La caduta di KQaili

Il terremoto abbattutosi sul Parlamento Ue ha già lasciato le prime macerie. Eva Kaili, numero due dell’Eurocamera, travolta e arrestata nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, è stata destituita dall’incarico. La richiesta, avanzata dalla Conferenza dei presidenti, è stata votata all’unanimità. L’aula l’ha infatti destituita con un voto a larghissima maggioranza: su 628 voti, 625 sono stati favorevoli e un solo contrario, il croato Mislav Kolakusic, e due astenuti. La politica greca è stata anche sospesa dal Pasok. È sospettata di corruzione operata dal Qatar al fine di influenzare le decisioni del Parlamento Europeo. Fino ad ora sono stati ritrovati 1,5 milioni in contanti. Eppure, nonostante il ritrovamento del denaro nascosto anche dentro bustoni di plastica e nonostante le sue benevoli dichiarazioni in tema di diritti in Qatar, Kaili si dichiara innocente aggiungendo che non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar. Le parole sono state riportate dal suo avvocato, Kaili Michailis Dimitrakopoulos.
A casa della donna e di Antonio Panzeri, ex eurodeputato di S&D, sono stati ritrovati oltre 1,5 milioni di euro in banconote. Sono state diffuse dalla polizia belga le foto di pile di biglietti sequestrati da 20, 50, 100 e 200 euro. Nei 1,5 milioni è compresa anche la somma sequestrata al padre della Kaili e nascosta nella valigia. L’uomo era stato fermato mentre stava lasciando un albergo di Bruxelles. Ieri, nell’abitazione del convivente della Kaili, Francesco Giorgi, pure arrestato, sono stati sequestrati 20 mila euro. L’uomo ha parlato per ore con gli inquirenti, avvalorando, pare, le tesi dell’inchiesta.
Inchiesta che giocoforza procede a ritmo serrato ed inevitabilmente è destinata ad allargarsi, mentre nell’europarlamento diviso si registra una ridda di dichiarazioni a metà tra la dura condanna e lo stupore. Sempre ieri, la procura belga ha deciso di mettere i sigilli agli uffici a Strasburgo dell’assistente dell’europarlamentare Pietro Bartolo, eletto con il Pd e pure lui iscritto al gruppo S&D. Bartolo si era dimesso dal ruolo di relatore sul testo di liberalizzazione dei visti al Qatar. E nel frattempo si è autosospeso un altro eletto con i Dem. Si tratta di Andrea Cozzolino, che pure ha rinunciato alla attività di coordinatore delle emergenze. Ma le indagini hanno coinvolto anche l’italo-belga Maria Arena, che ha lasciato la presidenza della Commissione per i Diritti umani e Marc Tarabella la cui abitazione era già stata perquisita sabati scorso. La posizione più delicata per quanto concerne gli italiani riguarda sicuramente Panzeri. Fonti della Reuters tra le accuse mosse all’eurodeputato sospeso da Articolo1 ci potrebbe essere anche quella di avere incassato denaro dal Marocco. In questo caso la sua posizione è destinata ad aggravarsi ulteriormente. Intanto, si è saputo che la ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo si troverebbe nel carcere di Haren, alla periferia Nord orientale di Bruxelles. Gli inquirenti, invece, non hanno voluto confermare se anche Panzeri, Giorgi e Niccolò Figà Talamacca (segretario di No Pace Without Justice), si trovino nella stessa prigione che ospita, tra gli atri, anche Salh Abdeslam, unico sopravvissuto tra il gruppo dei terroristi dell’attentato al Bataclan.
E tra ipotesi di altri arresti, la politica europea si interroga. Tra i socialisti europei prevale la linea dei falchi e dell’intransigenza. A guidarla è il presidente della commissione per le ingerenze nei processi democratici dell’Eurocamera, il francese Glucksmann. Ieri ha sottolineato la necessità di istituire una commissione d’inchiesta sullo scandalo e la sospensione immediata di chi è coinvolto. L’obiettivo indicato è perentorio: “Ripulire la famiglia socialista”. Ma le rassicurazioni, le scuse e i propositi di Glucksamm non hanno sopito le polemiche degli avversari politici che hanno duramente stigmatizzato in aula le parole di Roberta Metsola secondo cui quanto è stato scoperto dagli inquirenti non è né di sinistra né di destra. E nella ridda di dichiarazioni spicca anche quella del premier ungherese, Viktor Orban, che ha contrattaccato con ironia accusando l’Ue di preoccuparsi della corruzione nel suo Paese. Polemiche e veleni sono destinati a incendiarsi nei prossimi giorni come dimostrano anche le parole del primo portavoce della Commissione, Eric Mamer. Il quale, proprio ieri, rispondendo a una domanda su tweet del vicepresidente Schinas che elogiava i progressi del Qatar, nel corso della conferenza stampa del resoconto del Collegio dei commissari, ha riferito che “abbiamo fatto questa dichiarazione sulle riforme intraprese nell’area dei diritti del lavoro. Ben prima che il vicepresidente Schinas andasse in Qatar, e questo è di pubblico dominio. Quindi non c’è assolutamente alcuna discrepanza tra ciò che il vicepresidente ha twittato in quel momento è ciò che la Commissione ha sempre detto”.

Il terremoto abbattutosi sul Parlamento Ue ha già lasciato le prime macerie. Eva Kaili, numero due dell’Eurocamera, travolta e arrestata nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, è stata destituita dall’incarico. La richiesta, avanzata dalla Conferenza dei presidenti, è stata votata all’unanimità. L’aula l’ha infatti destituita con un voto a larghissima maggioranza: su 628 voti, 625 sono stati favorevoli e un solo contrario, il croato Mislav Kolakusic, e due astenuti. La politica greca è stata anche sospesa dal Pasok. È sospettata di corruzione operata dal Qatar al fine di influenzare le decisioni del Parlamento Europeo. Fino ad ora sono stati ritrovati 1,5 milioni in contanti. Eppure, nonostante il ritrovamento del denaro nascosto anche dentro bustoni di plastica e nonostante le sue benevoli dichiarazioni in tema di diritti in Qatar, Kaili si dichiara innocente aggiungendo che non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar. Le parole sono state riportate dal suo avvocato, Kaili Michailis Dimitrakopoulos.
A casa della donna e di Antonio Panzeri, ex eurodeputato di S&D, sono stati ritrovati oltre 1,5 milioni di euro in banconote. Sono state diffuse dalla polizia belga le foto di pile di biglietti sequestrati da 20, 50, 100 e 200 euro. Nei 1,5 milioni è compresa anche la somma sequestrata al padre della Kaili e nascosta nella valigia. L’uomo era stato fermato mentre stava lasciando un albergo di Bruxelles. Ieri, nell’abitazione del convivente della Kaili, Francesco Giorgi, pure arrestato, sono stati sequestrati 20 mila euro. L’uomo ha parlato per ore con gli inquirenti, avvalorando, pare, le tesi dell’inchiesta.
Inchiesta che giocoforza procede a ritmo serrato ed inevitabilmente è destinata ad allargarsi, mentre nell’europarlamento diviso si registra una ridda di dichiarazioni a metà tra la dura condanna e lo stupore. Sempre ieri, la procura belga ha deciso di mettere i sigilli agli uffici a Strasburgo dell’assistente dell’europarlamentare Pietro Bartolo, eletto con il Pd e pure lui iscritto al gruppo S&D. Bartolo si era dimesso dal ruolo di relatore sul testo di liberalizzazione dei visti al Qatar. E nel frattempo si è autosospeso un altro eletto con i Dem. Si tratta di Andrea Cozzolino, che pure ha rinunciato alla attività di coordinatore delle emergenze. Ma le indagini hanno coinvolto anche l’italo-belga Maria Arena, che ha lasciato la presidenza della Commissione per i Diritti umani e Marc Tarabella la cui abitazione era già stata perquisita sabati scorso. La posizione più delicata per quanto concerne gli italiani riguarda sicuramente Panzeri. Fonti della Reuters tra le accuse mosse all’eurodeputato sospeso da Articolo1 ci potrebbe essere anche quella di avere incassato denaro dal Marocco. In questo caso la sua posizione è destinata ad aggravarsi ulteriormente. Intanto, si è saputo che la ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo si troverebbe nel carcere di Haren, alla periferia Nord orientale di Bruxelles. Gli inquirenti, invece, non hanno voluto confermare se anche Panzeri, Giorgi e Niccolò Figà Talamacca (segretario di No Pace Without Justice), si trovino nella stessa prigione che ospita, tra gli atri, anche Salh Abdeslam, unico sopravvissuto tra il gruppo dei terroristi dell’attentato al Bataclan.
E tra ipotesi di altri arresti, la politica europea si interroga. Tra i socialisti europei prevale la linea dei falchi e dell’intransigenza. A guidarla è il presidente della commissione per le ingerenze nei processi democratici dell’Eurocamera, il francese Glucksmann. Ieri ha sottolineato la necessità di istituire una commissione d’inchiesta sullo scandalo e la sospensione immediata di chi è coinvolto. L’obiettivo indicato è perentorio: “Ripulire la famiglia socialista”. Ma le rassicurazioni, le scuse e i propositi di Glucksamm non hanno sopito le polemiche degli avversari politici che hanno duramente stigmatizzato in aula le parole di Roberta Metsola secondo cui quanto è stato scoperto dagli inquirenti non è né di sinistra né di destra. E nella ridda di dichiarazioni spicca anche quella del premier ungherese, Viktor Orban, che ha contrattaccato con ironia accusando l’Ue di preoccuparsi della corruzione nel suo Paese. Polemiche e veleni sono destinati a incendiarsi nei prossimi giorni come dimostrano anche le parole del primo portavoce della Commissione, Eric Mamer. Il quale, proprio ieri, rispondendo a una domanda su tweet del vicepresidente Schinas che elogiava i progressi del Qatar, nel corso della conferenza stampa del resoconto del Collegio dei commissari, ha riferito che “abbiamo fatto questa dichiarazione sulle riforme intraprese nell’area dei diritti del lavoro. Ben prima che il vicepresidente Schinas andasse in Qatar, e questo è di pubblico dominio. Quindi non c’è assolutamente alcuna discrepanza tra ciò che il vicepresidente ha twittato in quel momento è ciò che la Commissione ha sempre detto”.

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