Italia in pezzi fra cartelle e superbollette

Proteste, chiusure, disoccupati. Il Paese reale che non ci crede.

Fuoco e sangue. Bisogna prendere in prestito il motto della Casa Targaryen del Trono di spade per simboleggiare la tragica situazione in cui versa l’Italia. Perché se al gioco del trono chi perde muore, qui si gioca con la vita di un popolo. Di famiglie che i risparmi li hanno già bruciati da un pezzo e di aziende così tanto indebitate con le banche da chiedere soldi agli strozzini per pagare dipendenti e bollette. Di un Paese che arranca per non fermarsi, ma che presto sarà alla bancarotta. Gli aiuti del governo, d’altronde, non aiutano nessuno e i 150 euro di contributo per contrastare il caro bollette sono un’offesa alla dignità di chi, ogni giorno, si alza per andare a lavorare dopo notti insonni passate a pensare a come fare per pagare i conti, a fronte di chi si alza e si siede sul divano, tanto arriva il reddito di cittadinanza. Su tutto il rumore di fondo dei proclami elettorali: in questa corsa al voto, tante insulti tra avversari e belle parole. La più inflazionata è il tetto al gas, ma intanto la bolletta arriva e gli aumenti di cinque volte tanto ingrassano i produttori di energia, che, grazie a norme scritte male, non pagano le tasse sugli extra profitti, creando un “buco” da 10 miliardi nelle casse dello Stato.
E l’inverno sta arrivando: al fuoco si aggiunge il sangue. Perché accanto ai denari degli italiani in fumo, c’è la pioggia di cartelle esattoriali che si abbatte su famiglie e aziende. Il Fisco, infatti, ha già notificato 10 milioni di atti e altri 5, sospesi durante la pandemia, sono in viaggio. Eppure se il mantra dei politici è #tettoalgas, quello del recupero crediti legalizzato sembra un tabù. Solo il leader della Lega, Matteo Salvini, ha avuto l’ardire di affrontare il discorso durante una comparata televisiva: “Una cosa che sto chiedendo a Draghi è bloccare le cartelle esattoriali delle agenzie delle Entrate, che sono un massacro. In tempi di guerra vera come questi, fare una mega operazione di pace fiscale significa volere bene agli italiani”. Pace fiscale, una parolaccia per la quale finire in galera, secondo compagni e grillini, convinti che chi non ha pagato una multa o non ha versato l’Iva sia un evasore fiscale con i milioni alle Cayman, non un povero disgraziato che non aveva le coperture finanziarie per foraggiare lo Stato.
Eppure la sinistra, una volta dalla parte del popolo, se ne infischia e fa finta di nulla perfino di fronte alla nuova “moda” delle aziende energetiche che stanno “illegalmente” chiedendo una caparra di decine di migliaia di euro per continuare a fornire luce e gas. In pratica un’impresa, già gravata dalle bollette esorbitanti, dovrebbe pure versare soldi extra se non vuole che stacchino la luce. Un ricatto, davanti al quale c’è silenzio. Di chi pensa alla poltrona in Parlamento, di chi approva decreti Aiuti che non aiutano e di chi va a ritirare premi dagli americani.

Proteste, chiusure, disoccupati. Il Paese reale che non ci crede.

Fuoco e sangue. Bisogna prendere in prestito il motto della Casa Targaryen del Trono di spade per simboleggiare la tragica situazione in cui versa l’Italia. Perché se al gioco del trono chi perde muore, qui si gioca con la vita di un popolo. Di famiglie che i risparmi li hanno già bruciati da un pezzo e di aziende così tanto indebitate con le banche da chiedere soldi agli strozzini per pagare dipendenti e bollette. Di un Paese che arranca per non fermarsi, ma che presto sarà alla bancarotta. Gli aiuti del governo, d’altronde, non aiutano nessuno e i 150 euro di contributo per contrastare il caro bollette sono un’offesa alla dignità di chi, ogni giorno, si alza per andare a lavorare dopo notti insonni passate a pensare a come fare per pagare i conti, a fronte di chi si alza e si siede sul divano, tanto arriva il reddito di cittadinanza. Su tutto il rumore di fondo dei proclami elettorali: in questa corsa al voto, tante insulti tra avversari e belle parole. La più inflazionata è il tetto al gas, ma intanto la bolletta arriva e gli aumenti di cinque volte tanto ingrassano i produttori di energia, che, grazie a norme scritte male, non pagano le tasse sugli extra profitti, creando un “buco” da 10 miliardi nelle casse dello Stato.
E l’inverno sta arrivando: al fuoco si aggiunge il sangue. Perché accanto ai denari degli italiani in fumo, c’è la pioggia di cartelle esattoriali che si abbatte su famiglie e aziende. Il Fisco, infatti, ha già notificato 10 milioni di atti e altri 5, sospesi durante la pandemia, sono in viaggio. Eppure se il mantra dei politici è #tettoalgas, quello del recupero crediti legalizzato sembra un tabù. Solo il leader della Lega, Matteo Salvini, ha avuto l’ardire di affrontare il discorso durante una comparata televisiva: “Una cosa che sto chiedendo a Draghi è bloccare le cartelle esattoriali delle agenzie delle Entrate, che sono un massacro. In tempi di guerra vera come questi, fare una mega operazione di pace fiscale significa volere bene agli italiani”. Pace fiscale, una parolaccia per la quale finire in galera, secondo compagni e grillini, convinti che chi non ha pagato una multa o non ha versato l’Iva sia un evasore fiscale con i milioni alle Cayman, non un povero disgraziato che non aveva le coperture finanziarie per foraggiare lo Stato.
Eppure la sinistra, una volta dalla parte del popolo, se ne infischia e fa finta di nulla perfino di fronte alla nuova “moda” delle aziende energetiche che stanno “illegalmente” chiedendo una caparra di decine di migliaia di euro per continuare a fornire luce e gas. In pratica un’impresa, già gravata dalle bollette esorbitanti, dovrebbe pure versare soldi extra se non vuole che stacchino la luce. Un ricatto, davanti al quale c’è silenzio. Di chi pensa alla poltrona in Parlamento, di chi approva decreti Aiuti che non aiutano e di chi va a ritirare premi dagli americani.

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