, quindi, è non perdere altro tempo prezioso per il Paese.

A sbloccare il tutto, però, sarebbero state le garanzie su cinque ministeri destinati agli azzurri. La tanto discussa Licia Ronzulli resta fuori dal nuovo esecutivo, mentre dovrebbero rientrare Antonio Tajani, quasi sicuramente vice premier, Alessandro Cattaneo alla Pa e Annamaria Bernini. A contendersi le restanti caselle sarebbero in pole l’ex presidente del Senato Maria Alberta Casellati (ancora in corsa per la Giustiza) e il sottosegretario Gilberto Pichetto Fratin, che dovrebbe prendere il posto di Cingolani alla Transizione Ecologica.

La trattativa, comunque, si sarebbe sbloccata già dalle prime ore del mattino, soprattutto grazie all’intermediazione degli storici consiglieri di Palazzo Grazioli Gianni Letta e Fedele Confalonieri, quest’ultimo da mesi simpatizzante della Meloni. Gli amici di sempre del presidente del Monza lo avrebbero convinto a rivedere le posizioni, evitando così di mettere a rischio il risultato ottenuto dalla coalizione il 25 settembre. In tal senso, già nel weekend, era arrivata più di qualche semplice indicazione anche dalla famiglia dell’ex premier. Marina e Silvio avrebbero spinto il padre a considerare gli interessi di un impero, che viene prima della politica. Lo avrebbero, inoltre, messo in guardia da quella “cerchia”, che secondo alcuni, come vocifera l’esponente di Coraggio Italia ed ex fedelissima Michaela Biancofiore a La7, da anni condiziona in negativo le scelte del presidente più votato dal centrodestra e non solo.

Il vero timore di Arcore, come rivelano i più era una spaccatura, che nei fatti avrebbe sancito la fine definitiva dei berluscones. In caso di rottura tra Silvio e Giorgia, mezzo partito avrebbe lasciato la casa madre per formare un soggetto politico di governo. Per dirla in breve, un nuovo caso Alfano, ovvero un incubo da evitare a tutti i costi.

Nel partito della Meloni, invece, avrebbero contribuito a spegnere i fuochi, il designato titolare del Mise Guido Crosetto e soprattutto Ignazio La Russa. Quest’ultimo, pur in seconda fila, per il suo ruolo istituzionale, avrebbe dato un contributo fondamentale per la pace. Soddisfatti, intanto, tutti gli uomini e le donne di peso di Fdi. Un segnale evidente le dichiarazioni di Francesco Lollobrigida: “Gli sciacalli – sostiene – sono rimasti senza pasto. Abbiamo un progetto per rilanciare questa nazione. Le persone che verranno scelte per il governo saranno di grande qualità e spessore. Non sarà un esecutivo di bilancini”. Circola entusiasmo anche negli ambienti leghisti. Matteo Salvini, resuscitato come il pacificatore, oltre a prendersi le tanto ambite Infrastrutture, si candida a essere di nuovo protagonista. Il Carroccio, tra Finanze e Interno, è quello che ha ottenuto il bottino più importante. Adesso, però, la vera impresa sarà contenere l’ira di chi sarà sacrificato per conservare gli equilibri. A parte Adolfo Urso alla Difesa e Raffaele Fitto ai rapporti con l’Europa, tra i meloniani nessuno è sicuro al cento per cento. La partita, salvo imprevisti, dovrebbe essere chiusa entro la prossima settimana, ma nessuno può permettersi di abbassare la guardia, considerando che fino al giorno del voto il centrodestra non sempre si è mostrato compatto. L’operazione governo parte davvero. Non si possono più commettere errori e passi falsi che nessuno comprenderebbe. 

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