“Italia, così tradisci il Patto sul clima di Glasgow”

Il gruppo di ricerca Cat contro i nuovi progetti sul gas: “Così si rischia il riscaldamento globale irreversibile”

Oltre a quelle degli ambientalisti e dei produttori di rinnovabili, arrivano al governo italiano anche le critiche di CAT (Climate Action Tracker), gruppo di ricerca indipendente che svolge un continuo monitoraggio delle azioni dei Paesi riguardo ai cambiamenti climatici. Nell’ultimo report rilasciato, Cat lancia un allarme sull’attuale programmazione energetica di alcuni Paesi, in primis l’Italia. La guerra in Ucraina ha causato una “corsa all’oro” per nuovi progetti di combustibili fossili, minacciando di mantenere il mondo in un riscaldamento globale irreversibile. L’impennata dei prezzi dell’energia sulla scia dell’invasione russa in Ucraina ha causato maggiori investimenti in petrolio e gas. Nel rapporto vengono definiti “una pletora di nuovi progetti sul gas”, molti dei quali non saranno realizzati in tempo per combattere l’attuale crisi energetica. E contemporaneamente aumenteranno le emissioni a lungo termine e l’inquinamento.

Il rapporto si riferisce alle nuove estrazioni di gas naturale liquefatto in Europa, in particolare in Italia, Germania, Grecia e Paesi Bassi e alla scommessa dell’Ue sul Gnl nel piano RepowerEU per sostituire i milioni di tonnellate di gas russo. Citando anche i 12 miliardi di euro stanziati per progetti di gasdotti e infrastrutture e per garantire l’approvvigionamento energetico in attesa di maggiori quantità di energie rinnovabili.

In proposito, Cat ha scoperto che questi progetti potrebbero comportare un aumento delle forniture di gas della regione balcanica del 25% rispetto a quanto erano prima di ridurre le importazioni dalla Russia. Un’azione, peraltro, generalizzata: da quando è scoppiata la guerra, la produzione di combustibili fossili è aumentata complessivamente anche in Canada, Stati Uniti, Norvegia, Giappone e la stessa Italia. “Il mondo ha perso l’enorme opportunità che aveva, dopo la pandemia, per sostenere la decarbonizzazione delle proprie economie. E ora sembra che accadrà di nuovo, con questa nuova crisi”, afferma Bill Hare, ceo di Climate Analytics, una delle organizzazioni partner di Cat.

Nel report del gruppo di ricerca si guarda anche all’ultimo rapporto dell’Ipcc, gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, che ha avvertito che è “ora o mai più” per ridurre le emissioni di gas serra, prossime al loro massimo picco entro il 2025.”Qualcosa deve cambiare – avverte Hare -, non possiamo continuare a rispondere agli shock a breve termine, siano essi pandemie o crisi energetiche causate da conflitti, adottando misure che aumenterebbero le emissioni, ignorando l’incombente crisi del cambiamento climatico”.

“Se questo tipo di programmazione rivolta ai combustibili fossili dovesse continuare, i Paesi rimarranno bloccati in un riscaldamento irreversibile”, denuncia il rapporto di Cat. E ciò, si fa notare, va contro il chiaro accordo del Patto di Glasgow raggiunto alla COP26, che ha concordato di aggiornare gli obiettivi climatici nazionali 2030 nel 2022.

Alessio Gallicola

Il gruppo di ricerca Cat contro i nuovi progetti sul gas: “Così si rischia il riscaldamento globale irreversibile”

Oltre a quelle degli ambientalisti e dei produttori di rinnovabili, arrivano al governo italiano anche le critiche di CAT (Climate Action Tracker), gruppo di ricerca indipendente che svolge un continuo monitoraggio delle azioni dei Paesi riguardo ai cambiamenti climatici. Nell’ultimo report rilasciato, Cat lancia un allarme sull’attuale programmazione energetica di alcuni Paesi, in primis l’Italia. La guerra in Ucraina ha causato una “corsa all’oro” per nuovi progetti di combustibili fossili, minacciando di mantenere il mondo in un riscaldamento globale irreversibile. L’impennata dei prezzi dell’energia sulla scia dell’invasione russa in Ucraina ha causato maggiori investimenti in petrolio e gas. Nel rapporto vengono definiti “una pletora di nuovi progetti sul gas”, molti dei quali non saranno realizzati in tempo per combattere l’attuale crisi energetica. E contemporaneamente aumenteranno le emissioni a lungo termine e l’inquinamento.

Il rapporto si riferisce alle nuove estrazioni di gas naturale liquefatto in Europa, in particolare in Italia, Germania, Grecia e Paesi Bassi e alla scommessa dell’Ue sul Gnl nel piano RepowerEU per sostituire i milioni di tonnellate di gas russo. Citando anche i 12 miliardi di euro stanziati per progetti di gasdotti e infrastrutture e per garantire l’approvvigionamento energetico in attesa di maggiori quantità di energie rinnovabili.

In proposito, Cat ha scoperto che questi progetti potrebbero comportare un aumento delle forniture di gas della regione balcanica del 25% rispetto a quanto erano prima di ridurre le importazioni dalla Russia. Un’azione, peraltro, generalizzata: da quando è scoppiata la guerra, la produzione di combustibili fossili è aumentata complessivamente anche in Canada, Stati Uniti, Norvegia, Giappone e la stessa Italia. “Il mondo ha perso l’enorme opportunità che aveva, dopo la pandemia, per sostenere la decarbonizzazione delle proprie economie. E ora sembra che accadrà di nuovo, con questa nuova crisi”, afferma Bill Hare, ceo di Climate Analytics, una delle organizzazioni partner di Cat.

Nel report del gruppo di ricerca si guarda anche all’ultimo rapporto dell’Ipcc, gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, che ha avvertito che è “ora o mai più” per ridurre le emissioni di gas serra, prossime al loro massimo picco entro il 2025.”Qualcosa deve cambiare – avverte Hare -, non possiamo continuare a rispondere agli shock a breve termine, siano essi pandemie o crisi energetiche causate da conflitti, adottando misure che aumenterebbero le emissioni, ignorando l’incombente crisi del cambiamento climatico”.

“Se questo tipo di programmazione rivolta ai combustibili fossili dovesse continuare, i Paesi rimarranno bloccati in un riscaldamento irreversibile”, denuncia il rapporto di Cat. E ciò, si fa notare, va contro il chiaro accordo del Patto di Glasgow raggiunto alla COP26, che ha concordato di aggiornare gli obiettivi climatici nazionali 2030 nel 2022.

Alessio Gallicola

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