“Italia forte in Ue. Lascio alla sinistra, i tutor stranieri”

La leader di Fdi a tutto campo sul voto: “Sulle donne il Pd parla, ma nei fatti…”

“Italia protagonista in Europa, ce lo dice la storia. Dobbiamo difendere i nostri interessi, proprio come fanno gli altri Paesi Ue”. Parola di Giorgia Meloni, presidente di FdI, possibile prossimo premier (il primo donna della storia repubblicana). La leader del centrodestra ha le idee chiarissime, in caso di vittoria, su come affrontare il caro bollette e risollevare la nostra economia. Intanto punta il dito contro il suo avversario diretto, il segretario del Pd Enrico Letta,che va in Germania a raccogliere endorsement: “Noi non abbiamo bisogno di approvazioni dall’estero. Non fa che attaccarmi, ma gli italiani non ci cascheranno”.

Presidente Meloni, i suoi rapporti con Draghi sembrano migliorati. È vero che c’è un accordo in caso di un suo incarico a Palazzo Chigi?
Viviamo in una strana Nazione nella quale, se due persone hanno un rapporto di reciproco rispetto, i giornali cominciano a scrivere che stanno tramando o facendo chissà quale tipo di accordo segreto. Niente di tutto questo. Quando nacque il governo Draghi noi di FdI fummo gli unici a rimanerne fuori, con la coerenza che ci ha sempre contraddistinto. Abbiamo fatto un’opposizione rigorosa: dura ogni qual volta abbiamo visto minacciati i diritti e il benessere delle famiglie e delle imprese italiane, costruttiva quando c’era in gioco l’interesse nazionale. Il mio giudizio complessivo sull’esperienza del governo Draghi rimane ovviamente negativo, poiché fortemente condizionata dall’agenda ideologica della sinistra. Il fatto che Draghi abbia riconosciuto la serietà del nostro atteggiamento rientra nella normale dialettica democratica e non deve alimentare alcun retropensiero.

Lei ha promesso di portare più Italia nella Ue, di difendere l’amor proprio degli italiani, oggi forse un po’ stranieri in casa propria. Quali sono gli interessi nazionali da difendere in sede Ue?
L’Italia è uno Stato fondatore della Ue, è la terza economia e la seconda industria manifatturiera d’Europa, siamo da sempre contributori netti al bilancio comunitario, abbiamo una posizione nevralgica nel Mediterraneo. Che l’Italia debba essere protagonista e autorevole in Europa lo dicono i numeri e la storia. Difendere l’interesse nazionale è la normalità per tutte le altre nazioni europee, soltanto da noi è considerato “pericoloso”, perché – come diceva Montanelli – Francia e Germania sono entrate in Europa da francesi e da tedeschi, noi italiani ci siamo entrati da europei. Questo non vuol dire “mettere a rischio l’Europa” ma restituire alla nostra Nazione il ruolo che le compete.

In che modo?
Nell’immediato, dobbiamo superare le resistenze di Germania e Olanda sul tetto al prezzo del gas e sul disaccoppiamento gas/elettricità. Poi si riaprirà la partita della revisione del Patto di stabilità nella quale è necessaria l’impostazione rigida anti-crescita e per favorire investimenti buoni. In questo senso, va la nostra volontà di apportare alcune modifiche mirate al Pnrr per riadattarlo agli attuali costi di energia e materie prime. Nel contempo dobbiamo evitare ulteriori danni al Made in Italy. Penso ad esempio al Nutriscore, il sistema di etichettatura nutrizionale a semaforo contestato dal nostro comparto agroalimentare. Ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte con un più razionale e veloce utilizzo dei fondi europei.

La M del suo cognome. Come si sente ad essere accostata a Mussolini? Si riconosce in qualche modo nell’ex cancelliere tedesco?
La scelta di Repubblica, il cui direttore ha nome e cognome che iniziano per M, di costruire una narrazione sulla M del mio cognome fa sorridere. Non credo valga la pena commentarla oltre. Ma, più in generale, io non amo citare i leader stranieri come modelli. Non lo dico per vanagloria ma perché non amo un certo provincialismo tutto italiano: ogni nazione è figlia della sua storia, ci possono essere consonanze culturali con alcuni leader ma nessun modello è replicabile. Poi sicuramente credo che i tedeschi possano essere contenti di come Angela Merkel ha difeso gli interessi della Germania. Di certo lo stesso non posso dire da italiana: credo che alcune scelte del passato siano state sbagliate e abbiano causato la debolezza europea che viviamo oggi.

Cosa pensa della nuova premier britannica?
Da due anni ho l’onore di guidare il partito dei Conservatori europei che ha stretti legami anche con i Tories britannici. Un’altra donna a Downing street, la terza dopo Margaret Thatcher e Teresa May, spero sia di buon auspicio anche per noi in Italia. A Liz Truss ho rivolto i miei migliori auguri di buon lavoro e spero di poter collaborare con lei in maniera proficua.

Le femministe di sinistra dicono di non votarla perché non si riconoscono nel suo modello di donna. Cosa risponde? Come ci si sente ad essere pesantemente attaccata, addirittura insultata, dagli avversari politici?
A sinistra la questione femminile è molto sbandierata ma nei fatti sono pochissimi gli spazi concessi alle donne. Vedo un cortocircuito nel mondo femminista di sinistra: è meglio avere la prima donna premier o è peggio perché è una donna di destra? Non sapendo come uscirne dicono che sono una donna che pensa come un uomo. Surreale. E il fatto che tante donne famose si stiano prestando a questa narrazione falsa francamente mi mette tristezza, anche se non mi sorprende. Il mio modello è molto semplice: le donne devono poter avere le stesse condizioni di partenza degli uomini. In due parole: opportunità e merito. Vanno quindi rimosse tutte quelle penalizzazioni, quelle complicazioni, quelle difficoltà che impediscono, soprattutto a una madre, di realizzare un completo progetto di vita conciliando la famiglia con la vita professionale. E credo che avere un premier donna possa essere determinante per rompere quel “soffitto di cristallo” che impedisce l’affermazione delle donne ad ogni livello.

Con il segretario del Pd Letta avete presenziato insieme diversi eventi e ora la insulta. È tutto vero o fa parte delle regole del gioco della campagna elettorale?
Purtroppo è tutto vero e per certi versi anche sorprendente perché non me lo aspettavo. La campagna elettorale della sinistra poteva essere portata avanti con altro stile. Hanno deciso di puntare sulla nostra demonizzazione, dipingendoci come pericolosi e inaffidabili. Ci hanno attaccato anche all’estero, sulla stampa internazionale, danneggiando non me stessa ma la reputazione dell’Italia. È la vecchia strategia della sinistra italiana, che ha sempre puntato sulla delegittimazione dell’avversario, resa più ruvida dalla competizione a sinistra con Conte e Calenda. Fanno a gara a chi le spara più grossa contro di me. Ma gli italiani non ci cascheranno: hanno capito il loro gioco.

La guerra in Ucraina sta facendo pagare un prezzo salatissimo alle famiglie e alle imprese italiane. La sua posizione è nettamente pro Ucraina, quella di Salvini è meno netta. Nel centrodestra verso quale posizione si andrà, la sua o quella di Salvini?
L’Italia fa parte della Nato e della Ue. Siamo legati ai nostri alleati e ai nostri partner sia per via dei trattati che abbiamo firmato sia in virtù di quei principi e valori che ci derivano dalla comune appartenenza alla cultura europea e occidentale. Per l’Italia non c’è spazio per una politica estera all’insegna del disimpegno, dell’isolamento e peggio che mai dell’inaffidabilità. Siamo e rimarremo saldamente ancorati a una prospettiva atlantica ed europea e lo abbiamo scritto al primo punto del programma comune del centrodestra. Ciò non toglie che una grande Nazione offra la propria solidarietà ed è giusto che ne pretenda in cambio altrettanta.

Ci spieghi meglio.
Chiediamo da mesi che venga istituito un fondo di compensazione a livello occidentale per riequilibrare sul piano economico il peso delle sanzioni e dare un sollievo concreto alle famiglie e alle imprese italiane.

La leader di Fdi a tutto campo sul voto: “Sulle donne il Pd parla, ma nei fatti…”

“Italia protagonista in Europa, ce lo dice la storia. Dobbiamo difendere i nostri interessi, proprio come fanno gli altri Paesi Ue”. Parola di Giorgia Meloni, presidente di FdI, possibile prossimo premier (il primo donna della storia repubblicana). La leader del centrodestra ha le idee chiarissime, in caso di vittoria, su come affrontare il caro bollette e risollevare la nostra economia. Intanto punta il dito contro il suo avversario diretto, il segretario del Pd Enrico Letta,che va in Germania a raccogliere endorsement: “Noi non abbiamo bisogno di approvazioni dall’estero. Non fa che attaccarmi, ma gli italiani non ci cascheranno”.

Presidente Meloni, i suoi rapporti con Draghi sembrano migliorati. È vero che c’è un accordo in caso di un suo incarico a Palazzo Chigi?
Viviamo in una strana Nazione nella quale, se due persone hanno un rapporto di reciproco rispetto, i giornali cominciano a scrivere che stanno tramando o facendo chissà quale tipo di accordo segreto. Niente di tutto questo. Quando nacque il governo Draghi noi di FdI fummo gli unici a rimanerne fuori, con la coerenza che ci ha sempre contraddistinto. Abbiamo fatto un’opposizione rigorosa: dura ogni qual volta abbiamo visto minacciati i diritti e il benessere delle famiglie e delle imprese italiane, costruttiva quando c’era in gioco l’interesse nazionale. Il mio giudizio complessivo sull’esperienza del governo Draghi rimane ovviamente negativo, poiché fortemente condizionata dall’agenda ideologica della sinistra. Il fatto che Draghi abbia riconosciuto la serietà del nostro atteggiamento rientra nella normale dialettica democratica e non deve alimentare alcun retropensiero.

Lei ha promesso di portare più Italia nella Ue, di difendere l’amor proprio degli italiani, oggi forse un po’ stranieri in casa propria. Quali sono gli interessi nazionali da difendere in sede Ue?
L’Italia è uno Stato fondatore della Ue, è la terza economia e la seconda industria manifatturiera d’Europa, siamo da sempre contributori netti al bilancio comunitario, abbiamo una posizione nevralgica nel Mediterraneo. Che l’Italia debba essere protagonista e autorevole in Europa lo dicono i numeri e la storia. Difendere l’interesse nazionale è la normalità per tutte le altre nazioni europee, soltanto da noi è considerato “pericoloso”, perché – come diceva Montanelli – Francia e Germania sono entrate in Europa da francesi e da tedeschi, noi italiani ci siamo entrati da europei. Questo non vuol dire “mettere a rischio l’Europa” ma restituire alla nostra Nazione il ruolo che le compete.

In che modo?
Nell’immediato, dobbiamo superare le resistenze di Germania e Olanda sul tetto al prezzo del gas e sul disaccoppiamento gas/elettricità. Poi si riaprirà la partita della revisione del Patto di stabilità nella quale è necessaria l’impostazione rigida anti-crescita e per favorire investimenti buoni. In questo senso, va la nostra volontà di apportare alcune modifiche mirate al Pnrr per riadattarlo agli attuali costi di energia e materie prime. Nel contempo dobbiamo evitare ulteriori danni al Made in Italy. Penso ad esempio al Nutriscore, il sistema di etichettatura nutrizionale a semaforo contestato dal nostro comparto agroalimentare. Ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte con un più razionale e veloce utilizzo dei fondi europei.

La M del suo cognome. Come si sente ad essere accostata a Mussolini? Si riconosce in qualche modo nell’ex cancelliere tedesco?
La scelta di Repubblica, il cui direttore ha nome e cognome che iniziano per M, di costruire una narrazione sulla M del mio cognome fa sorridere. Non credo valga la pena commentarla oltre. Ma, più in generale, io non amo citare i leader stranieri come modelli. Non lo dico per vanagloria ma perché non amo un certo provincialismo tutto italiano: ogni nazione è figlia della sua storia, ci possono essere consonanze culturali con alcuni leader ma nessun modello è replicabile. Poi sicuramente credo che i tedeschi possano essere contenti di come Angela Merkel ha difeso gli interessi della Germania. Di certo lo stesso non posso dire da italiana: credo che alcune scelte del passato siano state sbagliate e abbiano causato la debolezza europea che viviamo oggi.

Cosa pensa della nuova premier britannica?
Da due anni ho l’onore di guidare il partito dei Conservatori europei che ha stretti legami anche con i Tories britannici. Un’altra donna a Downing street, la terza dopo Margaret Thatcher e Teresa May, spero sia di buon auspicio anche per noi in Italia. A Liz Truss ho rivolto i miei migliori auguri di buon lavoro e spero di poter collaborare con lei in maniera proficua.

Le femministe di sinistra dicono di non votarla perché non si riconoscono nel suo modello di donna. Cosa risponde? Come ci si sente ad essere pesantemente attaccata, addirittura insultata, dagli avversari politici?
A sinistra la questione femminile è molto sbandierata ma nei fatti sono pochissimi gli spazi concessi alle donne. Vedo un cortocircuito nel mondo femminista di sinistra: è meglio avere la prima donna premier o è peggio perché è una donna di destra? Non sapendo come uscirne dicono che sono una donna che pensa come un uomo. Surreale. E il fatto che tante donne famose si stiano prestando a questa narrazione falsa francamente mi mette tristezza, anche se non mi sorprende. Il mio modello è molto semplice: le donne devono poter avere le stesse condizioni di partenza degli uomini. In due parole: opportunità e merito. Vanno quindi rimosse tutte quelle penalizzazioni, quelle complicazioni, quelle difficoltà che impediscono, soprattutto a una madre, di realizzare un completo progetto di vita conciliando la famiglia con la vita professionale. E credo che avere un premier donna possa essere determinante per rompere quel “soffitto di cristallo” che impedisce l’affermazione delle donne ad ogni livello.

Con il segretario del Pd Letta avete presenziato insieme diversi eventi e ora la insulta. È tutto vero o fa parte delle regole del gioco della campagna elettorale?
Purtroppo è tutto vero e per certi versi anche sorprendente perché non me lo aspettavo. La campagna elettorale della sinistra poteva essere portata avanti con altro stile. Hanno deciso di puntare sulla nostra demonizzazione, dipingendoci come pericolosi e inaffidabili. Ci hanno attaccato anche all’estero, sulla stampa internazionale, danneggiando non me stessa ma la reputazione dell’Italia. È la vecchia strategia della sinistra italiana, che ha sempre puntato sulla delegittimazione dell’avversario, resa più ruvida dalla competizione a sinistra con Conte e Calenda. Fanno a gara a chi le spara più grossa contro di me. Ma gli italiani non ci cascheranno: hanno capito il loro gioco.

La guerra in Ucraina sta facendo pagare un prezzo salatissimo alle famiglie e alle imprese italiane. La sua posizione è nettamente pro Ucraina, quella di Salvini è meno netta. Nel centrodestra verso quale posizione si andrà, la sua o quella di Salvini?
L’Italia fa parte della Nato e della Ue. Siamo legati ai nostri alleati e ai nostri partner sia per via dei trattati che abbiamo firmato sia in virtù di quei principi e valori che ci derivano dalla comune appartenenza alla cultura europea e occidentale. Per l’Italia non c’è spazio per una politica estera all’insegna del disimpegno, dell’isolamento e peggio che mai dell’inaffidabilità. Siamo e rimarremo saldamente ancorati a una prospettiva atlantica ed europea e lo abbiamo scritto al primo punto del programma comune del centrodestra. Ciò non toglie che una grande Nazione offra la propria solidarietà ed è giusto che ne pretenda in cambio altrettanta.

Ci spieghi meglio.
Chiediamo da mesi che venga istituito un fondo di compensazione a livello occidentale per riequilibrare sul piano economico il peso delle sanzioni e dare un sollievo concreto alle famiglie e alle imprese italiane.

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