ku-klux-klan nordest

L’uso della violenza come metodo di lotta politica è il marchio di fabbrica di Casapound? La “caccia” ai marocchini che festeggiavano martedì sera nel cuore di Verona il successo sulla Spagna ai rigori negli ottavi dei mondiali di calcio da parte di appartenenti del movimento neofascista, che per la Polizia hanno agito come squadristi, fa propendere per questa ipotesi e fa tornare d’attualità a Nordest un fenomeno preoccupante. Nelle ultime settimane l’autorità giudiziaria di Padova e Trento ha aperto altrettanto fascicoli d’indagine a carico di giovani tra i 25 e 30 anni che si riconoscono nell’organizzazione di estrema destra per avere preso di mira le facoltà di Scienze Politiche e Sociologia con scritte e danneggiamenti. Il razzismo è nelle corde degli attivisti di Casapound tanto che la Procura di Verona starebbe per contestare anche l’aggravante dei motivi razziali richiamati dalla legge Mancino, alla luce delle modalità della spedizione punitiva attorno a piazza Brà.

TREDICI INDAGATI

Con catene, spranghe, mazze da baseball e caschi la falange estremista voleva andare all’attacco dei tifosi marocchini, gran parte di loro nati in Italia, che si sono dati appuntamento vicino alla Gran Guardia per sfogare la gioia dell’impresa di Hakimi e compagni. “Il raid ha seguito una strategia precisa” raccontano dalla questura scaligera che ha denunciato a piede libero alla magistratura tredici persone. Undici maggiorenni e due minori, quest’ultimi sono stati segnalati alla Procura di competenza di Venezia, che devono rispondere al momento di violenza privata e danneggiamento. Spetterà al pubblico ministero di turno, una volta letto il rapporto della Digos, decidere se contestare anche gli estremi della legge 25 giugno 1993, numero 205, conosciuta appunto come “legge Mancino”, che sanziona anche gli atti a sfondo razziale. “Siamo venuti in piazza per festeggiare osservando le regole – raccontava ieri una ragazza – e gli aggressori quando si sono resi conto che la piazza era presidiata dalle forze dell’ordine, si sono sparpagliati nei vicoli per compiere singoli agguati”. La tattica sarebbe quella adottata anche all’esterno del Bentegodi quando l’Hellas gioca in casa. Così dalle parti di via Battisti sono state colpite anche alcune macchine che esponevano la bandiera del Marocco. Una donna seduta in una macchina è rimasta leggermente ferita dai cristalli mandati in frantumi, mentre un’altra giovane è rimasta contusa per una manganellata al capo. Poiliziotti e carabinieri grazie anche alle telecamere sono riuscite a bloccare gran parte degli aggressori, appunto tredici giovani squadristi, che sono stati accompagnati in questura dove vi sono rimasti per alcune ore. Sono stati sequestrati anche gli arnesi usati per picchiare e causare danni. “Manganellavano e urlavano addosso improperi”, raccontava un testimone sentito a verbale dagli inquirenti. Ieri pomeriggio si è svolta una manifestazione in piazza Bra contro la violenza razziale. Vi hanno partecipato un centinaio di persone sotto la pioggia battente all’insegna del motto “Verona città dell’amore, queste aggressioni sono inaccettabili”. «Siamo venuti in centro con la gioia della vittoria e siamo tornati a casa colmi di dispiacere e rancore per ciò che hanno dovuto vedere i nostri bambini», ha spiegato l’imam Monir.

PADOVA E TRENTO

Lo scorso mese di novembre, invece, era stata la Digos di Padova a perquisire le abitazioni di cinque militanti di Casapound, oltre alla sede della città del Santo. L’inchiesta aveva preso il via dopo che nella notte del 28 ottobre erano comparse in via del Santo, sede della facoltà di Scienze Politiche, scritte con vernice spray di chiara matrice neofascista. Le stesse avevano deturpato anche il muro dell’istituto «Nievo» in via Barbarigo e altri edifici del centro storico. Anche in questo caso gli indagati erano giovani tra i 20 e 30 anni, residenti nel Padovano, e devono rispondere di apologia di fascismo e danneggiamento aggravato. Nelle perquisizioni sono stati sequestrati indumenti e caschi che sarebbero stati utilizzati durante il raid oltre a una mazza da baseball, passamontagna, fumogeni e torce illuminanti, bandiere, riviste e materiale di propaganda. Qualche giorno dopo la scena si era spostata a Trento, alla facoltà di Sociologia, dov’erano stati affissi manifesti per la promozione del convegno “Gender R-Evolutions”. Gli attivisti di estrema destra hanno attaccato manifesti per protestare contro il convegno che “ diffonde la cultura gender”. Era intervenuto il coordinatore regionale di Casapound, Filippo Castaldini, che aveva sostenuto che si tratta di «un convegno che oltrepassa il ridicolo, in cui si tratteranno temi volti unicamente ad oliare gli ingranaggi della propaganda gender, complice l’Università e la facoltà Sociologia che finanzia e offre ospitalità all’evento dando voce a chi normalizza il cambio di sesso senza parlare dei gravi rischi per chi lo subisce, a chi parla di de-costruzione del corpo, della genitorialità e di tecniche di riproduzione nel mondo gender, facendo finta di non alimentare un mercato mostruoso che gioca sulla salute delle persone e sul corpo della donna». In questo caso le forze dell’ordine avevano acquisito documentazione per valutare se era stata rispettata la legge. Sull’attività degli adepti di Casapound è intervenuta la parlamentare veneziana Luana Zanella, presidente del gruppo Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera, per la quale «è molto importante il monitoraggio da parte delle autorità nei confronti delle manifestazioni provenienti dal mondo neofascista. Bene, dunque, l’attività investigativa della Digos e della Procura di Padova nei confronti di abitazioni di militanti di Casapound e di sedi del movimento di estrema destra, scattate dopo la comparsa di scritte di chiara matrice neofascista a Padova. L’apologia del fascismo è un reato previsto dall’ordinamento è come tale va perseguito senza abbassare mai la guardia. I ripetuti episodi che accadono da qualche tempo a Nordest preoccupano». Anche perché l’uso della violenza contro persone e cose come metodo di lotta, l’esempio di Verona è la cartina di tornasole, deve fare riflettere.

L’uso della violenza come metodo di lotta politica è il marchio di fabbrica di Casapound? La “caccia” ai marocchini che festeggiavano martedì sera nel cuore di Verona il successo sulla Spagna ai rigori negli ottavi dei mondiali di calcio da parte di appartenenti del movimento neofascista, che per la Polizia hanno agito come squadristi, fa propendere per questa ipotesi e fa tornare d’attualità a Nordest un fenomeno preoccupante. Nelle ultime settimane l’autorità giudiziaria di Padova e Trento ha aperto altrettanto fascicoli d’indagine a carico di giovani tra i 25 e 30 anni che si riconoscono nell’organizzazione di estrema destra per avere preso di mira le facoltà di Scienze Politiche e Sociologia con scritte e danneggiamenti. Il razzismo è nelle corde degli attivisti di Casapound tanto che la Procura di Verona starebbe per contestare anche l’aggravante dei motivi razziali richiamati dalla legge Mancino, alla luce delle modalità della spedizione punitiva attorno a piazza Brà.

TREDICI INDAGATI

Con catene, spranghe, mazze da baseball e caschi la falange estremista voleva andare all’attacco dei tifosi marocchini, gran parte di loro nati in Italia, che si sono dati appuntamento vicino alla Gran Guardia per sfogare la gioia dell’impresa di Hakimi e compagni. “Il raid ha seguito una strategia precisa” raccontano dalla questura scaligera che ha denunciato a piede libero alla magistratura tredici persone. Undici maggiorenni e due minori, quest’ultimi sono stati segnalati alla Procura di competenza di Venezia, che devono rispondere al momento di violenza privata e danneggiamento. Spetterà al pubblico ministero di turno, una volta letto il rapporto della Digos, decidere se contestare anche gli estremi della legge 25 giugno 1993, numero 205, conosciuta appunto come “legge Mancino”, che sanziona anche gli atti a sfondo razziale. “Siamo venuti in piazza per festeggiare osservando le regole – raccontava ieri una ragazza – e gli aggressori quando si sono resi conto che la piazza era presidiata dalle forze dell’ordine, si sono sparpagliati nei vicoli per compiere singoli agguati”. La tattica sarebbe quella adottata anche all’esterno del Bentegodi quando l’Hellas gioca in casa. Così dalle parti di via Battisti sono state colpite anche alcune macchine che esponevano la bandiera del Marocco. Una donna seduta in una macchina è rimasta leggermente ferita dai cristalli mandati in frantumi, mentre un’altra giovane è rimasta contusa per una manganellata al capo. Poiliziotti e carabinieri grazie anche alle telecamere sono riuscite a bloccare gran parte degli aggressori, appunto tredici giovani squadristi, che sono stati accompagnati in questura dove vi sono rimasti per alcune ore. Sono stati sequestrati anche gli arnesi usati per picchiare e causare danni. “Manganellavano e urlavano addosso improperi”, raccontava un testimone sentito a verbale dagli inquirenti. Ieri pomeriggio si è svolta una manifestazione in piazza Bra contro la violenza razziale. Vi hanno partecipato un centinaio di persone sotto la pioggia battente all’insegna del motto “Verona città dell’amore, queste aggressioni sono inaccettabili”. «Siamo venuti in centro con la gioia della vittoria e siamo tornati a casa colmi di dispiacere e rancore per ciò che hanno dovuto vedere i nostri bambini», ha spiegato l’imam Monir.

PADOVA E TRENTO

Lo scorso mese di novembre, invece, era stata la Digos di Padova a perquisire le abitazioni di cinque militanti di Casapound, oltre alla sede della città del Santo. L’inchiesta aveva preso il via dopo che nella notte del 28 ottobre erano comparse in via del Santo, sede della facoltà di Scienze Politiche, scritte con vernice spray di chiara matrice neofascista. Le stesse avevano deturpato anche il muro dell’istituto «Nievo» in via Barbarigo e altri edifici del centro storico. Anche in questo caso gli indagati erano giovani tra i 20 e 30 anni, residenti nel Padovano, e devono rispondere di apologia di fascismo e danneggiamento aggravato. Nelle perquisizioni sono stati sequestrati indumenti e caschi che sarebbero stati utilizzati durante il raid oltre a una mazza da baseball, passamontagna, fumogeni e torce illuminanti, bandiere, riviste e materiale di propaganda. Qualche giorno dopo la scena si era spostata a Trento, alla facoltà di Sociologia, dov’erano stati affissi manifesti per la promozione del convegno “Gender R-Evolutions”. Gli attivisti di estrema destra hanno attaccato manifesti per protestare contro il convegno che “ diffonde la cultura gender”. Era intervenuto il coordinatore regionale di Casapound, Filippo Castaldini, che aveva sostenuto che si tratta di «un convegno che oltrepassa il ridicolo, in cui si tratteranno temi volti unicamente ad oliare gli ingranaggi della propaganda gender, complice l’Università e la facoltà Sociologia che finanzia e offre ospitalità all’evento dando voce a chi normalizza il cambio di sesso senza parlare dei gravi rischi per chi lo subisce, a chi parla di de-costruzione del corpo, della genitorialità e di tecniche di riproduzione nel mondo gender, facendo finta di non alimentare un mercato mostruoso che gioca sulla salute delle persone e sul corpo della donna». In questo caso le forze dell’ordine avevano acquisito documentazione per valutare se era stata rispettata la legge. Sull’attività degli adepti di Casapound è intervenuta la parlamentare veneziana Luana Zanella, presidente del gruppo Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera, per la quale «è molto importante il monitoraggio da parte delle autorità nei confronti delle manifestazioni provenienti dal mondo neofascista. Bene, dunque, l’attività investigativa della Digos e della Procura di Padova nei confronti di abitazioni di militanti di Casapound e di sedi del movimento di estrema destra, scattate dopo la comparsa di scritte di chiara matrice neofascista a Padova. L’apologia del fascismo è un reato previsto dall’ordinamento è come tale va perseguito senza abbassare mai la guardia. I ripetuti episodi che accadono da qualche tempo a Nordest preoccupano». Anche perché l’uso della violenza contro persone e cose come metodo di lotta, l’esempio di Verona è la cartina di tornasole, deve fare riflettere.

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