Istat, la disoccupazione scende al 9%

Cala il numero dei disoccupati in Italia, lo rende noto l’Istat che attesta al 9% la percentuale di disoccupazione, fermando l’indice dell’occupazione al 59%, sostanzialmente stabile rispetto alle rilevazioni precedenti. Un dato in grado di riportare il Paese ai livelli pre Covid. In sintesi, spiega l’Istituto di statistica, a dicembre 2021 la sostanziale stabilità degli occupati e degli inattivi rispetto al mese precedente si associa alla diminuzione dei disoccupati. Aumenta il numero di occupati tra le donne, i dipendenti a termine e le persone con meno di 50 anni d’età e diminuisce tra gli uomini, gli autonomi e gli ultra 50enni.

Il confronto con il 2020 riporta un segno positivo (+2,4%) in termini di numero di occupati a dicembre 2021 rispetto a quello di dicembre 2020 (+540mila unità). Stabilli i lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Il tasso di occupazione – in aumento di 1,9 punti percentuali – sale infatti per tutte le classi di età. Rispetto a dicembre 2020, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-7,6%, pari a -184mila unità) che quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-4,7%, pari a -653mila).

Se si confronta il trimestre ottobre-dicembre 2021 con quello precedente (luglio-settembre), si può osservare un livello di occupazione più elevato dello 0,3%, con un aumento di 70mila occupati. E la crescita dell’occupazione nel confronto trimestrale si associa anche al dato sostanzialmente stabile delle persone in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione scende, dunque, al 9% e al di sotto del 27% tra i giovani, frutto principalmente dell’aumento del numero delle donne occupate ma anche di una generale diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-1,3%, pari a -29mila unità rispetto a novembre). Unica eccezione il dato relativo alle persone comprese tra i 35 e i 50 anni.

Anche sugli inattivi la relazione Istat rilancia percentuali confortanti, considerato che si parla di una sostanziale stabilità del dato (35,1%), in particolare tra i 15 e i 64 anni, anche in questo caso con una diminuzione tra le donne e le persone inferiori a 50 anni e l’aumento per i maschi e gli over 50.

Cala il numero dei disoccupati in Italia, lo rende noto l’Istat che attesta al 9% la percentuale di disoccupazione, fermando l’indice dell’occupazione al 59%, sostanzialmente stabile rispetto alle rilevazioni precedenti. Un dato in grado di riportare il Paese ai livelli pre Covid. In sintesi, spiega l’Istituto di statistica, a dicembre 2021 la sostanziale stabilità degli occupati e degli inattivi rispetto al mese precedente si associa alla diminuzione dei disoccupati. Aumenta il numero di occupati tra le donne, i dipendenti a termine e le persone con meno di 50 anni d’età e diminuisce tra gli uomini, gli autonomi e gli ultra 50enni.

Il confronto con il 2020 riporta un segno positivo (+2,4%) in termini di numero di occupati a dicembre 2021 rispetto a quello di dicembre 2020 (+540mila unità). Stabilli i lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Il tasso di occupazione – in aumento di 1,9 punti percentuali – sale infatti per tutte le classi di età. Rispetto a dicembre 2020, diminuisce sia il numero di persone in cerca di lavoro (-7,6%, pari a -184mila unità) che quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-4,7%, pari a -653mila).

Se si confronta il trimestre ottobre-dicembre 2021 con quello precedente (luglio-settembre), si può osservare un livello di occupazione più elevato dello 0,3%, con un aumento di 70mila occupati. E la crescita dell’occupazione nel confronto trimestrale si associa anche al dato sostanzialmente stabile delle persone in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione scende, dunque, al 9% e al di sotto del 27% tra i giovani, frutto principalmente dell’aumento del numero delle donne occupate ma anche di una generale diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-1,3%, pari a -29mila unità rispetto a novembre). Unica eccezione il dato relativo alle persone comprese tra i 35 e i 50 anni.

Anche sugli inattivi la relazione Istat rilancia percentuali confortanti, considerato che si parla di una sostanziale stabilità del dato (35,1%), in particolare tra i 15 e i 64 anni, anche in questo caso con una diminuzione tra le donne e le persone inferiori a 50 anni e l’aumento per i maschi e gli over 50.

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